I GIUBBOTTI GIALLI. Les gilets jaunes.  Analisi, testimonianza e report dalla Francia

I Giubbotti gialli, non si parla d'altro, su Canto Libre vi spiego chi sono e cosa vogliono

Il fenomeno interessa, incuriosisce, fa dibattito. A buon diritto MA… Qui troverete FATTI, CRITICHE E RIFLESSIONI. E non finisce qui.

Un prossimo articolo verserà sulla grande manifestazione del 24 novembre : Giubbotti gialli e contemporaneamente Manifestazione contra la violenza maschile sulle donne.

Una mobilitazione popolare e di massa

Chi sono i giubbotti gialli ? Innanzitutto campagnoli, pochi cittadini poiché tutto è iniziato dalla carbon tax, l’aumento deciso dal governo di aumentare dal primo gennaio i prezzi dei carburanti e in particolare del diesel, col pretesto di ridurre l’impatto del cambiamento climatico. Ma ci sono persone che hanno bisogno per forza della macchina  per andare al lavoro, cercare lavoro e per ogni atto della vita quotidiana. I prezzi degli affitti e acquisti sono diventati proibitivi a Parigi e periferia sempre più lontana. Non di rado si fa cento chilometri al giorno per poter lavorare. Il budget benzina è sempre più importante, all’estremo limite del sopportabile, questo aumento annunciato dal governo ha oltrepassato i limiti provocando un’esplosione di collera.

CRITICA

I giubbotti gialli sbagliano lotta e bersaglio convocando esclusivamente contro il caro-benzina e contro Macron.  Lo sciopero delle ferrovie dal 22 marzo al 28 giugno con macchinisti scioperanti  al cento per cento in tante stazioni della Francia non è stata appoggiata per niente da un movimento popolare di massa.

Sono stata ad un’assemblea di scioperanti per dare soldi per la cassa solidale dello sciopero, eravamo quattro gatti, ho partecipato a manifestazioni convocate in piazza con scarso successo e ho anche ascoltato  brutti commenti nei miei viaggi in treno verso Parigi (ho anche risposto !) su “i trasporti pubblici non funzionanti, i funzionari nullafacenti, che comunque vengono pagati dal sindacato quando scioperano, ci vorrebbe più concorrenza” e via dicendo. Il figlio di un amico, macchinista, era scioperante, la cassa dello sciopero è servita a farlo mangiare, per il resto soltanto questo mese ha ricevuto lo stipendio completo. I ferrovieri hanno scioperato per tutti noi, per salvare il servizio pubblico. Perché, appunto, se la gente è oggi, così disperata  è proprio perché l’Europa ha deciso la liberalizzazione del settore pubblico e il governo Macron lo sta smantellando senza sé e senza ma, quest’anno sono i trasporti poi toccherà al ospedale poi alla scuola.  Per ridurre l’impatto del cambiamento climatico, ci voleva sviluppare treni e pullman ! I servizi pubblici stanno sparendo e spariranno e non possiamo fare null’altro che la rivoluzione perché pure se cambiamo governo, lo stesso ja Francia ha firmato la Costituzione europea e quindi la libera concorrenza (pure il mutualismo è diventato illegale ma tra poco ce ne renderemo tutti conto).

Sono anarchica, sto parlando di servizio PUBLICO, sono contro lo STATO ma per un servizio PUBLICO, quindi nostro. Ci sono sempre meno treni nella tabella di orari di tutte le linee, soprattutto quelle non abbastanza redditizie ma il fenomeno è generale, le persone anziane son vittime di isolamento perché non ci sono più pullman per spostarsi.

Una giubbotto giallo diceva che il suo treno per andare a lavorare a Angoulême, era stato “sospeso indefinitamente” (ma quanta ipocrisia per dire eliminato) quindi doveva prendere la macchina e dedicare quasi il suo intero stipendio al trasporto. I giubbotti gialli sono malcontenti ma reagiscono soltanto quando è minacciato il proprio portafoglio, perché hanno finito col soffrire  anche loro le conseguenze della politica di un governo che in tanti hanno portato al potere.

La loro sofferenza è reale ma non hanno capito che il problema è più ampio, che i ferrovieri  lottavano per tutti noi. E quelli che gridano che bisogna cacciare Macron per mettere la Le Pen, non capiscono che stanno per cacciare un capitalista ultra-liberale per sostituirlo per una capitalista fascista che farà la stessa politica decisa dall’Europea e firmata dal governo dell’epoca, e perché si afferri meglio il concetto, direi che era un governo socialista quello che ci ha fregato di più in questa scelta irrevocabile.

