Il 1929 Cinese

Un’altra crisi - paragonabile alla grande depressione americana del 1929 - sta investendo la borsa cinese. bruciati oltre 3,000 miliardi di dollari in meno di un mese.

Mentre l’attenzione mediatica Italiana ed Europea sono ancora concentrate sul Grexit, Dopo aver avuto una crescita esponenziale nell’ultimo anno (+150% negli ultimi 12 mesi), dal 12 Giugno scorso la borsa Cinese ha avuto un collasso verticale che l’ha portata a perdere oltre il 30% nel giro di poco più di un mese. Un crollo che è già stato definito da molti come il “1929 Cinese”, l’anno della grande depressione Americana.

La borsa Cinese è – o almeno era fino a Maggio – seconda al mondo dopo quella di New York. Nell’ultimo anno con la decrescita dei prezzi del mercato immobiliare e con la parallela azione del governo per limitare la corruzione – non permettendo quindi ai capitali “sporchi” di lasciare il paese – un’enorme quantità di liquidità è stata riversata nel mercato azionario. Ma se nella maggior parte delle economie mondiali la borsa è dominata da gestionari di fondi professionisti, in Cina  invece tra l’80 e il 90% sono piccoli investitori, molti dei quali del tutto inesperti alle dinamiche di mercato.

borsa di pechino
Guidati dal ChiNext, il mercato tecnologico cinese (il corrispettivo del NASDAQ americano), i prezzi delle azioni hanno cominciato a lievitare ed un’enorme parte della popolazione – studenti pensionati, impiegati, piccoli imprenditori –  hanno iniziato ad investire tutti i loro risparmi, gonfiando esponenzialmente la bolla. Inoltre, visti gli elevati tassi di profitto – parliamo di cifre intorno al +20%, contro un +2,5% del mercato Americano, per fare un esempio – molti si sono indebitati fino al collo con le banche per avere un capitale da investire.

Bisogna tenere presente che il rapido aumento di capitale disponibile non è qualcosa di totalmente nuovo nel panorama Cinese. E’ piuttosto da considerarsi come parte di una politica economica poco stabile e poco pulita, che reagisce ad ogni nuova crisi creando nuove “bolle”: prima è stato il turno dell’oro, successivamente del mercato immobiliare e delle costruzioni, ora quello delle borse.

cina grafico

 

 

[Dal grafico dell’Economist si può comprendere la distanza tra l’economia reale (GDP/PIL) e l’andamento del mercato azionario]

Poi, d’improvviso, qualcuno ha cominciato a vendere. Un po’ per l’alto prezzo raggiunto dai titoli, un po’ per la paura di non riuscire a ripagare i debiti fatti. L’azione domino è stata devastante e incontrollata, e nel giro di poche settimane tutti i piccoli e medi investitori hanno provato a sbarazzarsi di azioni e titoli finanziarii, il cui valore diventava sempre più esiguo col passare delle ore. Il crollo della borsa di Shangai ha ovviamente avuto effetti enormi anche sulle altre borse orientali, a partire da quelle di Shenzen e Hong Kong fino a quella giapponese di Tokyo.

Giusto per farsi un’idea delle cifre di cui stiamo parlando, il debito greco ammonta a circa 330 miliardi di dollari. E la sola borsa di Shangai ha perso qualcosa come 3,000 miliardi di dollari in tre settimane.

Grande_Muraglia_JinshanlingPechino ha provato a rispondere con una serie di misure per evitare che il mercato scivolasse ulteriormente. Una delle più significative è il divieto per i grandi azionisti istituzionali di vendere, finché la situazione non si sarà stabilizzata. Inoltre è stato chiesto alle banche di limitare i prestiti per evitare che altro capitale possa essere investito e i tassi d’interesse sono stati abbassati notevolmente. Inoltre sono state vietate le quotazioni in borsa di nuove aziende.

La buona notizia è che – secondo gli analisti – il peggio è già passato senza troppe conseguenze sul resto mercati mondiali. La cattiva notizia è che, purtroppo, il lupo perde il pelo ma non il vizio. Basterà quest’ennesima crisi finanziaria a mostrare la fragilità di un mondo (economico e non) che si basa sulle grandi speculazioni e non sul reale valore di prodotti e servizi?

 

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