ESASPERATISMO DOPO L’ ETA’ DELLA MENTE

Come il ritorno all'Umanesimo passa attraverso il mondo delle arti e della cultura

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di: Ciro Ridolfini

Giambattista Vico, nell’ osservare il percorso storico-evolutivo dell’ uomo, focalizza tre età fondamentali: l’ “età ferina” , dove gli uomini non sono che bestie confuse e stupite ; l’ “età della “humanitas”, dove gli uomini, nel seppellire i morti, sono presi dalla fantasia, grazie alla quale cominciano ad “avvertire” con animo perturbato e commosso e sono in grado di concepire le prime favole intorno agli dei ; l’ “età della mente”, che vede l’ evolversi della storia tra fasi alternatamente di progresso e di decadenza, e, col sorgere dei vari ordinamenti civili, lo svilupparsi della ragione.

Con l’ età della mente l’ uomo amplia e migliora le civitas, arrivando fino alle grandi metropoli di oggi. Sviluppa reti autostradali, perfeziona sempre più i suoi mezzi di locomozione, per sempre più rapidi spostamenti .

La rivoluzione industriale , nella sua fase di tecnologia avanzata, innesca una insaziabile furia di “frenesia”.

Uomini e donne sono presi da una smania morbosa del “tutto e subito” e sono freneticamente competitivi sia nel bene che nel male. Le città sono viste come siti di sconsiderato consumo, gioco, divertimento, come gioia del vivere in un sovrano piacere sempre più accomodante e senza limiti. “O tutti o nessuno”! grida la politica, intrapresa solo per “moda” da “polli di allevamento”, per dirla con lo chansonnier di turno Giorgio Gaber .

Una “frenesia” che condurrà tutti ad una amplificazione della corruzione e del mal costume in una gara di elogio di falsi miti come il dio danaro, il dio sesso, il dio potere, lasciando campo libero al mafioso antistato o glorificandosi di “rivoluzioni incompiute”, finendo, comunque, coll’ingarbugliare perfino l’ economia ed abbattendo ogni spiritualità delle coscienze. Una “frenesia” che ha per contraltare l’ esaurirsi delle materie prime, la carenza di energia non più ad essa sufficiente, lo scombussolamento degli ecosistemi, l’ imporsi della plastica che uccide, l’ inquinamento, la scarsità d’ acqua, lo sconvolgimento meteo-climatico del pianeta, ecc.

Una “frenesia” non più possibile all’ affacciarsi del terzo millennio, dove l’ incertezza del futuro si fa tutt’uno tra panico e sgomento. L’ uomo entra in una fase di risentito quanto improduttivo “smarrimento” nell’ assaporare il proprio declino. La Tecnica, surclassante sull’ Umanistica, trionfa indisturbata, inducendo l’ uomo ad un cinico porsi in una falsa prospettiva di “recupero”.

Uno smarrimento drammatico che non più reagisce, né si completa, né si esaurisce. E’ lo stallo della economia, della produzione, il declino delle Arti, lo sconquasso di ogni sentimento, l’ angoscia istintuale di un legittimo “ ri-sentimento “, la esasperazione per un immane accumulo di scelte erronee. Esasperazione avvertita intensamente ed unitamente ad un forte desiderio di rivincita su un maleficio umano divenuto fin troppo pericoloso nel prospettare un oscuro orizzonte senza ritorno.

Urge una via di salvezza! Il vivente non ha il tempo di vivere ! non vi sono più verità definite in una velocità di mutazioni imprendibili! L’accelerazione mai vista prima che l’ innovazione tecnologica ha impresso alle nostre vite ha frantumato e frantuma qualsiasi, se pur minima, possibilità umanistica ! resta il patire soggettivo all’ indifferenza di una comunità mediocre che ancora esprime lo stallo di un orizzonte metafisico classico ! L’ uomo è chiuso sostanzialmente in una morsa di esasperata “paticità e indifferenza” dove la Comunità “implode” in “Comunità e solitudine”.
Bene ! e dopo l’ “età della mente ? cosa si prefigura ? quali saranno i destini dell’ uomo ? Vico c’ insegna che proprio nelle ore di confusione, di “smarrimento” si deve trovare il “fondamento”. E la memoria storica è il fondamento per individuare la via di una rinascita. Ma si è veramente in tempo per un recupero ? dove sono finiti i migliori sogni dell’ uomo? Le ansie, le aspirazioni, le Arti, la morale, i progetti di libertà, di giustizia, i suoi mondi, i suoi valori, insomma, “la ragione” del vero progresso ?

Qualcosa di risolutivo e di urgente fermenta, o meglio si fa avanti con determinazione, per arginare l’ “agonia” del mondo . E’ tempo di un rinnovato respiro , di una vera azione concreta che avvii l’ umanità ad un nuovo processo storico.

Nel 2000 Adolfo Giuliani, coraggioso partigiano del progresso, fonda l’ <Esasperatismo>, movimento attivo delle coscienze, elevandone a simbolo un “bidone” abbandonato su strada. Da questo contenitore “ammaccato” e sporco di “Umanità disumanata”, si eleva il grido di tutti quegli esseri sensibili che non rinunciano, per dirla con la poetessa-pittrice Elena Tabarro, “a pretendere che da questo <bidone> venga fuori / il chiaro senso di <coscienza> che ci conduce / al viaggio urgente verso il <movimento> / il cambiamento / <il ricongiungimento all’ energia naturale> / del mondo /. La Tabarro che in tenera confessione conclude: ‘è questo <l’ esasperatismo che ogni giorno racconto !”.

Tutte le pulsioni più ardite e schiette dell’ interrogare filosofico, tutto il ri-sentimento dell’ “ universo muto” delle Arti visive, tutto il sentimento del tempo avvertito dai poeti e tutte le metafore di saggi e romanzi, sicuramente sono finiti in quel “bidone” per “gridare silenziosamente” l’ urgenza di una speranza concreta di rinascita.

Il bidone, che per caso si è portato da Adolfo Giuliani, diventa vero e proprio “logos”di attive pulsioni. Rivendica così il ridisegno delle città malate, quelle ancora prive di una architettura armonico-ambientale per un umano habitat. Rivendica la riorganizzazione degli “ordinamenti civili”, il ritorno all’ Umanesimo attraverso le Arti e la Letteratura, l’ abbattimento della burocrazia, la schiavizzazione della Tecnica per una vera liberazione dell’ uomo, il raggiungimento di una genuina spiritualità.

Dopo le tre età fondamentali osservate da Vico, si entra nella quarta età, sicuramente di lunga durata, dell’ <Esasperatismo>, rappresentativa di un <uomo nuovo> impegnato in una azione concreta e assidua nello sciogliere l’ intrigo difficile quanto complesso della precedente età “deragliata e avvilente” della mente. Esasperatismo esteso a tutti i luoghi fondativi dell’ uomo che per secoli avrà da fare i conti con una “ricostruzione” del mondo, nel guadagnarsi il compiuto raggiungimento di una “ civiltà autenticamente civile”.

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