Fatturazione a 28 giorni: italiani in ginocchio

Assurdo. Una penisola bagnata dalla povertà: dati Istat di luglio confermano cinque milioni di italiani in povertà assoluta

Riceviamo e pubblichiamo

di Martina De Biase

Nel frattempo le aziende di telefonia gravano ulteriormente nelle tasche degli italiani poveri con un’imposta da pagare in più all’anno, una trovata fasulla e furba: fatturazione a 28 giorni.

Questo ha costretto milioni di italiani a fare a meno ad un delle proprie linee telefoniche, fissa o mobile, per cercare di correre ai ripari, già vessati dalle condizioni in cui grava questo paese.
E’ girata la notizia che ci sarebbe stato un rimborso da parte delle aziende di telefoni a inizio mese, ma solo voci false di corridoio: nessuna iniziativa del genere avrebbe mai avuto seguito.

Intanto si sta muovendo il Governo con l’on. Alessia Morani per l’obbligo della fatturazione dei servizi su base mensile, garantendo l’inserimento della proposta sotto forma di emendamento alla stessa legge di Bilancio.

Anche la Cisl interviene col segretario confederale, Andrea Cuccello, affermando la gravità di questa imposta e riconoscendo il gravissimo stato di difficoltà economiche in cui versa l’Italia.

Le aziende telefoniche,illo tempore, mandarono il loro messaggio informativo, un mese prima, in cui i clienti potevano scegliere di cambiare gestore senza pagare alcuna penale, – cosa non semplice, specialmente per chi ha degli obblighi con apparecchi in dotazione o rateizzati con l’acquisto di pacchetti – quando si trattava di un’iniziatica generale e già in corso, a cui l’utente non poteva sottrarsi in tempo utile.

Consumatori messi all’angolo, di cui buona parte senza impiego, anziani con pensioni bassissime, per cui la vita è tutto meno che dignitosa, e un’imposta in più da pagare che pesa come un macigno.

Questa “fatturazione a 28 giorni” non fa altro che sottolineare l’esistenza di un vaso di Pandora, ormai marcio e colmo, che dietro ad un problema ne segue un altro ed un altro ancora e giacché è difficile da risolvere, si fa meglio a tergiversare, forse perché una soluzione se esiste, dovrebbe impiegare i mezzi economici di cui dispongono le “classi agiate” le quali non rinuncerebbero mai ai mensili d’oro.

Un popolo spaccato: chi vive, chi sopravvive e chi non vive. Peccato che le ultime due categorie sono la stragrande maggioranza degli italiani. Un fatto oggettivo che ogni giorno si tende a rimandare. Politici in mezzo alla gente e lontani dal popolo. Ma questa è un’altra storia

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