Futuro e ambiente: necessario ripristinare gli ecosistemi

LA SCOMMESSA È NELL’IMPEGNO COLLETTIVO DEI CITTADINI NEL RIPRISTINO DEGLI ECOSISTEMI. L'ESPERIENZA DI STRAW DIMOSTRA CHE E' POSSIBILE

Di Roberto Braibanti

E insomma io  penso che il ripristino di un ecosistema è un processo lento, silenzioso che richiede tanta pazienza e spesso non da’ subito risultati esaltanti .

I risultati possono arrivare dopo mesi, a volte anni.

A volte una vita intera nella prospettiva di un bambino .

È un lavoro complesso :

la scienza del ripristino degli ecosistemi è alla sua Alba e per avere successo dovrà riuscire a metter insieme partner tra i più improbabili.

In Usa però ci stanno riuscendo .

In California e’ nata #STRAW .

https://www.ecoliteracy.org/article/straw-students-and-teachers-restoring-watershed

DAL 2011 ha coinvolto più di 23000 studenti nel ripristinare quasi 31 km di habitat nelle contee californiane di Marin e Sonoma

Nel consentire il ripristino di equilibri ecologici hanno dato la possibilità ai cittadini di operare direttamente nel ripristino delle funzioni ecologiche perse o danneggiate.

Ma anche di lavorare sulla resilienza degli ecosistemi, in modo che si riduca la vulnerabilità di fronte ai cambiamenti climatici.

Josue’ Benayas, un biologo dell’università di Alcala’, vicino Madrid, ha studiato 90 progetti in giro per il mondo per  determinare come  il ripristino degli ecosistemi abbia un impatto positivo non solo sugli ecosistemi biologici selvatici, ma anche sugli ecosistemi biologici umani;

Questi  benefici sono chiamati servizi dell’ecosistema -come acqua e aria pulita- e benefici ricreativi.(cioè  star bene nei posti dove si vive)

Le sue  ricerche,secondo uno studio pubblicato su Science,indicano un ripristino ecologico che ha aumentato la Biodiversita del  44% e aumentato i servizi dell’ecosistema del 25%.

Pianificare un progetto di ripristino ecologico, tenendo anche conto dei cambiamenti Climatici , può portare a risultati straordinari nel breve termine.

Come  per esempio proprio nell’andamento dei cambiamenti climatici,dato che gli habitat ripristinati possono aiutare a rimuovere  la disponibilità di spazio del carbonio che fa’attivare le emissioni di effetto serra .

E questo lo possono fare le persone “normali”,cioè tutti Noi, nei posti dove vivono .

Straordinario no.?

La gente quando gli parlo dei problemi relativi all’ambiente e ai cambiamenti climatici di solito mi dice:

“Cosa possiamo fare Noi?”

Bene .

Il ripristino degli ecosistemi più vicini alle nostre realtà è la prima cosa che possiamo fare.

STRAW ha lanciato il suo primo programma di progetti di ripristino specificatamente destinati a costruirle resilienza di fronte ai cambiamenti climatici, già dall’autunno 2011.

La modellazione sul clima e tutte ricerche, mostrano che ci saranno dei cambiamenti:

per esempio gli uccelli migratori arriveranno in periodi  diversi, le temperature saranno diverse, la natura e quindi noi, per poterlo affrontare dovremmo  essere in grado di adattarci  a questi cambiamenti.

Di cosa parlo,in pratica?

Dell’opportunità,per esempio,di pianificare il fogliame (Alberi,arbusti,cespugli ) resistente  alla siccità e al fuoco e allungare così le stagioni in cui gli animali possono trovare rifugi e cibo.

In questo modo gli animali migratori, sia che arrivino in anticipo o po’ in ritardo rispetto al solito per via dei cambiamenti della temperatura del globo, ci sarà qualcosa in fiore per il loro nutrimento.

Un esempio per ricordare a tutti che,come sappiamo bene, Gea è un mosaico preciso è perfetto in cui ogni essere vegetale o animale ha una precisa funzione collegata alla vita di altre.

Quindi,per tornare all’ esempio fatto più su,l’assenza di una migrazione animale può sconvolgere l’equilibrio ambientale sia della flora che della fauna di un luogo.

Con conseguenze fin sulle nostre vite.

Per esempio se un ape non trova più fiori da impollinare in primavera perché fioriscono in gennaio,non ci saranno frutti in quella stagione …
Le vere soluzioni a lungo termine sono quelle che portano la popolazione a comprendere le conseguenze del cambiamento ambientale e che portano quindi le persone stesse  a cercare soluzioni . A casa loro.

Così che poi la loro azione influenzi e spinga le istituzioni ad agire per fare lo LORO parte ( che sennò spesso non farebbero)

Ecco io penso che progetti come quello di STRAW  sono il futuro perché fanno esattamente entrambe queste cose

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  • Raffaele Porta
    20 agosto 2018 at 19:08 - Reply

    Non credo molto negli effetti su larga scala di questo tipo di progetti… se non per il loro valore simbolico che, in ogni caso, è importante. Penso, infatti, che solo “la lotta agli inquinamenti su scala globale” possa avere efficacia per salvare la nostra biosfera. In particolare, dovrebbeto preoccupare i 400 milioni di tonnellate di materiale plastico che vengono prodotti e di cui viene riciclato meno del 10%. La GPGP tra le Hawai e la California ne è una “plastica” testimonianza! Un’isola grande due volte il Texas -che la maggioranza degli umani, sono certo, ignora- e che avvelena l’acqua grazie alla quale la materia vivente ha potuto svilupparsi.

  • Roberto Braibanti
    Roberto Braibanti
    22 agosto 2018 at 19:06 - Reply

    Caro Raffaele in primis grazie per il tuo commento .
    Concordo.
    Gli stati dovranno porsi il punto della riduzione a monte degli inquinanti ,sopratutto le plastiche .
    Qualche segnale si vede ma troppo timido per il disastro in corso di cui tu scrivevi un esempio.
    Ma non sottovaluterei il peso delle esperienze locali e della crescita di consapevolezza nei cittadini che queste portano con loro.
    Il problema ambientale oggi in tutte le sue declinazioni è un problema culturale .
    Per cui io credo che come ci disse Ghandi tante piccole gocce fanno gli oceani.
    Credo sia giusto provarci