Far West di Stato

Insicurezza, crisi economica, corruzione, povertà, distribuzione del denaro, lavoro, fuga dal Paese e il governo invoca la legittima difesa dello Stato

Quando si lega il tema della legittima difesa a quello della sicurezza, bisogna ricordare sempre che la “insicurezza” percepita dalla gente, non deriva solo dalla presenza della criminalità organizzata o meno, ma dipende principalmente dalle condizioni dello sviluppo socio-economico.

Dobbiamo essere consapevoli che senza sicurezza economica, se le persone non sono messe in condizioni di poter far fronte alle esigenze concrete della vita quotidiana, non potrà mai esserci nessun tipo di pace sociale.

The_financial_crisis_Wallpaper_World_Financial_Crisis_013917_Oggi il principale fattore di insicurezza deriva da questa crisi economica diventata strutturale,  determinata da tanti fattori, e che possono essere riassunti in uno solo, e cioè nella responsabilità in capo ad un settore della società internazionale che si è impossessato della maggioranza dei beni oggi disponibili.

Nello specifico l’imprenditoria italiana aggiunge delle sue specificità. Oltre ai suoi mali endemici legati al familismo e alla contiguità con il mondo politico corrotto,  invece di investire nella modernizzazione delle proprie aziende per aumentare la qualità e la produzione, reggendo alla competizione internazionale,  ha scelto una politica più conservativa, che non richiedesse l’aumento del rischio d’impresa, preferendo mirare alla diminuzione dei costi di produzione, puntando sulla flessibilità del lavoro, l’acquisto di semilavorati all’estero e la scelta dell’Euro come moneta forte in grado di aiutare le importazioni.

Proprio quest’anno assistiamo al paradosso tutto italiano, battuti tutti i suoi record storici nelle esportazioni, solo la Germania ha fatto meglio, e contemporaneamente registriamo l’aumento dei disoccupati, addirittura nel sud un giovane su due non ha un lavoro, e molti, sfiduciati,  non lo cercano nemmeno più, tantissimi scelgono di lasciare il paese per cercare un futuro all’estero. In queste condizioni, il varo di una legge come quella sulla legittima difesa, sembra assumere la forma di uno strumento criminale legalizzato, quasi a voler legittimare la soppressione della povertà con l’uso delle armi, invece di combatterla attraverso una distribuzione dei beni più equa, e creando opportunità di lavoro.

tommaso moroIl Capitale non è nuovo a questo tipo di “soluzioni”, anche in passato quando mutando la sua forma,  generando sconvolgimenti sociali ed economici, si è liberato degli “effetti collaterali” con metodi molto sbrigativi, infischiandosene di ogni forma di etica socio-esistenziale.

A questo proposito viene in mente il teorico cattolico Tommaso Moro, diventato poi santo, considerato da molti un socialista ante litteram, già nel ‘500 con il suo libro UTOPIA, sul tema della sicurezza sociale divulgava concetti  validi ancora oggi, quando nella sua Inghilterra si preferiva condannare a morte i disperati creati con le politiche latifondiste, invece di rimuovere le cause della miseria che li generava.

Il Parlamento inglese dell’epoca emanò una serie di “Enclosures acts”, leggi che obbligavano la recinzione dei possedimenti terrieri, compresi quelli demaniali. Recintare comportava però spese molto alte e i piccoli proprietari impossibilitati a sostenerle, furono costretti a vendere le loro terre. In breve tempo si raggiunse la concentrazione della proprietà terriera nelle mani della sola aristocrazia inglese. All’agricoltura furono preferiti i pascoli, perché l’industria della lana garantiva ai “signori”, oggi diremmo l’élite,  maggiori guadagni.

poverty4I danneggiati furono principalmente i contadini, cacciati dalle terre che prima erano demaniali,quindi beni comuni, e solo una piccola parte di loro fu assorbita come forza lavoro nell’industria nascente, il resto fu gettato nella miseria più nera.
A seguito di questo sconvolgimento sociale ed economico, il furto e l’accattonaggio, così come il vagabondaggio, divennero all’ordine del giorno.

Per ristabilire l’ordine questi “reati” furono puniti con il massimo della pena, la morte.
Tommaso Moro già allora sosteneva che il problema non era perseguire i reati e condannarli, quanto comprendere e rimuovere le cause alla base dell’ingente miseria, determinata dall’urbanizzazione forzata di popolazioni costrette ad abbandonare la campagna:
Mai sarà possibile instaurare la giustizia nello Stato finché esisterà la proprietà privata e il valore delle persone sarà misurato dal denaro”.
Concetto ribadito 300 anni dopo da Karl Marx , poi negli anni distorto dalla disinformazione capitalistica.
La stessa critica vale anche per le istituzioni dominanti di oggi, nell’esaminare le cause di fondo del grande disagio che vivono le classi popolari del nostro tempo, si ritrovano come allora, le responsabilità dei cosiddetti “poteri forti” economici e sociali.

corruzione-kYrC--258x258@Sanita2Con la trasformazione del capitalismo da industriale a finanziario, come allora sostituendo l’agricoltura con i pascoli, si è preferito privilegiare i lauti profitti di pochi, a decremento dello sviluppo economico generale, bloccando quel benessere redistribuito con il lavoro, generando così una disoccupazione che ha raggiunto livelli record.

E la nostra politica impotente, non riuscendo a dare soluzioni in grado di modificare la condizione di miseria di tante persone, si limita ad assecondare le loro insicurezze, inculcate dalla stessa politica ed amplificate dai media. Si procede a spot elettorali, partorendo leggi come quella sulla legittima difesa ed il barbaro decreto Minniti, strumenti che non assicureranno un lavoro, una casa o la possibilità di provvedere ai bisogni della propria famiglia, ne tanto meno la sicurezza, placano soltanto la percezione di criminalità esistente nella testa della gente, nonostante tutti gli indicatori diano i reati “predatori” in calo.

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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