“E l’Europa introdusse il coronavirus in Marocco

In Marocco le frasi ottimiste "andrà tutto bene o insieme ce la faremo" ricordano il vincere e vinceremo del duce. un continente abbandonato dall'Europa

Dal nostro inviato  Marco Sbandi

Mentre i delinquenti Legaioli, M5stalle e Pro-Duce, continuano a delirare appena possono sui pericoli sanitari che sarebbero costituiti dai migranti che giungono disperatamente via mare su imbarcazioni di fortuna, l‘Europa ha ancora una volta introdotto un virus in Africa (dopo la peste, il vaiolo, la tubercolosi, il colera, etc).

I primi casi di corona-virus riconosciuti in Marocco sono tutti infatti legati ad europei o marocchini di ritorno dall’Europa. Il 12 marzo il Marocco chiudeva le frontiere con l’Europa, con buona tempestività ma non sufficiente ad evitare lo svilupparsi di diversi focolai, nelle città a maggiore presenza straniera (Casablanca, Marrakech, Rabat e Salè, Fes e Meknes, Tanger).

Il numero di contagi al 19 aprile è salito oltre i 2800 casi, con 138 persone morte per lo stesso virus (in parte con patologie precedenti). Le vittime sono soprattutto anziane (ma l’età tende a scendere) e una grossa perdita in particolare per la comunità ebraica di Casablanca (13 persone al momento), la più numerosa del Paese che conta oggi circa 2000 ebrei su 35 milioni di abitanti (agli inizi del 1900 gli ebrei erano 350.000). Questa influenza sulla comunità ebraica riflette una tendenza generale nel paese tra le comunità religiose: infatti anche nella comunità islamica (maggioritaria) alcuni gruppi hanno organizzato congressi e manifestazioni dopo la chiusura delle frontiere (il PJD, partito di maggioranza relativa al governo). Queste iniziative hanno provocato una diffusione del virus nelle famiglie e nell’ambiente sociale intorno alle famiglie.

Ad oggi (19 aprile 2020) sono chiuse le scuole di ogni ordine e grado, i tribunali, le sedi amministrative, le moschee e gli altri luoghi di culto (sinagoghe e chiese), caffè, ristoranti, tappezzerie, ferramenta, e in teoria tutte quelle attività economiche e produttive non coinvolte nell’assicurare alimentazione primaria e protezione medica. Parcheggiatori, venditori ambulanti, commercianti al dettaglio, tassisti, operai dei cantieri edili sono tra la categorie più colpite economicamente. Anche qui troppi contratti a breve termine e precari appesantiscono la crisi per larghe fasce di popolazione la cui salute è affidata ad un arrangiarsi quotidiano.

Secondo i primi risultati di una inchiesta condotta dalla Confédération Marocaine de TPE-PME i servizi alle imprese e il commercio rappresentano i settori più toccati dal Covid19, con rispettivamente il 21,9% e il 20,6% di un campione di 1080 imprese identificate in maniera aleatoria. Questi settori sarebbero seguiti (secondo la stessa ricerca) dall’industria, dai lavori pubblici, dalla comunicazione e dalla creazione di eventi, dalla agricoltura, dal turismo e dall’artigianato con rispettivamente il 13,5% , il 12,7% , il 10,5%, il 5,7% il 5,2% , e il 4,3%.

Sempre secondo i primi risultati di questa inchiesta, l’83% delle imprese sarebbe in totale arresto di attività, il che rappresenta più dei 2/3 della popolazione studiata, mentre le strutture in arresto parziale di attività non costituirebbero più del 17%. Quindi le TPE (micro-imprese), compresi gli auto-imprenditori, sarebbero le più colpite dalla epidemia con un tasso del 90% mentre le PME (Piccole e medie aziende) rappresenterebbero l’8% e le cooperative il 2%. La ricerca aggiunge anche che le piccole strutture, che dispongono di scarso capitale circolante, saranno nella incapacità di gestire questa crisi per una lunga durata.

L’ obbligo di restare a casa, di uscire solo con giustifica, e di rispettare il coprifuoco totale dalle 18 alle 6, colpisce particolarmente coloro che una CASA non ce l’hanno (senza tetto, abitanti di capanne, “bassi”, scantinati, etc). Adottate a metà marzo queste misure sono ora state prolungate fino al 20 maggio.