RIFLESSIONI

Quella degli giubbotti gialli,  gilets jaunes è una rivolta di  “bianchi poveri” come quelli che appoggiano Trump negli Stati Uniti  come si vede con gli slogan “Francese arrabiato” (“Gaulois – della Gallia- en colère”, chiaramente ultra nazionalisti nei termini usati oppure le foto che rivelano in una partecipazione con una maggioranza di bianchi brandendo la bandiera tricolore. Ma i giubbotti gialli sono veramente delle popolazioni in situazione di povertà, siamo vicini in queste giornate a una grande rivolta della fame che può spazzare via tutto.  Delle persone veramente messe alla prova e costrette a scendere in piazza perché il capitalismo ha esagerato così tanto nella sua logica di profitto che nemmeno la sopravvivenza è possibile, non ce la fanno più ad arrivare a fine mese. Stia chiaro che questa rivolta marca il segno di una rottura sociale, un processo rivoluzionario può di conseguenza scattare per motivo del impasse del sistema attuale. Attenti, però, rivoluzione verso un ordine nuovo in queste condizioni può benissimo significare putsch fascista.

Una mobilitazione apolitica e spontanea

Si parla di movimento spontaneo. È vero e falso al tempo stesso. Vero poiché è il primo movimento di massa di stampo rivoluzionario mai lanciato sui social. vero poiché gruppi locali  fanno turni le ventiquattro ore malgrado il freddo, alcuni hanno preso giorni di vacanza. Anche falso poiché, sia per strumentalizzazione sia  per affinità (e probabilmente entrambe le cose), in molti posti, si constata che il movimento è controllato dalla estrema destra i cui leader sono sui blocchi strada e in testa ai cortei dietro il trattore.

Apolitici ? Certamente sono in tanti i giubbotto gialli intervistati che dicono di non fare politica.  Quasi nessuno ha mai manifestato in vita sua, immagino che preferivano andare a caccia o pesca o fare pulizia della loro macchina nel fine settimana. Ma molto di loro sono comunque tesserati o simpatizzanti della destra più conservatrice o dell’estrema destra.

Sono sinceri nel senso che le loro rivendicazioni sono strettamente economiche (ma chi ha detto che l’economia non era politica ? Di certo non gli anarchici, ne troverete invece sia a destra sia a sinistra)  : pagare di meno la benzina, protestare contro le tasse e le imposte.

CRITICHE

Come avete detto ? Spontaneo ?  Uno dei promotori dei giubbotti gialli, però, Franck Buhler, è l’incaricato regionale di Debout La France, partito di estrema destra. Questo qua ha abbandonato  Front National per via di un procedimento disciplinare per razzismo ! Come mai ? Mo’ ve lo spiego : perché nelle riunioni del FN si dice di tutto senza complessi ma pubblicamente non possono fare torto al partito e questo qua ha avuto brutte parole sugli africani e gli arabi che non ho nemmeno voglia di scrivere qui per non diffondere queste merde.

Come avete detto ? Apolitico ? Tuttavia i leader dell’estrema destra sono presenti nei blocchi stradali, facciamo qualche esempio : a Parigi, nelle prime ore della mattina, sulla rotonda dei Campi Elisi, Frédéric Jamet, ex membro dell’OF (Oeuvre Française), del sindicato poi vietato Front national-Policee del Front national, fondatore nel 2015, del Mouvement Écologique National et Solidaire (MENS), antisemita e anti migranti ben noto,   c’era già sul posto.  C’erano anche  Ryssen, ex FN, ex capo del gruppuscolo nazionalista-rivoluzionario Unité Radicale nella regione di Parigi, Ile-de-France, che assume di essere “antisemita e razzista”. Stessa situazione in provincia, non ci sono dubbi, a Chambéry, pure con rappresentanti istituzionali di estrema destra in testa ai blocchi stradali  :Marie Dauchy di Rassemblement National (consigliere regionale), il Bastion Social, Alexandre Gabriac ( cacciato del FN per un saluto nazista pubblico) dell’organizzazione cattolica integralista Civitas, Policiers en colère (Poliziotti arrabbiati, più una milizia che una sindacato) etc.

Come avete detto ? Apolitico ?  L’anti-fiscalistà è un atteggiamento fascista. Non dimentichiamo che il FN proponeva l’abolizione dell’IRPEF nel programma elettorale di Jean-Marie Le Pen, padre di Marine. L’hanno taciuto ma possono tornare su in qualsiasi momento e avrebbero l’adesione dei giubbotti gialli che portano gli striscioni “Meno migranti, meno tasse“. Bene ricordare che le tasse con il dittatore Franco eran inferiori al 15%, il che non è un fatto buono perché significa che tutto si finanzia con tasse indirette, le più non egualitarie.  I ricchi pagano la benzina come i poveri.  Ma quando si vede questo striscione o si sente i dimostranti gridare “Non vogliamo pagare per gli altri” , si capisce che siamo lungi della ripartizione ugualitaria delle ricchezze bensì piuttosto nello slogan schifoso della Francia per i Francesi e della priorità nazionale.

