Gli ultimi che nessuno vuole

Una preoccupante disumanizzazione della città, lettera di Sinistra Anticapitalista

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di: Sinistra Anticapitalista  Napoli

“Nel  pomeriggio del 27 Agosto un vasto incendio è divampato nella zona di Cupa Perillo, nel quartiere di Scampia di Napoli e le fiamme hanno raggiunto il Campo Rom presente nella zona. Quasi tutte le baracche occupate dai nomadi sono state bruciate dalle fiamme alimentate anche dai rifiuti abbandonati lungo le strade vicine. Il fumo nero e denso ha invaso non solo il quartiere di Scampia, ma anche gli altri centri abitati della zona come Melito e Giugliano”(estratto dal sito TPI – news dal mondo).

Un estratto che richiama “Niente?! E così sia!”, titolo di un famoso saggio romanzato del 1969 sulla guerra in Vietnam, quando forse era ancora diffusa l’idea che quell’orrore riguardasse esclusivamente il mestiere delle armi.

Poi tutti poterono vedere la foto di una bimba che scappava tra gli scoppi del napalm; e quella foto, più di mille parole, rese chiaro a tutti, ma ormai al tramonto della coscienza occidentale, cioè a cose fatte, cosa volesse dire l’invisibilità del popolo della giungla.Perché quando sei invisibile, la morte, il nulla, la distruzione ti gira attorno in maniera vorticosa e subdola da quando nasci, per poi sorprenderti proprio come sorprese quella bambina ustionata che scappava dal napalm.

Inconscia opre-conscia, come la coscienza di classe, è la presenza nella nostra città di tremila persone che vivono da anni in una vera e propria giungla di degrado e rifiuti tossici; per loro è stata coniata la comoda etichetta di popolo dei Rom”: folcloriche e scomode persone, senza tetto né legge, né storia né lingua, né parole e certo né penna.

Il 27 Agosto, dunque, è scoppiato l’ennesimo incendio in un campo Rom. Quello di Cupa Perillo stava lì dal 1999, anno in cui fu appiccato il fuoco ad un campo profughi delle guerre balcaniche,situato in viale Zuccarini.

Poi, per un grottesco e tragico pastrocchio politico, cinque anni fa l’ASIA, l’azienda che si occupa dei rifiuti urbani per la città di Napoli,  piazzò a Cupa Perillo uno stoccaggio di rifiuti. Una curiosità: in quel periodo il presidente dell’ASIA era l’attuale vicesindaco di Napoli. Ora i giornali scrivono che i cumuli di rifiuti in prossimità delle baracche hanno favorito il rapido propagarsi dell’incendio.Per onestà intellettuale avrebbero dovuto aggiungere (ma lo facciamo noi) anche a causa dell’irresponsabile superficialità umana delle nostre istituzioni.

Il dato che ci preoccupa di più è, però, la crescente ondata di disumanizzazione nella nostra città.

I primi bersagli dei razzisti napoletani sono proprio queste persone senza tetto né legge, né storia né penna: i Rom. Il nuovo razzismo, diverso da quello di natura etnica negli anni del nazi-fascismo, prolifera per dar sfogo a mille frustrazioni non risolte: economiche, culturali, ideologiche, sentimentali, sessuali. Frustrazioni che ribollono soprattutto nei quartieri “popolari” della città – sia in centro sia in periferia – dove il vecchio morbo ideologico-reazionario della subcultura sottoproletaria ha più che mai radici profonde.

La signora Raffaela Apreda,  dell’associazione “Miano Protagonista“,in un’intervista televisiva punta il dito contro l’amministrazione comunale.  “Perché i trecento rom devono essere trasferiti tutti qui a Miano, nella caserma Boscariello?

Questa caserma deve diventare un centro sportivo, è nel progetto “La città dello sport”!  E poi a Napoli ci sono o no dieci municipalità? E allora perché il Comune non trasferisce trenta rom in ogni municipalità?”.

Al di là del fatto che i rom non sono pacchettini da sigillare e spedire nei supermercati, questa elementare deduzione della signora Apreda mette a nudo da un lato l’inadeguatezza della politica di accoglienza della nostra amministrazione comunale e dall’altro la natura intollerante di questi comitati (come quello di Piazza Carlo III, che si “batte” per non dare ai clochard qualche locale del vecchio Albergo dei Poveri), comitati comunque “ascoltati”, in quanto bacini naturali per assorbire voti in campagna elettorale. Di contro, non ci risulta che si crearono comitati popolari nell’area borghese di Pizzofalcone né in quella sottoproletaria del Pallonetto di Santa Lucia quando il 14 novembre fu firmato a Palazzo Salerno il protocollo d’intesa tra il Ministro della difesa (Pinotti), l’agenzia del Demanio e il Sindaco di Napoli, che sancì il cambio della destinazione d’uso della Caserma Nino Bixio, di proprietà del Comune, da asilo nido, ludoteca e varie attività sociali e culturali (era il vecchio progetto dello stesso Comune di Napoli!) a scuola militare per un esercito europeo! Né ci risulta che gli esponenti della compagneria napoletana, alcuni ed alcune abbastanza noti e note, firmatari tra l’altro della delibera consiliare che di fatto avallava il cambio di destinazione, avessero poi pronunciato una sola sillaba su questa squallida operazione, che non fatichiamo a definire di “destra”.

Ma, come abbiamo già accennato prima, il dato che ci preoccupa di più è la crescente disumanizzazione nella nostra città.

Cade su ogni compagna e compagno di Napoli la grave colpa politica di aver sottovalutato,nell’ultimo lustro,questo fenomeno ormai dilagante. Ora occorre contrastarlo con tutte le energie a disposizione; ritrovare cioè l’umiltà del dialogo – tra noi – per costruire un efficace fronte di classe quanto più largo possibile che metta al primo punto proprio l’antirazzismo. Se malauguratamente ciò non dovesse accadere, andremmo di sicuro incontro al rischio concreto di dover testimoniare l’inutilità della nostra presenza militante: sia nelle politiche del territorio sia in quelle più generali. Alla necessaria autocritica (senza aver fatto chiarezza sui propri errori non si va da nessuna parte) dovrà seguire, dal confronto,un’adeguata operatività politica, ma senza più le intromissioni – inevitabilmente inibenti – delle istituzioni. Semmai, ma ci crediamo poco, dovranno essere le istituzioni cittadine a rincorrerci

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