Il colonialismo della santità

La visione del dolore come viatico per “meritare” l’amore di Cristo, ha fatto di Madre Teresa una Santa per la Chiesa Cattolica, una torturatrice invece per la scienza.

Madre Teresa di Calcutta, la religiosa che ha sacrificato la sua vita per i poveri e gli ammalati dell’india, il 4 settembre 2016 è stata proclamata santa . Una cerimonia con più di 100.00 fedeli e 13 capi di Stato.

Il suo lavoro instancabile con i poveri l’ha resa il simbolo della carità e dell’amore, le è valso numerosi riconoscimenti ed il premio Nobel per la pace nel 1979.

Purtroppo da tempo le sue attività sono state oggetto di pesanti critiche , da parte del British Medical Journal, dal Direttore del Lancet, il dottor Robin Fox e da altre testimonianze , anche tra le volontarie al suo seguito. Notizie molte delle quali volutamente lasciate nell’ombra.

I suoi ospedali erano poco più che ospizi, privi d’igiene, cibo inadeguato, dove gli ammalati non ricevevano cure adatte e terapie antidolorifiche. Erano assistiti da suore volontarie senza nessuna competenza medica. Spesso ammalati che sarebbero potuti guarire, morivano per mancanza di cure.

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Tutto questo non per mancanza di soldi, anzi,  la fondazione da lei creata ,con il tempo raggiunse centinaia di milioni di sterline, mai dichiarati del tutto.

Per Madre Teresa il vero amore è pieno di dolore e per questo più è alta la sofferenza più sarà grande il regno dei cieli, anteponendo la sua dottrina del dolore alla dignità dei moribondi, in piena sintonia con  “Salvifici Doloris”, l’enciclica di GIOVANNI PAOLO II che inizia e prende spunto da una frase di San Paolo: “Completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, in favore del suo corpo che è la chiesa”. La sofferenza, il dolore, visti come necessari nella vita dell’uomo, unico mezzo a disposizione per raggiungere la salvezza divina. Si dice che battezzava gli ammalati in punto di morte, senza che le fosse stato richiesto.

L’etica della sofferenza è sicuramente pericolosa quando diventa feticismo, quando diventa regola ,non da scegliere ma da accettare per forza di cose. Foucault ci ricorda che, il grande internamento, cominciato nell’epoca classica, trovò la sua ragione e la sua spinta tra i poveri.
M.T. 3La religiosa era spesso in viaggio alla ricerca di nuove donazioni, tra i suoi benefattori ci fu Duvalier , il dittatore di Haiti, che le diede anche un premio per il sue opere di misericordia.
E tanti altri personaggi importanti, alcuni finiti al centro di scandali finanziari.
Gran parte delle donazioni fu impiegata per creare più di 150 conventi delle “missionarie della carità” in tutto il mondo. Forse la sua immagine può essere racchiusa nella logica coloniale, quella del salvatore bianco che getta la sua “santità”, la sua volontà e la sua supremazia, sugli uomini poveri del pianeta. Il suo successo è , forse, solo un capitolo della storia millenaria di sfruttamento dei più deboli da parte dei furbi e dei calcolatori.

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