Giallo Tufo, alla ricerca di Dicearchia, la città del governo dei giusti con Francesco Escalona

Intervista a Francesco Escalona autore del romanzo Giallo tufo. Francesco Escalona è un ArchitettoTerritorialista, funzionario tecnico della Regione Campania, coordinatore del Progetto Integrato territoriale (PIT) Campi Flegrei, già Presidente...

Intervista a Francesco Escalona autore del romanzo Giallo tufo.

francesco (1)Francesco Escalona è un ArchitettoTerritorialista, funzionario tecnico della Regione Campania, coordinatore del Progetto Integrato territoriale (PIT) Campi Flegrei, già Presidente del Parco dei Campi Flegrei, attualmente Assessore al Comune di Procida.

Francesco Escalona lo conosco da anni, non solo per le battaglie comuni a difesa dell’Ambiente ma anche per l’impegno che ci lega nella valorizzazione del territorio e per le tematiche della Green Economy e soprattutto nella sperimentazione di forme di partecipazione e coinvolgimento della cittadinanza attiva.


Francesco, come è nata l’idea di scrivere un romanzo giallo?

Anzi un Giallo territoriale come tu stesso lo definisci in quarta di copertina.

Ho avuto l’onere e l’onore di ricoprire questi importanti incarichi tecnici e Istituzionali in un territorio magico come  i Campi Flegrei.

Nelle varie vesti ho avuto modo di conoscere studiosi e personalità di grande spessore, che amavano immensamente  questa terra, e me l’hanno fatta conoscere da molti punti di vista.

Archeologi, architetti, storici,  geologi, vulcanologi, botanici, paesaggisti, letterati, mitologi, antropologi, poeti, ornitologi …

È stata un’avventura umana irripetibile che mi ha dato la possibilità di conoscere, vedere e sentire questo territorio dagli infiniti punti di vista di ogni disciplina. Ho vissuto in una sorta di caleidoscopio più unico che raro.
Giunto al termine dell’esperienza, riscontrato un certo successo,  volevo perciò trovare il modo di condividere questa conoscenza integrata, olistica, in qualche modo.

Sentivo il bisogno di scrivere di questa straordinaria terra, della gente che la vive, di una sorprendente esperienza Politica.

Come mai, quindi, hai scelto, a sorpresa,  la forma del romanzo? E di un giallo in particolare?

L’unica maniera per provare a fare uscire i Campi Flegrei dall’oblio centenario cui erano stati condannati dall’industrializzazione di gran parte del territorio, per trasferire a più gente possibile tutta questa ricchezza e complessità, era l’antica forma del “racconto”.

Una forma di comunicazione sintetica ed efficace usata da millenni, che ha esempi conclamati proprio in questa terra.
Ad esempio, il sesto libro dell’Eneide di Virgilio. Un capolavoro della poesia e della  narrazione.

Ma anche, forse soprattutto, una grande lezione di Politica, quella con la P maiuscola.

Ecco. La Politica. Quindi il suo il tuo Giallo, è quasi un programma di governo del territorio sotto forma romanzata?

Un ripercorrere lentamente, e in modo accattivante,  l’essenza della Politica rievocando l’epoca in cui si andavano formando, proprio  intorno alla figura di Pitagora, da  Qui,  nel Mezzogiorno, nella Magna Grecia,  le prime esperienze che portarono, dopo poco, alla nascita della democrazia ateniese..

Si. E’ così. Ripercorrendo le tracce del grande mistero intorno a cui ruota il romanzo, la scomparsa di Dicearchia, la  Pozzuoli greca citata da tanti testi romani. Studiando, sono risalito, con non poco stupore, alla presenza e al ruolo dei pitagorici nella fondazione di Pozzuoli da parte di pitagorici.
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Facci qualche altra anticipazione

Mi aveva  colpito il significato del nome greco  Dicearchia: si traduce:  “la città del Governo dei Giusti”. Un chiaro riferimento alla dottrina pitagorica, fondamento della civiltà della Magna Grecia e dell’Occidente.
Le dico solo un’ultima cosa rimandando il resto alla lettura del giallo: Dicearchia, l’antica Pozzuoli, la città del Governo dei giusti, potrebbe essere stata fondata da Pitagorici dell’Isola di Samo. Discepoli di Pitagora che operava in quegli ultimi burrascosi ma straordinari anni del VI secolo a.C., a Crotone.

Nomoteti. Ovvero, esperti pitagorici di organizzazione Politica delle città. E, proprio studiando come Pitagora aveva disegnato la sua setta – preferisco dire il suo Ordine – ho scoperto tante cose interessanti. Ma una cosa, davvero  incredibile per chi vive angosciosamente  questi nostri giorni: dei quattro livelli di iniziazione che aveva disegnato il grande filosofo, scienziato, matematico, di Samo, sa’ qual’ era quello di più alto grado? Pitagora non sistemò sul podio né gli economi, né i teologi, né tantomeno i matematici… Incredibile a dirsi ma la più alta Sapienza e Dignità nella setta la assegnò ai .. Politici. Ecco. Lo stupore che prova lei adesso, è stato quello che  mi ha spinto a scrivere intorno a questo straordinario mistero. Assolutamente attuale. Sull’antica, indispensabile, disciplina della Politica. Quella con la P maiuscola.

Quindi per restare in tema, ci vediamo venerdì 8 alle ore 17,30 nell’Agorà di Dema,in Via Santa Brigida 65, per continuare a discutere di questo libro e della Politica con la P maiuscola. Cogliamo quest’occasione per invitare i lettori a partecipare, ci saranno con noi anche la giornalista Natascia Festa e l’archeoblogger Cinzia Dal Maso.

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