Perché imporre una chiusura tale di fronte a numeri di contagi e morti relativamente bassi (2800 casi e 133 morti) su 35 milioni di abitanti? Perché il governo è consapevole delle condizioni disastrose nelle quali ha contribuito a mettere la sanità pubblica, destinandole cifre sempre minori a vantaggio di quella privata e straniera. Questo è il vero nodo!!! FMI e BM, e anche UE e BEI (Banca Europea di Investimento) hanno sostenuto e sostengono anche adesso la privatizzazione di ogni settore economico e sociale della vita del paese, a spese di una maggioranza della popolazione che non è in grado economicamente di accedere alle cliniche private, alle scuole private, alle università private, e che deve far fronte ad una presenza scarsa, a volte scarsissima e di pessima qualità strumentale, di presidi medici pubblici.

Secondo dati del Ministero della Sanità relativi al 2018 i medici nel settore pubblico erano così distribuiti per regione : Casablanca e Settat 3000, Fes e Meknes 1851, Rabat- Salè e Kenitra 1682, Marrakech e Safi 1640, Orientale 944, Tanger-Tetouan-Al Hoceima 860, Souss Massa 547, Beni Mellal e Khenifra 536, Draa Tafilalet 365, Guelmim e Oued Noun 189. Se a Casablanca sembrano molto più numerosi, va considerato che la popolazione della regione ha raggiunto nel 2020 i 7 milioni di abitanti. Il numero di pediatri nel Paese è di 472, di ginecologi 471, di anestesisti-rianimatori 406, di radiologi 338, di oftalmologi 316, di cardiologi 294, di neurologi 256, di psichiatri 213 e di urologi 191. E i dati allarmanti continuano. In neurochirurgia si contano 145 medici, in radioterapia 138, in ematologia 60, in chirurgia cardiovascolare 44, in medicina d’urgenza e catastrofe 38, in chirurgia oncologica 33, in immunologia 18, in tossicologia 5, fisiologia 3 e chemioterapia 1, su una popolazione nazionale di 35 milioni !!! Per quanto riguarda il settore paramedico ci sono 29738 infermieri/e nel pubblico etc. Per quanto riguarda le strutture si contavano 2101 stabilimenti per cure primarie (nel pubblico), dei quali 831 urbani e 1270 rurali; 148 ospedali sparsi in tutto il paese con una capacità di 21692 letti (a fronte di 35 milioni di abitanti). Da statistiche della Banca Mondiale, il numero di letti d’ospedale (pubblici e privati confusi non a caso) per 1000 abitanti è sceso da 1.60 nel 1960 a 1.10 nel 2014 (ma i dati guarda caso non distinguono tra letti negli ospedali pubblici e letti nelle cliniche private).

Nell’ottobre 2019, a seguito di vibranti proteste, manifestazioni e dimissioni di massa dei medici ospedalieri del settore pubblico (e di insegnanti e studenti delle facoltà pubbliche di medicina), il governo aveva varato il Plan Santé 2025 per un investimento totale di 24 miliardi di MAD (circa 240 milioni di euro). Questo piano prevedeva la costruzione di 4 nuovi CHU (Centri ospedalieri universitari) per 3354 letti, 21 centri ospedalieri regionali e provinciali per 3254 letti e l’estensione di quelli esistenti, 21 ospedali di prossimità per 1053 letti. Secondo il governo il numero di ospedali esistenti in Marocco al 30 marzo 2020 era il seguente : regione di Casablanca 5, regione di Marrakech 5, regione di Guelmim 5, regione di Fes 7, regione di Larache 5, regione di Oujda 6, regione di Rabat 2, regione di Midelt 4, regione di Agadir 4, regione di Azilal 4, nella regione rivendicata dal Polisario 2 (uno per Laayoune e uno per Dakhla).

Sono cifre ancora insufficienti rispetto ad una popolazione di 35 milioni di abitanti, con un tasso di crescita che in alcune regioni è ancora superiore all’ 1%. Per avere una idea del peso della spesa sanitaria sul PIL, si consideri che gli economisti Benchekroun e Saoudi calcolano che nel periodo 2010-2014 il capitale destinato alla sanità pubblica ha rappresentato solo il 6% del PIL, e già in precedenza negli anni 2000 la spesa per la salute era di 56 US$ pro-capite, (contro i 398 US$ del Libano, i 134 US$ della Giordania e i 118 US$ della Tunisia). Dal 1960 la spesa sanitaria pubblica è stata sempre in calo e così le strutture e attrezzature, nonché il personale. La privatizzazione della sanità è stato ed è uno dei pilastri della ri-colonizzazione e della esautorazione crescente dello Stato. Dunque con tale situazione catastrofica della sanità pubblica, e la protesta sempre vivace del personale medico e paramedico del pubblico e delle università, il governo si è trovato a dover affrontare la diffusione del corona-virus, diffusione introdotta dall’estero.

