Essere donna in Marocco

Tra spinte di liberazione e politiche di repressione

Riceviamo e pubblichiamo da Marco Sbandi

In Marocco, come in Italia, si assiste ad un risorgere di spinte violente contro le donne e contro i diritti umani in generale da parte di ambienti che cercano di accreditarsi come rappresentanti della ortodossia rmorale presso le autorità religiose ed il loro potere sociale : in Italia si tratta di correnti politiche e affaristiche legate alla vecchia Dc e alla destra in generale che cercano la benedizione vaticana, in Marocco si tratta del PJD (dichiarata ispirazione islamica) e dei suoi satelliti territoriali.

In entrambi i casi però, sotto o dietro la presunta volontà di mantenere intatta e dominante la morale religiosa, ci sono affari di natura economica e quindi di potere. Sia la Dc con i suoi discendenti che il PJD (ed altri partiti di sedicente ispirazione musulmana e cristiana) devono il loro successo economico allo sfruttamento del sistema di assistenza sociale, tolto allo stato progressivamente, per interesse economico e potere di influenza sugli utenti.

In altre parole da un lato questi partiti riducono lo stato sociale pubblico, e dall’altro creano servizi nello stesso campo (sanitario, assistenza sociale, etc) che dipendono dal partito e che verranno pagati prima o poi dagli utenti con un voto alle elezioni e con una dipendenza crescente dalla burocrazia partitico-religiosa. Questi parassiti cioè svuotano il sistema di assistenza sociale per farsi passare per paladini della assistenza sociale, e quindi di una spinta egualitaria e morale che non hanno assolutamente.

Il modello sociale proposto e sostenuto, soprattutto nella propaganda (nella vita privata la contraddizione è spesso totale) è quello di una società fondata sul potere maschile (padre, fratelli, mariti, imam, etc) in cui le donne sono le custodi del focolare presso il quale devono vivere e intorno al quale devono far girare le loro attività e la trasmissione del ruolo maschile alla prole.

Tendenzialmente quindi la donna non deve farsi vedere in pubblico, e se conviene che lo faccia per portare un salario a casa, deve essere completamente coperta di stoffe più o meno spesse.

Questo maschilismo ossessivo serve a preservare il potere maschile in tutte le gerarchie esistenti nel paese : nella famiglia, nel villaggio, sul lavoro, nel parlamento, e all’estero in caso di migrazione.

Ma intanto le donne sono cambiate, soprattutto negli anni “80 e quindi questo ritorno al passato, con l’aggravante di abiti di forge ancora più opprimenti delle tradizionali marocchine, si scontra con le loro aspirazioni e con la necessità anche per i maschi del clan di beneficiare del salario che le donne portano a casa lavorando in fabbrica, in ufficio, nel commercio, e altrove.

Questo cambiamento, questa presa di coscienza dei propri diritti, è avvenuto/a anche nell’impatto con l’ambiente di lavoro, perché lì hanno incontrato altre donne con problemi ed esigenze e rivendicazioni simili e hanno capito che l’unione tra donne avrebbe potuto portare a risultati.

Anni di lotte hanno portato alla legalizzazione del divorzio, al matrimonio senza obbligo di testimoni maschili, alla abolizione della abominevole legge che consentiva agli stupratori di non andare in galera se erano disposti a sposare la vittima (considerata come un bene danneggiato della comunità che quindi chiedeva il pagamento dei danni …)

Restano ancora però discriminazioni da superare e leggi da modificare o abolire : deve essere ancora abolito il divieto di aborto, il non riconoscimento del legame con la prole in caso di divorzio o di affido di orfana, il non riconoscimento della maggiore età ai 18 anni per le ragazze adottate, etc. Che la frenesia maschilista del PJD nasconda anche solidi interessi economici lo dimostra la coincidenza tra crisi del mercato del lavoro e tentativo di rimandare le donne in casa : le statistiche dicono che per una laureata è molto più difficile trovare lavoro che per una donna analfabeta e per un uomo (laureato o analfabeta). I media fingono di stupirsi di questo fenomeno che trova la sua spiegazione nella volontà delle imprese di ridurre al massimo i salari, e quindi preferire una dipendente senza alcun titolo di studio e più debole in fase di contrattazione e difesa dei propri diritti individuali e collettivi che non una laureata, che evidentemente ha più strumenti culturali per difendersi. L’attacco del PJD corrisponde e risponde cioè agli interessi capitalisti, quegli interessi che il PJD serve ogni giorno in parlamento con politiche di privatizzazione di ogni settore possibile, e con la firma di contratti e accordi a perdere con i più grandi gruppi industriali stranieri (Francia, USA, Germania, Cina, India, Giappone, Brasile, Corea, Israele, etc) che vengono invitati ad aprire fabbriche e atelier in Marocco con agevolazioni fiscali decennali, salari ufficialmente abbassati rispetto allo smic, cessione di chilometri di terra marocchina, esproprio di terre collettive lavorate per un secolo da donne, etc.

Se non sempre le famiglie più povere sono quelle più oppressive, certamente è più difficile per una lavoratrice, figlia di casalinga, costruire la propria vita indipendente con un salario più basso, orari di lavoro più lunghi che si sommano ai ritmi di lavoro e assistenza in casa, contrattare il proprio salario (spesso verbalmente), resistere ai ricatti sessuali rafforzati da di minacce di licenziamento,

difendersi dalle aggressioni in luoghi pubblici (fermate autobus) e nei mezzi di trasporto (si pensi ai ricatti che subiscono le braccianti nei campi in Italia o Spagna da parte dei “caporali”), e persino curare la propria igiene personale, visti i prezzi troppo alti degli assorbenti (una campagna per sensibilizzare le ragazze e le donne sull’argomento, e magari i parlamentari, è stata lanciata con la foto su fb di assorbenti macchiati di sangue mestruale).

Eppure la resistenza delle donne continua : manifestazioni per il diritto all’aborto, per il diritto alla terra (che già hanno coltivato per diverse generazioni), per il diritto al riconoscimento della prole, per il diritto a convivere senza matrimonio. La sciagurata e opportunista alleanza del PPS (ex partito comunista) con il PJD al governo, e la debolezza di altre formazioni di sinistra, ha certamente frenato la traduzione delle lotte delle donne in nuove leggi ed in una costituzione più rispettosa delle loro rivendicazioni, favorendo invece le pressioni di FMI e Banca Mondiale per le privatizzazioni in ogni campo e l’espulsione delle donne dal campo del sapere e dal mercato del lavoro. In una società in cui il cosiddetto “welfare” viene sistematicamente smantellato la pressione sulle donne perché tornino ad occuparsi esclusivamente di anziani e prole sarà molto forte, e in assenza di un riconoscimento serio di molte malattie professionali contratte dalle donne in fabbrica (tessile e non solo) rischieranno di pagare un prezzo altissimo.

Non stupisce allora che cerchino di emigrare ma questa legittima aspirazione è frenata in modo violento dalla pressione UE diretta e indiretta sulle autorità marocchine, pressione tendente ad avere immigrate disperate, ricattabili, sotto il fuoco del padrone e della famiglia.

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