Si può anche osservare che la sinistra e la sinistra estrema, trotzkisti e rivoluzionari, partecipano ai blocco di qua e di là adducendo che non dobbiamo lasciare via libera alla destra estrema.

Cercano di passare della richiesta di abbassamento del prezzo della benzina a una vera rivendicazione, più generale, di cambiamento di modello sociale e di politica riguardo il potere d’acquisto. La CGT Trasporti (communisti) et FO transports hanno appoggiato e le camera agricole hanno ricordato la situazione delle campagne. Gli Insoumis sono oggi giorno molto divisi, si coinvolgono secondo i posti.

RIFLESSIONI

Chi pretende essere “apolitico” vota la destra, si sa. In tanti dicono che si sono stufati e non voteranno più, questo non li fa diventare anarchici bensì seguaci del colpo di stato fascista. Alcuni lo dicono senza complessi con le loro cartelle, vogliono la Le Pen al potere, la prossima volta la votano, quindi c’è una radicalizzazione di estrema destra.

Una  mobilitazione per gruppi autogestiti spontanea, orizzontale, piace ad una anarchica ma la realtà è diversa : è un movimento di persone che non si conosco, non hanno lottato insieme, non hanno legame tra di loro, né un progetto per il futuro,  non c’è nemmeno solidarietà di classe : ciascuno è venuto per difendere il proprio interesse e si trovano insieme per questa coincidenza di situazione individuale identica. Non si può parlare di solidarietà, li accomuna l’individualismo, il vuoto ideologico e l’odio estremo verso gli altri.

Il loro apoliticismo significherà un ordinamento nuovo sociale in cui chi ha diritti e lavoro siamo noi francesi, nativi, bianchi mentre gli altri, i migranti, gli stranieri, verrano esclusi ed espulsi. Strumentalizzazione del movimento o meno, fatto sta che la presenza dell’estrema destra è sempre maggiore.

I giubbotti gialli non hanno al momento obiettivo politico oltre a quello di cacciare Macron (che in tanti hanno votato) ma volete capire che Macron è soltanto il servo trattato da re della banca e il capitalismo europeo ? A Parigi, i giubbotti gialli hanno cercato di raggiungere l’Elysée dove reside ufficialmente il presidente, gridando “Manu, on arrive” (“Emmanuele” che poi chiamano manu con affetto, “stiamo arrivando”) e ovviamente non si sono potuto avvicinare, i CRS (Unità operativa della polizia francese preposta all’ordine pubblico) li hanno gasati. Ma per fare una rivoluzione, bisogna impadronirsi dell’Assembiea Nazionale e sarà la fine de la V Reppublica. Questo rivela al tempo stesso la loro inesperienza politica ma anche il loro carattere non rivoluzionario, i giubbotti gialli vogliono soltanto cambiare re. Noi anarchici non vogliamo più re. La prefettura invece lo sa benissimo perché non hanno accettato il percorso dei giubbotti gialli che simbolicamente Piazza della Concordia per la manifestazione che hanno convocato per oggi, 24 novembre, con tanti commenti maschilisti sulla manifestazione contemporanea contro la violenza maschile sulle donne.

Blocchi stradali paralizzano il paese. Ottimo. Noi anarchici riteniamo che la rivoluzione scoppierà molto probabilmente in maniera diversa di come l’avevamo immaginato e ci sta benissimo, e ci saremo come tutti, non ci saremo più di tutti perché pretendevamo guidare il popolo come i communisti, trotzkisti ed altri autoritari.

Une mobilitazione efficace e mediatica

Il blocco iniziato il fine settimana  del 17 e 18 novembre prosegue : autostrade, rotonde, supermercati, benzinai, in tutto il territorio. 2000 a 3000 blocchi stradali che coinvolgono più di 300 000 persone (il che è molto se parliamo di macchine ma non è una marea se parliamo di persone in tutta la Francia). È stato indubbiamente efficace perché non si poteva nemmeno entrare il primo fine settimane in alcune città, per esempio Toulouse. Efficace anche perché il movimento si è allargato al Belgio francofono (la Wallonie).

Il giubbotto giallo catarifrangente è indubbiamente un’idea mediatica, un simbolo visibile e apolitico come volevano : fa parte del kit obbligatorio quando compri la macchina.