Il governo oltre a 200 miliardi di MAD di bilancio 2020, da prelevare in parte sospendendo altre voci di spesa pubblica “non urgente” come nuove assunzioni e aumenti nel settore pubblico “non strategico”, ha deciso un indebitamento pubblico estero di 31 miliardi di MAD (pari a circa 300 milioni di euro) da cercare presso FMI, BM e BEI. Questa misura è stata piuttosto dibattuta in quanto aumenterà pesantemente il debito pubblico (e conterrà ulteriori ricatti dei vari enti suddetti a favore della privatizzazione e quindi dello smantellamento di quella sanità pubblica già disastrata).

Oltre al pericolo di diffusione della epidemia, causato dalla suddetta situazione della sanità pubblica, c’è un peggioramento delle condizioni economiche di ampi strati della popolazione espresso dalla riduzione di consumo di pane (nonostante panetterie e pasticcerie restino aperte) di oltre il 50% dall’inizio delle misure di restrizione della libertà di movimento e instaurazione dell’orario di coprifuoco (dalle 18 alle 6). Tale rischio ha innescato anche un dibattito nel consiglio degli ulema sulla ipotesi di cancellare il digiuno rituale diurno nel mese di Ramadan (pure molto sentito dalla popolazione) per il possibile e pericoloso indebolimento di fronte alla aggressione virale. Va sottolineato anche che il digiuno diurno rappresenta paradossalmente una occasione di indebitamento familiare in quanto il pasto serale finisce per essere più copioso del solito e del necessario (gli sprechi sono notevoli), un indebitamento che in un periodo di scomparsa o drastica riduzione del reddito assume un peso ancora maggiore e di ulteriore gravità.

Anche in Marocco inoltre si pone il problema del sovraffollamento carcerario e quindi delle carceri come possibili focolai di contagio tra i detenuti, tra il personale sorvegliante e i parenti dei detenuti (il problema delle folle di parenti che si recano dal congiunto si pone anche negli ospedali pubblici). Mohammed VI, Sovrano del Marocco, ha in questa occasione deciso di graziare oltre 5300 detenuti comuni (mentre quelli accusati di manifestazioni e di minaccia alla sicurezza dello stato restano in galera), ma le violazioni frequenti delle misure di limitazione della libertà stanno portando a diverse centinaia di migliaia di nuovi arresti e violenti pestaggi.

Per limitare le conseguenze economiche disastrose di questa reclusione di massa in casa, il governo ha varato alcune misure a sostegno dei dipendenti privati e pubblici e dei disoccupati e senza reddito. Ovviamente per accedere al sostegno statale occorreranno prove, il che è logico ma non così facile per una popolazione la cui lingua madre ( darija, 60% tamazigh e 40% arabo) non è quella ufficialmente imposta dai governi (ovvero l’arabo classico).

Le misure previste a sostegno di senza reddito, disoccupati, lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, sono però decisamente deboli rispetto a quelle previste a favore delle imprese e degli imprenditori, tanto più che i padroni delle grandi imprese risultano anche ufficialmente i meno colpiti in assoluto dalla sospensione delle attività (nei casi in cui l’attività è effettivamente sospesa).

Per il settore informale l’aiuto del governo prevede fino a 1200 MAD per le famiglie numerose colpite dalla perdita temporanea di reddito a causa delle misure di limitazione di attività.
Formalmente, e nella propaganda ufficiale, tutte le attività economiche “non essenziali” sono sospese, ma quali sono le categorie produttive effettivamente sospese? Il caso italiano (fabbriche di armi e sistemi bellici aperte come se vendessero respiratori e pane) invita allo scetticismo. Il governo del Marocco ha stabilito queste norme di sicurezza per le attività economiche: i datori di lavoro ed i gestori di unità di costruzione, industriali e produttive devono fornire maschere di protezione ai dipendenti e vegliare a che siano sostituite ogni 4 ore, devono inoltre assicurare la pulizia dei luoghi di lavoro e degli strumenti di lavoro, assicurare una ventilazione adeguata in tutti gli spazi di lavoro, fornire il materiale e l’equipaggiamento per la disinfezione e la sterilizzazione, sensibilizzare i dipendenti alle misure di prevenzione del covid-19, rispettare le distanze di sicurezza tra lavoratori, impegnarsi a prendere misure conservative e pratiche previste dalle autorità sanitarie.

