I misteri nei teatri di Napoli

Quando l'imperatore Nerone impedì durante un terremoto la fuga degli spettatori perché continuassero a vedere il suo spettacolo. La storia dei teatri a Napoli

Napoli è una città come poche: seguendo le millenarie stratificazioni architettoniche ed artistiche ancora visibili lungo le vie del centro antico, non sembra impossibile per il turista viaggiare anche nel tempo con l’aiuto di guide immortali come Svetonio, Tacito, Seneca.

Così la summa cavea del teatro greco-romano spunta da un “basso”, incorporata dalle abitazioni private; l’odeion è ancora visibile nella curva che formano le case di via San Paolo all’incontro con Via S. Pellegrino; lungo Via Anticaglia si distinguono due massicce arcate d’epoca romana, strutture di rinforzo dell’esterno del teatro antico.

La città rivela concretamente la sua memorabile storia e neppure gli svariati cataclismi naturali ed urbanistici sono riusciti a cancellarne l’antica grandiosità. L’esistenza di un teatro e di un odeion, il teatro coperto, attestano l’inestinguibile vivacità culturale della polis campana: collocati nel settore nord dell’agorà,alle spalle dell’area sacra del tempio dei Dioscuri, i teatri di età romana (di cui quello ad est era a cielo scoperto e quello ad ovest coperto) molto probabilmente sorgevano su preesistenti edifici greci destinati alle assemblee, poi adattati anche per spettacoli, di dimensioni minori rispetto a quelle attuali.

Plutarco fa riferimento alla maestria dei mimi napoletani già in età repubblicana, raccontando che lo stesso Bruto, dopo l’assassinio di Cesare, intendendo ingraziarsi la popolazione romana con la messa in scena di spettacoli magnifici, si diresse proprio a Napoli per ingaggiare il famoso attore Canuzio.

Numerose iscrizioni confermano ulteriormente la popolarità dei pantomimi di Neapolis. Si presuppone, dunque, una consolidata tradizione scenica locale, avvalorata dall’introduzione, tra il 18 e il 14 a.C., nei ludi augustali di gare sceniche e musicali.

Nel teatro si davano tragedie, drammi satireschi e commedie: di Svetonio (Claud. cap. 11) è la notizia sulla partecipazione dell’imperatore Claudio ai solenni agoni quinquennali di Napoli, dove ottenne il primo premio per una sua commedia greca in onore del fratello Germanico.

Anche Nerone, appassionato d’arte scenica e musicale, secondo la testimonianza di Tacito (Ann. XV, 33), si cimentò personalmente in un’esibizione a Neapolis:

Non osando tuttavia esordire a Roma, scelse Napoli, perché città greca: era sua intenzione cominciare da lì, per poi passare in Acaia e, dopo la conquista di corone prestigiose e considerate sacre fin dall’antichità, suscitare, con una notorietà ben più grande, gli entusiasmi dei cittadini di Roma. Ed ecco allora una gran folla di napoletani e di gente, affluita, alla notizia di quell’evento, dalle colonie e dai municipi vicini, e tutto un seguito onorifico di cortigiani e di funzionari vari e anche soldati, stipare il teatro di Napoli”.

Svetonio (Nero 20, 2), ancora, ci racconta che nel 65 d.C., mentre l’imperatore cantava nel teatro a Napoli, una scossa di terremoto impaurì tutti gli spettatori che furono costretti ad ascoltare Nerone fino alla fine della sua performance; “cantò a Napoli varie volte e per più giorni; poi, dopo essersi preso un po’ di riposo per farsi la voce, impaziente passò di nascosto dalle Terme nel teatro”.

Come cantante e suonatore di cetra, Nerone avrebbe dovuto esibirsi nell’odeioncoperto che impediva la dispersione della voce e dei suoni, invece preferì il teatro scoperto, più ampio; la compiacenza del pubblico e di migliaia di applauditori stipendiati provvedevano a minimizzare il problema.

Era nell’Odéo, infatti, che si facevano le gare poetiche, musicali e di canto: Seneca (Ep. 76, 93) afferma che là i “patauli”, detti così dal canto in onore di Apollo Pizio, svolgevano la loro gara con altri suonatori di strumenti musicali; Marco Aurelio (Ep. II, 6), che a Napoli fu assiduo frequentatore di entrambi i teatri, ricorda con una punta di ironia che nell’odeon gli toccava sentire anche le composizioni encomiastiche degli scrittori di elogi.

Al teatro coperto apparteneva la colonna rinvenuta in Via S. Paolo, attualmente utilizzata come monumento ai Caduti del mare, così come la base di marmo dedicata a P. Elio Antigenide, cittadino di Napoli e di Nicomedia, demarco e primo ed unico vincitore consecutivo di tutti i certami in venti anni di onoratissima carriera

Non sappiamo ancora precisamente fino a quando i teatri di Neapolis siano rimasti in uso come tali, ma è certo che alcune strutture, inserite nel teatro scoperto, risalgono per lo più all’epoca medievale e presuppongono la distruzione di parte del porticato esterno in funzione del riuso dei blocchi. Attualmente è possibile vedere le tracce, sotterranee e sopraelevate, dei grandiosi edifici tanto celebrati in passato: quei luoghi disegnati dalle parole degli antichi scrittori non sono del tutto distrutti, la loro grandiosità emerge nella cantina di Vico Cinquesanti, a ridosso del Foro (l’attuale Piazza S. Gaetano), rivelando frammentariamente l’anello superiore della gradinata di quel teatro dove si esibì l’imperatore Nerone. Il passato connota l’attuale spazio urbano, mettendo in mostra sotto gli occhi di tutti, turisti e cittadini, le illustri radici partenopee.

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