Francia: comunque andrà al ballottaggio sarà nera

Un uomo di banche e di stile gattopardiano contrapposto alla donna che esorta pensieri xenofobi e razzisti. La difficoltà degli elettori di sinistra. il successo di Mélanchon

Emmanuel Macron (23,86%) e Marie Le Pen (21,43%) sono i due candidati che si sfideranno per un posto all’Eliseo nel secondo turno delle elezioni presidenziali Francesi.

Alla luce dei risultati del primo turno delle elezioni, un agghiacciante scenario si profila all’orizzonte. La scelta tra un centro moderato e una destra estremista di derivazione fascista (non dimentichiamo chi fu Jean-Marie Le Pen, padre dell’attuale candidata del Fronte Nazionale). I cinque anni di governo di Hollande hanno mostrato chiaramente i limiti di qualunque movimento socialista europeo e la conseguente avanzata dei movimenti conservatori e protezionisti.

xelezioni-francia-atlante-Le-Pen.png.pagespeed.ic.Sc8UOuuShHLa tendenza era già anticipata dal Brexit e dalle successive elezioni americane, con l’esclusione dell’unico candidato in grado di dare una continuità alle riforme sociali iniziate dall’amministrazione ObamaBernie Sanders – e, di conseguenza, con la scelta forzata tra un presentatore abbronzato degli anni 80 ed una ex first lady con più sangue sulle mani di un matador alla corrida.

In Francia, nonostante l’impressionante 19% di Mélanchon, i risultati sono perfettamente in linea: da un lato Le Pen, rappresentante popolare e populista che ha avuto la capacità di ammorbidire i tratti di quel FN estremista e di avvicinarlo ad un elettorato centrista, impaurito dalla situazione economica e sociale di un paese che si voleva economia trainante di questa Europa; dall’altro Macron, il rappresentante della Francia “bene”, della Francia Gattopardiana, la Francia dell’affinché tutto resti com’è, tutto deve cambiare: il candidato, ex-ministro del governo Hollande, infatti domina tra le categorie benestanti, mentre la sua popolarità scende drasticamente tra i giovani, i disoccupati e i meno abbienti.

Se, con l’inizio della crisi, i partiti di (centro) sinistra si erano offerti come alternativa ad un sistema incentrato sull’austerità e sulla centralità delle banche – basti pensare a Syriza, Podemos, 5 Stelle, ma anche al partito socialista francese -, i risultati disastrosi delle politiche economiche ed estere degli ultimi anni hanno spinto l’elettorato mondiale ad accettare quasi passivamente le riforme imposte dal FMI e dalla BCE. A nulla sono serviti i movimenti di protesta di massa e di sostegno a quei paesi piegati in due da un’economia non adatta all’Europa dei 27.

14febbraio_Atene_contadini-PAME_3Ci si è resi conto – forse arresi all’idea – che un cambiamento di qualunque tipo fosse quasi un’utopia all’interno di un sistema capitalistico fatto e sostenuto dalla creazione e dal mantenimento di un debito. Meglio restare sulla strada conosciuta e non rischiare oltre, altrimenti addio pensioni, scuole e sanità pubblica, moneta unica e così via.

A questa disillusione degli elettori di centro e centrosinistra, si oppone il movimento guidato dalle destre xenofobe, razziste e indipendentiste che nel corso degli anni – anche grazie a recenti e numerosi attentati terroristici – hanno lavorato su una politica di paura, promettendo un aumento di controlli, sicurezza e protezionismo.

Il secondo turno delle elezioni, che si terrà il prossimo 7 Maggio, sarà determinante non solo per il futuro della Francia: dopo Regno Unito e Stati Uniti, il mondo intero avrà gli occhi puntati sui nostri cugini d’oltralpe.

lepenIl futuro dell’Europa, come unione economica e sociale, sarà nelle mani di sessantacinque milioni di francesi. Se fosse Le Pen a trionfare, potremmo dire addio all’Europa come l’abbiamo conosciuta, fatta di libero mercato e circolazione di beni e persone. E soprattutto, dovremmo anche aprire le porte a tutti quei movimenti di destra che sarebbero legittimati da un tale risultato. Se invece fosse Macron a vincere, l’Unione diventerebbe portavoce di un sistema bancario che ha messo in ginocchio le economie dei paesi del sud, causando disoccupazione e stallo.

Insomma, che vinca uno o che vinca l’altro, l’avvenire non appare dei più raggianti.

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