Governo: passano i gufi restano le cicale

Il governo del fare … e quello del dire (attenzione però a come si parla) e soprattutto quando e con chi.

 

Stamattina, ascoltando la rassegna stampa in televisione, è passata la notizia dell’ennesima tirata d’orecchie all’Italia da parte della UE. In particolare gli organismi europei esprimono preoccupazione per il debito pubblico italiano (135% del PIL) ed esortano a fare di più per centrare gli obiettivi di rientro in limiti più accettabili (110%del PIL) che è comunque tanto – entro il 2026. Si tratta in 10 anni di abbattere di diversi miliardi di euro all’anno (30?) il debito pubblico oppure far salire di molto il PIL. Ora dal lato della riduzione della spesa – che è comunque un capitolo odioso in quanto si traduce in minori servizi a danno come al solito dei più poveri – si sono succeduti negli scorsi mesi diversi commissari alla “spendingrewiew”.

o-STIME-UE-570Questi essendo persone serie e preparate hanno tentato di proporre delle soluzioni, ma visto che poi nessuno se li filava, hanno dato prestissimo le dimissioni. E si è capito che in Italia ridurre la spesa è cosa ardua. Dal lato dell’aumento del PIL non è che le cose stiano tanto meglio. L’Italia di fatto non cresce e se cresce non lo fa di quanto dovrebbe – e non mi voglio dilungare nell’elenco delle cause di tutto questo.

Quanto sopra per sintetizzare che non stiamo bene a differenza di quello che ci viene detto quasi ogni giorno dal nostro Premier con ogni mezzo di comunicazione, giornali, televisione, social media e chi più ne ha più ne metta. Sentiamo frasi del tipo, “Voglio cambiare l’Italia, non voglio cambiare il governo”, “Un leader è chi, leggendo i sondaggi, prova a cambiarli, non a contestarli.” “l’Italia riparte è tornata ad avere fiducia” (in chi?).

Peccato che le statistiche ed i dati che puntualmente Eurostat (l’ISTAT europeo) produce non rispecchino tutto l’ottimismo che il Primo Ministro sparge a larga mano. Certo l’attuale situazione non è colpa del governo in carica, ma si trascina da decenni di sperperi e malaffare. La colpa di questo governo è semmai di non “mantenere un profilo basso” sia di fronte alla pubblica opinione interna che a quella internazionale. Lo confermano il predetto modo di “propagandare” del Primo Ministro, gli slogan che usa, i gufi che accusa, la presunzione di rappresentare tutti gli italiani (pure quelli che non lo hanno votato).

A proposito qua ci sarebbe da aprire il capitolo di chi lo ha autorizzato “democraticamente a mezzo di libere elezioni a stare la’”. Ma… lasciamo stare. Diciamo che ci siamo ritrovati l’uomo forte che al comando di una nave in un mare in tempesta si è preso l’arduo compito di portarla in salvo. In situazioni difficili qualcuno deve prendere le castagne bollenti dal fuoco, e deve avere doti di risoluzione e di azione.  Ed al nostro Primo Ministro non mancano.

eurostat301112Quello che gli manca sicuramente è un po’ di modestia, soprattutto quando va in consessi internazionali dove siedono interlocutori (che al di la delle loro idee politiche) rappresentano istituzioni e paesi con ben altra “forza”. Per cui se è giusto non essere sempre sottomessi, neanche però puoi fare lo spavaldo e dire a tutti gli altri che hanno torto ad esempio nel caso dei dati di EUROSTAT – che proprio perché dati sono difficilmente contestabili.

Quando si agisce così si rischia di rendersi antipatici. Quando si ha ragione ma si sta in una certa situazione ci si deve “misurare la palla” come si dice. Altrimenti succede che si portano avanti istanze giuste (ad esempio quella che il rigore economico non è la ricetta giusta per uscire da una crisi) ma si viene tacitati in virtù della propria condizione a cui si aggiunge un senso di fastidio e antipatia. Non si può far sottintendere in modo più o meno evidente che a livello europeo ci sia una sorta di complotto contro l’Italia, o dire che la commissione europea sbaglia nei confronti dell’Italia e poi aspettarsi di essere accolti con baci e abbracci. “Quando stai pieno di sbagli” è meglio tacere! O parlare con educazione a bassa voce.

 A che titolo si può andare a proporre di aumentare la spesa pubblica per rilanciare l’economia (che oggi sarebbe l’unica ricetta valida per incrementare subito la domanda e creare posti di lavoro) quando si ha un debito pubblico mostruoso? Oppure che diritto si ha di dire agli altri di dividerci i debiti (si tratta della proposta di far garantire ad un’unica istituzione europea tutto il debito pubblico dell’Unione) quando la propria situazione debitoria non è delle migliori? Si fa la figura della cicala che ha sperperato e va dalla formica a chiedere aiuto. Poi sarebbe da vedere chi è veramente il personaggio negativo la cicala o la formica. Almeno nella favola la cicala paga le conseguenze in proprio. Nella realtà i cattivi governanti (le cicale) fanno solo il male dei governati – che sulla loro pelle pagano le conseguenze.   I governanti buoni (le formiche) fanno invece il bene loro e dei loro cittadini dando certezze per il futuro. Allora chi è il cattivo?

Aggiungiamoci poi che gli altri (a cui ci si rivolge cercando di ostentare sicurezza) che non sono dei santi ma neanche degli scemi ed hanno una pazienza che non è infinita lo sanno chi hanno di fronte. Un paese con tre organizzazioni criminali che sono delle vere multinazionali, che ha tassi di corruzione ed evasione terzomondisti – ed anche il Presidente della Repubblica lo ha ricordato nel discorso di fine anno- , che ha una grande questione aperta “quella Meridionale” da oltre150 anni, che ha un livello di tassazione pesantissimo a fronte del quale corrisponde una bassissima qualità dei servizi offerti in tutti i settori, ect. ect., e che sta provando a ripartire, ma è nella condizione di quegli ammalati gravi a cui può essere fatale pure un raffreddore.

Renzi-reDi questi tempi e con i problemi economici che abbiamo meglio sarebbe non assumere atteggiamenti che prestino il fianco a ulteriori critiche. Quelli che stanno a capo dell’Europa e che sono comunque dei conservatori fanno presto a parlare di Europa a due velocità, e se la fanno veramente noi dove ci collochiamo? Temo non in quella più veloce (di serie A) e sarebbe una tragedia enorme con scenari economici che non oso immaginare. Allora se si hanno veramente a cuore le sorti della propria nazione non ci si possono permettere spavalderie. Ci si deve ricordare invece di essere in carica non per la gloria personale ma per stare al servizio degli altri, si deve sentire la responsabilità del proprio operare perché questo ha conseguenze sulla sorte di tanti.

Comprimendo il proprio ego si cerca con un poco di modestia e moderazione di portare a casa risultati concreti. E soprattutto si fa meno propaganda e non si fanno proclami del tipo:” sto in compagnia di 50 milioni di italiani”. Chi è veramente di sinistra lascia che queste affermazioni “machiste” del tipo “discorsi dal balcone” le facciano altri – poi la storia ci insegna come vanno a finire, malgrado tutta la loro propaganda e tracotanza.

A proposito dalle statistiche sulla popolazione italiana nel 2015 siamo circa 60 milioni (perché mai avrà detto 50? …) Non è che i conti non tornano neanche a contare la popolazione?

 

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