IL CAMMINO DEI BENI COMUNI

ARRIVA IN CONSIGLIO COMUNALE LA DELIBERA SUI BENI IMMOBILI DEL COMUNE DI NAPOLI PERCEPITI COME BENI COMUNI E SUSCETTIBILI DI FRUIZIONE COLLETTIVA

L’attuale compagine di governo civico di Napoli è stata eletta anche (e forse soprattutto) dal cosiddetto “popolo dei beni comuni”. Una variegata compagine sociale trasversale (ancora non del tutto consapevole di esserlo e della forza che può esprimere) che sente forte la mancanza di spazi di sviluppo civico, di spazi entro i quali “dispiegare e condividere” la propria cittadinanza stanca di delegare. E’ una mancanza accentuata dalla crisi economica, da una spending review utilizzata perlopiù strumentalmente, da una dissennata politica di “tagli lineari”. E’ una mancanza che sotto molti aspetti ha avviato un processo di “saldatura sociale” che attraversa trasversalmente la cittadinanza che chiede di essere protagonista, che chiede di codecidere, che ha sempre meno voglia di delegare, che chiede di assumere responsabilità diretta nel governo e nella gestione di beni per realizzare promozione sociale, produrre cultura, per costruire ed attivare, insomma, cittadinanza.

Il percorso è iniziato a settembre 2011 con la modifica dello Statuto del Comune di Napoli che al comma 2 dell’articolo 3 recita: “Il Comune di Napoli, anche al fine di tutelare le generazioni future, riconosce i beni comuni in quanto funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali della persona nel suo contesto ecologico e ne garantisce il pieno godimento nell’ambito delle competenze Comunali”.

bene comuneDa quel momento una lunga ed articolata serie di provvedimenti ed iniziative hanno piano piano creato un vero e proprio “ambiente di sviluppo civico” nell’ambito del quale lasciare “sprigionare” gradualmente le potenzialità della visione dei “beni comuni”, di quella che Stefano Rodotà in un recente articolo apparso su Repubblica definisce “La ragionevole follia dei beni comuni”. Da una parte, dunque, l’impossibilità per gli enti locali di mettere a reddito “civico” un consistente numero di spazi considerando anche quelli che sono arrivati e arriveranno attraverso l’applicazione del “federalismo demaniale” e dall’altra la tendenza a considerare la privatizzazione una sorta di panacea per tutti i mali con tutto quello che comporta in termini di sottrazione all’uso comune e civico e considerando anche che neanche per i privati è oggi semplice trovare i capitali necessari. L’ottica e la pratica dell’uso comune dei beni ha di fatto rotto questa pericolosa dicotomia che sembrava consegnare all’oblio dell’abbandono, dell’incuria, della vandalizzazione beni e spazi spesso collocati in zone della città carenti di qualsivoglia “ambiente di sviluppo” civico e di cittadinanza. immobiliMa la proposta operativa nasce dal basso e dall’aggregazione spontanea con la messa a sistema dell’Asilo Filangieri da parte della Balena, il recupero all’uso comune del Chiostro di Santa Maria della Fede da parte del Comitato Centro Storico, la restituzione alle cittadine ed ai cittadini del ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario, etc. Non sono le uniche e sono certamente esperienze a vari stadi e gradi di strutturazione, ma una cosa è certa sono altrettante prove della nascita e del consolidamento di gruppi di napoletani che hanno abbandonato l’habitus di abitanti lamentosi e passivi (meri fruitori) per assumere il ruolo e le responsabilità di cittadine/i attive/i e proattive/i.

Ebbene la Giunta Comunale ha approvato ad aprile 2014 una delibera (la numero 258) con la quale si individua un vero e proprio percorso di individuazione e destinazione ad uso comune di beni immobili di proprietà comunale in stato di abbandono e di inutilizzo parziale o totale.

E’ previsrto che l’ Osservatorio cittadino permanente sui beni comuni della città di Napoli (istituito con decreto del Sindaco n.314 del 24/06/2013) individui i beni immobili e\o i terreni di proprietà comunale. Con una procedura partecipata ne viene poi definita la destinazione d’uso dando la preferenza alle attività a carattere sociale, culturale, educativo e ricreativo, attraverso le quali favorire l’inclusione e l’aggregazione sociale di fasce a rischio. Con un bando pubblico si procede, infine, ad assegnare i beni sulla base della valutazione di un “piano di gestione”.

Questo è il percorso sul quale si confronterà il Consiglio Comunale a partire dal 9 marzo. Si tratta di un approccio innovativo che, una volta approvato (con gli opportuni correttivi e le debite integrazioni) aprirà una stagione di assoluta innovatività sia per quel che concerne il recupero ad uso e gestione comune di beni di grande valore civico che per quel che concerne la qualificazione di una cittadinanza sempre più attiva, responsabile e partecipativa.

E’ un percorso che va seguito. Forti sono i timori e le resistenze anche all’interno della stessa compagine di maggioranza. E’ essenziale che la cittadinanza attenta segua con ogni mezzo il dibattito contribuendo al suo sviluppo e vigilando innanzitutto affinchè il fisiologico processo dialettico consiliare non venga inquinato, rallentato o addirittura

ostruito da atteggiamenti pretestuosi e strumentali con logiche e fini che nulla hanno a che fare con il bene della comunità civica.

Scarica la delibera n. 258/2014

Consulta l’ordine del giorno e segui in streaming il dibattito del Consiglio Comunale

http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/26411

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