Fridays For Future Napoli: «Parliamo del climate change nelle scuole!»

Monica Capo e Vincenzo Mautone, i fondatori del comitato napoletano: «Contro di noi campagna di disinformazione, le lobby del petrolio sono molto potenti»

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Riccardo Bruno

Ispirato dalle iniziative della giovane attivista Greta Thunberg, il movimento “Fridays For Future” il 15 marzo ha organizzato cortei in tutto il mondo contro le politiche industriali ed economiche che hanno causato il climate change. In Italia hanno sfilato più di un milione di giovani e Napoli, con oltre 50mila manifestanti, ha avuto il secondo corteo nazionale più partecipato. Abbiamo incontrato i fondatori del comitato di Napoli del FFF: Monica Capo, attivista, insegnante e giornalista e Vincenzo Mautone, attivista e studente universitario.

            Com’è cominciata la vostra avventura?

MC: Io vengo da anni di lotte ambientaliste…Per il FFF sembrava che a Napoli tutto tacesse, una sera a inizio febbraio mi sono detta «Quasi quasi apro io la pagina social» però, dopo averla aperta, ho scoperto che ce n’era già una, quella di Vincenzo… Avevo già preso accordi con i referenti di Milano…

VM: Anche io… Praticamente abbiamo creato i canali social nello stesso giorno…

MC: L’ho chiamato e abbiamo unificato le pagine… Ho radunato associazioni ambientaliste come WWF, Greenpeace, Stop Biocidio, abbiamo tenuto le riunioni per organizzare gli scioperi e poi il corteo del 15.

Venerdì 23 ci sarà il corteo a Roma, dopo le proteste vengono le proposte. Quali sono le vostre?

MC: Ci vuole un grande lavoro di informazione corretta, contro la disinformazione. La stessa Greta dice «Attenetevi ai dati scientifici, quando parlate». Abbiamo chiesto al MIUR di inserire il climate change nei programmi di studio, non puoi continuare a parlare genericamente di inquinamento, devi far capire che è un’emergenza!

Come?

MC: Vorremmo che fosse diramata la dichiarazione di emergenza climatica direttamente nelle scuole… Bravi gli studenti di Torino che hanno detto all’Università «Date un esempio di sostenibilità!» e cioè: efficientamento energetico dell’Ateneo, installazione di erogatori di acqua per eliminare la plastica delle bottiglie dei distributori, mobilità sostenibile con il bike sharing all’interno dell’Università… Anche le scuole potrebbero essere plastic free, sarebbe un grandissimo risultato.

VM: Come studenti, abbiamo deciso di chiedere il rispetto di protocolli e accordi in materia ambientale globale, ma anche di focalizzarci sulle realtà locali… Per un grande cambiamento, ci vogliono cambiamenti locali, dal basso. Qui a Napoli penso agli inceneritori, alla “Terra dei fuochi”…

            Noi cittadini cosa possiamo fare?

MC: Inizia dall’eliminare la plastica dalla tavola… Quanti continuano a comprare acqua in bottiglia pensando che sia migliore di quella di casa? La plastica si accumula ed è difficile da smaltire! Inquina gli oceani e ritorna nella nostra alimentazione perché i pesci se la mangiano… Scuole Plastic free, istituzioni plastic free… Oppure puoi piantare un albero nel tuo giardino: la deforestazione incide molto sul riscaldamento globale… Ci sono tanti comportamenti che ognuno può adottare nel suo piccolo…

            L’Italia e le politiche ambientali…

VM: Vogliamo chiedere al governo italiano il taglio dei 16 miliardi spesi per i combustibili fossili, per far sì che vengano spesi per l’istruzione, per l’educazione ambientale, per le energie rinnovabili… Ci vogliono più investimenti nella sanità pubblica, per quelle persone che si ammalano di tumore a causa delle devastazioni ambientali e che non hanno la possibilità di accedere alla sanità pubblica per cure adeguate…

Il capitalismo è il nemico dell’ambiente… Ma è possibile ancora parlare di ‘crescita’? Non sarebbe ora di parlare di ‘decrescita’?

