È ora che il mare torni a bagnare Napoli

Mistero nel Porto di Napoli, sequestrato da 70 anni. La più grande azienda in città che dovrebbe/potrebbe generare sviluppo e posti di lavoro

Una risorsa decisiva per la città che a tutt’oggi viene incredibilmente sottoutilizzata, lasciata senza una guida e senza una progettualità di prospettiva.

Una gestione che ha provocato un’emorragia di posti di lavoro, dal 2008 si sono persi almeno il 20% degli occupati, oltre a centinaia di milioni di finanziamenti europei non utilizzati. Nonostante questa precarietà, ed a conferma dello spreco delle sue enormi potenzialità, il Porto di Napoli risulta comunque il terzo scalo italiano per il traffico crocieristico, dietro solo a quello di Venezia e Civitavecchia, contribuendo in modo consistente al boom di presenze di turisti che si va consolidando in città ormai da alcuni anni: 1,2 milioni di passeggeri nel 2015 (+7,7% rispetto al 2014).

porto1La vera forza di un porto però, è sempre il movimento dei containers, ed a Napoli questo settore è ancora troppo al di sotto delle sue enormi potenzialità, troppo poche infatti sono le gru al lavoro oggi, e anzi, a causa dell’incertezza gestionale, assistiamo anche all’abbandono del porto di Napoli di grandi compagnie-imprese come la COSCO, la compagnia di stato della Cina oppure compagnie di trasporto napoletane come Moby Lines o Grimaldi Lines che operano in porti lontani da Napoli, come quelli di Piombino, Livorno, Salerno o Civitavecchia e non a Napoli.

Inoltre il Porto necessita di lavori strutturali, che gli permetterebbero di essere nelle condizioni di accogliere anche le navi di ultima generazione, rendendolo quindi veramente competitivo, motivo in più questo, per accelerare i tempi e cominciare a programmare il futuro. Ulteriori perdite di tempo, significano potenziali accordi commerciali mancati o che si dirigono verso altre destinazioni portuali.

La risoluzione di questa problematica merita adesso la giusta attenzione, la massima urgenza, un porto in piena attività rappresenta un fattore di sviluppo importantissimo per la città, e quindi deve diventare uno dei principali assilli delle istituzioni locali e centrali, in particolar modo in una fase tragica come quella che viviamo sul fronte dell’occupazione!

Il trend dei dati sull’emigrazione va assumendo quote sempre più vicine al dopoguerra, sia per quanto riguarda i giovani, ormai non più solo pochi “esterofili” alla ricerca di una diversa scelta di vita o a caccia di un lavoro altamente specializzato difficile da trovare a Napoli, ormai emigrano soprattutto in cerca di prima occupazione, anche di lavoro poco o per nulla aderente ai titoli conseguiti, spesso anche sottopagati, pur di iniziare il loro progetto di vita.

L’Italia ormai è diventato il “vivaio” degli altri paesi, le famiglie investono milioni di Euro in formazione per i loro figli che poi spendono per rafforzare il PIL di paesi esteri. Lo stesso vale per gli ultra 50enni che hanno perso il lavoro, in grandi difficoltà a ri-collocarsi, un segmento di mercato del lavoro questo, in coma profondo ormai.

porto 3Quella del lavoro è un’emergenza avvertita dai cittadini come la più angosciosa tra le tante esistenti, la soluzione merita di vedere impegnati fino allo spasimo le istituzioni ed il ceto dirigente al completo, ogni risorsa disponibile va indirizzata verso questo obiettivo, ed il porto in una città di mare è sicuramente una carta vincente. Rimane un mistero il perché non si sia aperto ancora un grande dibattito pubblico sulla situazione del Porto a Napoli, anche per rendere conto ai napoletani del perché di questa “amputazione”, per valutare anche l’ipotesi di mettere in campo azioni per esercitare pressione sul Governo affinchè decida finalmente, almeno cominciando con la nomina della Governance dell’autorità portuale. Una querelle che dura da un tempo ormai infinito, ora la nomina spetta al Ministro Del Rio, il quale ha preso tempo fino al completamento della sua riforma di riassetto degli enti portuali, completata la stessa dopo alcuni rinvii, aveva promesso la nomina entro l’estate che ormai è arrivata, e con essa anche l’ennesimo nulla di fatto. Il futuro del porto di Napoli non può ancora dipendere dai balletti della politica, dalle simpatie o dal tipo di impatto che possono avere alcuni nomi piuttosto che altri, sugli equilibri politici interni ai partiti e tra i partiti. Si rincorrono le voci sull’ Ing. Ennio Cascetta, preferito dal Ministro DelRio o di Andrea Annunziata, ex gestore del Porto di Salerno, nelle grazie invece di Vincenzo De Luca Presidente della Regione Campania, o di chissà chi altri, gradito a chissà chi.