CRITICHE

I media hanno talmente fatto spazio per i giubbotti gialli mentre non mostrano immagini di altre lotte contemporanee, insegnanti contro soppressioni, impiegati postali contro chiusure di uffici postali nelle campagne, infermieri contro chiusure di ospedali quindi si può dire che usano due pesi e due misure. Anche la polizia : poca o nessuna presenza delle forze dell’ordine in tanti blocchi stradali dei giubbotti gialli, pure quelli illegali oltre il fine settimana del 17-18, mentre alla ZAD (Zona da difendere occupata contro un nuovo aeroporto) di Notre-Dame des Landes, un solo blocco stradale finisce con i gas lacrimogeni, manganellate,  arresti e ci sono adesso nuovi processi per “associazione per delinquere” contro compagni antinucleari sul sito di Bure dove rifiutiamo che si crei una discarica nucleare.

I giubbotti gialli sono infatti cosí mediatici che i famosi dell’estrema destra si fanno il selfie con loro. L’esempio più mediatico appunto è Dieudonné, ex umorista poiché condannato in giustizia per un gesto antisemita sul palcoscenico, la “quenelle”, nel 2003, che poi nel 2009 è stato candidato alle elezioni europee per un Partito Antisionista e appare sui manifesti della campagna elettorale facendo la quenelle con Alain Soral, un ex membre del Front National. La quenelle (tendere la mano verso il basso e toccare contemporaneamente la spalla opposta con la palma dell’altra mano) è diventata il gesto antisemita per antonomasia e Dieudonné l’ha confirmato facendosi un selfie in luoghi della memoria de la Shoah facendo la quenelle.

Le stazioni di servizio, i depositi di carburante, la grande distribuzione, non hanno potuto rifornirsi prima del Black Friday ieri in tanti posti in Francia, una buona notizia. Autostrade gratuite dappertutto quando si sa che le paghiamo per l’uso ma ne abbiamo anche pagato la costruzione (col capitalismo i costi sono publici e i profitti per il privati). Se la mobilitazione è mediatica è perché in qualche modo merito dei dimostranti ma anche per via del appoggio dei media e dei social.  Ci viene da concludere che non disturbano cosi tanto il cosiddetto ordine pubblico che non è altro che il potere economico e politico capitalistico garantito dallo Stato.

I media, anche non volendo, hanno anche mostrato un sacco di incidenti vergognosi sui blocchi stradali, troppi per essere un mero caso,  e fin quando altre immagini e fatti non lo smentiranno, i giubbotti gialli in questo periodo iniziale, non mi stanno a cuore, anzi, tutto al contrario : nazionalisti, razzisti, individualisti, escludenti, che bella gente ! : aggressione razzista e sessista di una donna nera a Cognac, aggressione razzista verso un giornalista di una radio indipendente a Besançon, aggressione omofobica a Bourg-en-Bresse, denuncia alla polizia di migranti clandestini nascosti in un camion a Flixecourt, tweet antisemita sul sito internet dei giubbotti gialli. Per non parlare di slogan da schifo tipo “Marine al potere e migranti al mare”.

Quasi nessun slogan rivoluzionario, ho trovato questo : “la rivolta del popolo potente può finire in rivoluzione”. Già. Ma quale ? Se scattasse una rivoluzione, ci saremmo. Se fosse un’insurrezione fascista, lotteremmo contro.

CONCLUSIONE

Apolitici, senza idee, programmi, prospettive, i giubbotti gialli vogliono soltanto fare sentire la sua voce, perciò possono essere la preda di populisti autoritari alla ricerca del potere.  Ciononostante non è detto che questo movimento non possa essere la rivoluzione che auspichiamo verso un mondo nuovo, verremo come si evolve il movimento ma per questo dovrà cambiare fondamentalmente segno, un buon segnale per esempio è il movimento Giubbotti gialli nell’ isola francese della Réunion dove la percentuale di povertà è del 40%, la rivolta che è scoppiata, infiamma l’isola e al governo preoccupa per davvero, la repressione della polizia è stata feroce  e il governo invia pure l’esercito che ci sarà giovedì “per ristabilire l’ordine” come ha detto Macron (il suo che come lo sappiamo è il capitalismo, il vero disordine e la vera utopia perché è chiaro che non funziona e sta distruggendo tutto).

 

Monica Jornet

Da famiglia spagnola, Laureata in Letteratura e Lingua spagnola alla Sorbona. Socia del Collège de Pataphysique. Vive tra Napoli (rione Sanità) e la Francia. Gruppo Errico Malatesta - FAI - Napoli. Groupe Gaston Couté de la Fédération Anarchiste. Incaricata delle Editions du Monde Libertaire. Libertà e arte come valori supremi.
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