MC: Il modello della ‘decrescita felice’ di Latouche in passato è stato molto criticato, ancora oggi lo è… Io mi rifarei piuttosto a Kennedy che diceva che per una società non è tanto importante la crescita economica quanto il benessere dei cittadini… Invece noi, ora, stiamo andando nella direzione opposta, pensiamo che crescere economicamente significhi distribuzione equa delle risorse… Invece non è così. Le multinazionali hanno accumulato denaro devastando l’ambiente e creando una società diseguale… C’è un’élite che vive nel benessere assoluto mentre c’è gente che non ha i soldi per farsi un importante esame, come una mammografia, perché le liste di attesa negli ospedali, come al Pascale di Napoli, sono di dieci mesi! E tu, nel frattempo, puoi anche morire, se non te la puoi fare privatamente.

Cosa ci aspetta?

MC: Dobbiamo trovare il sistema per convivere con una situazione che sarà sempre più difficile, sistemando le città perché gli eventi eccezionali diventeranno sempre più gravi, con sempre più vittime… Ma dobbiamo anche rendere più accessibile la sanità e le cure alle persone che si ammaleranno… Il riscaldamento globale e l’inquinamento porteranno anche tutta una serie di malattie…

Greta è stata dipinta come un burattino delle lobby che l’avrebbero utilizzata per far sfogare le masse, neutralizzandole… Che rispondiamo a queste critiche?

VM: Era prevedibile una cosa del genere… Siamo stati criticati perché si pensa sia inutile tentare, tutti sono convinti che questa situazione sia irrimediabile… Ma noi abbiamo la determinazione che ci porta a dire “Ok, forse una soluzione è impossibile, ma comunque ci proviamo”. Non provarci affatto è una sconfitta in partenza… Di tutte queste critiche a noi non importa assolutamente nulla, non abbiamo più tempo per questi giochetti, dobbiamo agire subito.

MC: Finora, ad una settimana dalla manifestazione non c’è stato un solo politico in Italia che abbia detto «Abbiamo capito, adesso ci rimbocchiamo le maniche e vediamo cosa fare»! Sia i vecchi che i nuovi! Il vecchio si va a inchinare ai cantieri della TAV, il nuovo va a fare la genuflessione all’ENI nella Basilicata devastata dal petrolio… Non prendono nessuna distanza dalle lobby delle energie fossili, del petrolio che devasta l’ambiente…

A Napoli non si vedevano tante persone in corteo dai tempi del ‘Fiume in piena’ di “Stop Biocidio” … Abbiamo dimenticato la “Terra dei fuochi”? È passata in secondo piano?

MC: Ma chi è sceso in piazza il 15, è sceso anche per la “Terra dei fuochi” … Non riesco a pensare ad un ragazzo che manifesta per il climate change e dimentichi, per dire, la nonna ammalata di cancro… Le due cose non sono separabili… Ma purtroppo ‘loro’ sono forti…

Loro chi?

MC: I poteri economici di questo paese che hanno i loro rappresentanti in Parlamento… La gente è consapevole e non ha smesso di lottare… Anche quando lotti contro il cancro, lotti contro il sistema… Ma c’è una sproporzione di forze… Noi votiamo, ma la situazione non cambia… Vanno sempre avanti le grandi opere, le aziende petrolifere… Anche quando si fa un’operazione ‘verde’, anche quando le aziende si buttano sul green, c’è speculazione… A volte ci ritroviamo territori completamente ricoperti, per esempio, di pale eoliche… Anche quello è consumo indiscriminato del territorio… Le pale eoliche vanno collocate ben distanziate, altrimenti devasti il territorio… Purtroppo oggi le persone sono chiamate a scegliere tra lavoro e ambiente e salute, come a Taranto, come nel Sulcis… È una caratteristica del capitalismo di rapina!

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