de lucaSi decida subito, possibilmente per competenza!! Avere idee chiare sul porto significa averne anche sul destino complessivo della città, immaginare un disegno organico di sviluppo, che non può basarsi solo sulle pizzerie e le gelaterie piene, (autentica manna fino ad ora), occorre incrementare anche tutti gli commerci e attività della città, per le quali il porto può rappresentare una risorsa formidabile.

I napoletani hanno già vissuto un lunghissimo “sequestro” a scopo politico del loro Porto, ragioni che niente avevano a che fare con gli interessi della città, lo abbiamo vissuto dal dopoguerra in poi, quando all’insaputa dei napoletani il porto fu appunto “sequestrato” dagli alleati americani.

A Napoli operava uno degli armatori tra i più importanti al mondo, Achille Lauro, sulla cui modalità di espansione affaristica (e politica), ci sarebbe tantissimo da dire, soprattutto da “indagare”, ma che tuttavia, preferì (?) abbandonare il porto di Napoli e spostare la sua flotta ed i suoi affari nei porti di Genova e Marsiglia.

Il Golfo di Napoli, uno spazio di mare nel Mediterraneo situato in una posizione geografica ritenuta militarmente strategica, venne di fatto “sgombrato” da altre attività di tipo commerciali, per tenerlo a completa disposizione della Sesta Flotta USA e della NATO, che a Napoli stabilì il suo quartier generale per le operazioni militari nel Sud Europa, condizionando pesantemente lo sviluppo delle attività portuali e mercantili della città per decenni.

La storia del dopoguerra a Napoli è stata molto interessante, poco indagata, questo sacrificio richiesto alla città di Napoli in funzione della sicurezza del Patto Atlantico nel Sud dell’Europa, meritava un risarcimento.

Avrebbe meritato almeno un approfondimento politico e/o giornalistico serio, colpevolmente mancato negli anni, tranne rare ed eroiche e vilipese eccezioni. Avrebbe fornito agli italiani ed ai napoletani in primo luogo, elementi utili per capire il perché del tipo di sviluppo socio-economico che la città ha maturato negli anni, con riflessi riscontrabili fino ai nostri giorni, un’evoluzione direttamente collegata anche al mancato sviluppo del suo porto, soffocato dalla ragion di Stato.

natoIl porto in tutte le città di mare rappresenta il cuore della maggior parte delle sue attività, a Napoli invece, il porto per decenni ha fornito un contributo minimo perché volutamente gestito al di sotto delle sue potenzialità, generando un’economia prevalentemente legata al trasporto passeggeri ed ai traffici intorno alle navi ed alla NATO: ”una colata lavica di pus e di dollari, l’Americano aveva sostituito il Borbone” […], con annesse attività di contrabbando gestite ed ottimizzate poi dalla Camorra.

Ma la guerra fredda è finita da un bel po’, il muro di Berlino è caduto ormai da 30 anni, la NATO è sopravvissuta ad essa, ma almeno ha disancorate le sue porta aeree dal porto di Napoli, ed ha tolto le tende dalla città, lasciando, al netto dell’arricchimento di tanti singoli e gruppi di affaristi senza scrupoli, una città al disastro, morale ed economico

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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  • Restituite a Napoli il suo Porto | Melquidas&Mecondo
    27 settembre 2016 at 14:56 - Reply

    […] È ora che il mare torni a bagnare Napoli […]