Il “Caso Diciotti” salpa da Napoli

Diventa uno spettacolo teatrale una delle pagine più buie della Repubblica, la prima rappresentazione a Napoli nell ambito delle giornate “Estate a Napoli”.

“Il Caso Diciotti” ha infiammato per due settimane il dibattito in Italia tra razzisti e antirazzisti, tra intolleranti e fascisti e i cosidetti “buonisti”

Non è ancora passato un anno, e ancora non si prevedeva un accanire peggiore ai danni degli immigrati, eppure “il Caso Diciotti” ha infiammato per due settimane il dibattito in Italia tra razzisti e antirazzisti, tra intolleranti e fascisti e i cosidetti “buonisti”, anche se è giusto aggiungere che applicare le norme delle leggi e dell’animo vuol significare essere giusti e non buonisti, sarebbe giusto dire che c’è stato in quei giorni un dibattito tra giusti e ingiusti.

Quella nave fuori il porto di Catania, con 177 disperati a bordo, un Comandante prigioniero, di leggi, leggine e normative che nulla avevano a che fare in quel momento particolare.

Un salvataggio, un vergognoso e per il futuro  imbarazzante scaricabarile tra Malta, Italia, e i Paesi membri della comunità europea, dimentichi che si doveva decidere la sorte di 177 persone, , donne, uomini  e minorenni, da portare al più presto sulla terraferma, invece di lasciarli vivere in quell’ansia e la comprensione di essere peggio dei rifiuti, che soprattutto a Napoli sappiamo che prima o poi una sistemazione la trovano.

Gli immigrati no, il loro futuro che veniva raccontato era fatto di Malta, Libia, Paesi della Comunità, che comunque tutti, nessuno escluso, forse fatta salva la sola Spagna, li avrebbe accolti con fastidio e diffidenza, eppure stiamo parlando di esseri umani, scappati per qualsiasi motivo giusto dalla loro terra, e tutti noi, soprattutto napoletani, sappiamo cosa vuol dire abbandonare la nostra patria, a nessuno di noi piacerebbe di punto in bianco scappare per andare in Australia e Nuova Zelanda.

E così a CantoLibre è venuta l’idea di produrre questa storia, che ovviamente per scopo teatrale è stata in parte, ma minimante romanzata.Un comandante giusto e leale ai sentimenti della vita, ostaggio con le sue convinzioni umanitarie, di personaggi senza scrupoli, morale e religione però con i bottoni del Paese nelle mani, parole forti e sconsiderate, “porti chiusi”, niente “ragazzi palestrati e ventenni”, l’esordio del terribile “la pacchia è finita” mentre nel mare morivano circa 300 umani, e quella dei centri di accoglienza, più simili a riserve recintate, sono il racconto rappresentato in circa un ora Lunedì 24 Giugno in uno dei posti più belli e suggestivi per la storia di questa città Il Maschio Angioino, tempio politico e culturale.

Il cast è composto da otto attori immigrati, e sono: Kouadio Abraham Narcisse, Inoussa Sorgo, Yacoubou Ibrahim, Musa Mbalo, Jennifer Omigie, Saheed Kone, Régine Olga Sofo Magam, Lucia Sissa, alcuni veramente attori, altri lavoratori di qualsisi settore, basta che ci sia da guadagnare la giornata, qualcun altro  fa il mediatore culturale, un altro è sindacalista della CGIL, a seguire ci sono quattro italiani, attori invece importanti o aventi a che fare comunque con il mondo dei racconti, come Daniele Pallotta, il videomaker-giornalista (che da tempo frequenta situazioni attoriali), cittadino che narra gli inconri della politica e della cultura di questa città, se Ferdinando Kaiser è il fotografo della vita napoletana lui è il videomaker e  che svolgerà il ruolo di un odioso funzionario asservito al sistema.

Il ruolo del Comandante, parte senz’altro complicata e difficile, è stato affidato ad Alan De Luca, che così come hanno fatto tanti attori comici, sentono ogni tanto il bisogno di confrontarsi con le difficoltà e tragedie della vita assumendo pertanto ruoli drammatici, poi c’è Pietro Juliano,  testatissimo attore partenopeo che assolve ai suoi compiti mettendoci dentro anche le idee razziste e sufficienti del personaggio che interpreta, Francesca Murru, attrice sarda di adozione partenopea artista poliedrica che spazia dalla musica al teatro più tradizionale, e che nella storia interpreta la parte di un freddo e distaccato funzionario del Governo Maltese, pronto a polemizzare senza remore contro il Governo Italiano .  Infine Francesco Iavarone che con la sua emozionante verve interpreterà il ruolo di un disgustato cittadino catanese che sfoga la sua rabbia portando i famosi arancini catanesi agli immigrati prigionieri su quella nave fatta di ferro, calore insopportabile e l’umidità della notte.

La storia è stata scritta, riscritta e tante vole modificata da Dan Tarantini e Vincenza Muto raccogliendo nel freddo inverno trascorso, video, giornali e dichiarazioni per poter far raccontare alla gIovane regista Carmina Melania Tramite questa storia così scandalosa…

Per portare a compimento questo lavoro abbiamo avuto dei partner come Il Comune di Napoli e in particolare l’Assessore alla cultura Nino Daniele, che ha lasciato liberi a Cantolibre due teatri cittadini per due mesi  per svolgervi le prove; altro partner è la GGIL e in particolare Jamal Qaddorah, palestinese e pertanto cittadino a tutti gli effetti napoletano, e alla coperativa Gesco, che nel campo dell’immigrazione è da sempre in trincea, e che sta sopportando con passione questo progetto antirazzista di raccontare le cose brutte. Un caldo ringraziamento anche allo Sgarrupato, realtà cittadina del centro storico e depositaria del marchio della squadra di calcio dello Spartak san Gennaro.

Un auspicio, che veniate a vedere questo racconto tra la follia e la realtà, tra il degno e l’indecente.

Lunedì 24 giugno ore 21

https://www.facebook.com/events/2045213889117170/

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