In realtà tali regole dovrebbero essere valide anche in assenza di covid-19, e la loro affermazione rivela quanto sia diffusa l’insalubrità dei luoghi di lavoro, così come quanto sia diffuso il vizio imprenditoriale di scaricare la colpa degli incidenti sempre e soltanto sulle vittime. Secondo fonti ufficiali solo nel 2019 ci sarebbero stati 60.000 incidenti sul lavoro, con un 20% di incidenti gravi. Nonostante sia stata aumentata la cifra da distribuire alle vittime (calcolate in 58.661) per un totale di 82 milioni di MAD, e la copertura assicurativa sia obbligatoria dal 2002, la maggior parte del tessuto produttivo non sottoscrive alcuna assicurazione. Se la cifra spesa per le malattie da lavoro e per gli incidenti ufficialmente registrati è pari al 4% del PIL ogni anno, si immagini quale sarebbe il peso se tutti gli incidenti e tutti i casi di malattie da lavoro fossero effettivamente e giustamente dichiarati!!! Tra le molteplici multinazionali presenti nella area di Tanger, si conosce il caso Renault.

La Renault ha reso noto infatti di aver sospeso l’attività e di aver bisogno di 4 o 5 milioni di euro per bilanciare le perdite, e di voler fare ricorso a prestiti garantiti dallo stato, ma rimborsabili per non pesare sulla economia pubblica. In realtà queste perdite saranno molto probabilmente coperte dalle casse statali francesi, dalla BEI e dalle casse statali marocchine. La Commissione Europea aveva infatti approvato un piano di aiuti francese per 300 miliardi di euro per garantire la liquidità delle imprese francesi toccate dalla crisi provocata dal corona-virus. E il governo francese ha prospettato una nazionalizza- zione temporanea delle imprese francesi per proteggerle dalla crisi.

Inoltre la BEI (Banca Europea di Investimento) ha appena stanziato un fondo di 440 milioni di euro, da erogare attraverso i consueti canali finanziari, a vantaggio del settore privato marocchino. Per essere ancora più chiari la BEI si dice “pronta a rinforzare ancora il suo sostegno e la sua consulenza al settore della sanità per l’acquisizione del materiale medico necessario ed al rafforzamento delle infrastrutture sanitarie” (si tratta sempre del settore privato). Dunque le imprese farmaceutiche private e le cliniche private riceveranno ulteriori finanziamenti nonostante sia evidente che solo una esigua minoranza della popolazione possa permettersi di accedere al settore privato, e che questa percentuale di popolazione si ridurrà ulteriormente con la crisi economica dovuta agli arresti domiciliari di massa. Questa decisione europea, mentre si discute nel parlamento europeo sui fondi da destinare alla sanità pubblica e alle masse sempre più diseredate, pesa ovviamente come un ricatto che si aggiungerà a quelli di FMI e BM se il governo del Marocco deciderà un nuovo indebitamento per 31 miliardi di MAD.

Per quanto riguarda i medicinali scelti per trattare i casi di corona-virus, il governo ha deciso di requisire tutto lo stock di Novaquine presente nei laboratori Sanofi, scegliendo quindi lo stesso medicinale che viene più usato in Francia. La clorochina (non anti-virale ma anti-infiammatorio) è sponsorizzata soprattutto dal medico francese Didier Raoult, con il sostegno del presidente della Repubblica Macron e dalla Sanofi, nonostante lo stesso consiglio nazionale francese della sanità abbia messo in guardia sugli effetti collaterali negativi a danno del cuore. La clorochina però è già diffusa in Africa da molto tempo, essendo un vecchio medicinale, e quindi molti medici la scelgono potendo contare sulla fiducia dei pazienti.

Anche l’Avigan (o favirapir ), dopo essere stato usato in Africa contro l’Ebola sembra sia in fase di test contro il corona-virus, nonostante abbia una controindicazione terribile rispetto ai feti ( teratomia ), controindicazione ben nota in Giappone dove il farmaco viene sconsigliato per la grande maggioranza dei casi e soprattutto nei confronti delle donne. In conclusione si può dire che se il corona-virus certamente esiste (che sia di origine naturale o di laboratorio), la sua diffusione è dovuta soprattutto allo smantellamento della sanità pubblica o al suo mancato sviluppo, e quindi a decisioni politiche prese su pressione dei massimi istituti bancari internazionali (FMI e BM) nell’interesse di una oligarchia capitalista che intende esautorare completamente ogni potere statale attraverso lo strozzinaggio internazionale e la corruzione dei ministri e governi di volta in volta considerati e presi di mira. E se il coronavirus colpisce soprattutto le aree a più forte presenza industriale o di agricoltura intensiva (con forte presenza chimica) è ancora una conseguenza della logica capitalista di mercificazione di ogni organismo vivente e di sacrificio di queste all’interesse del capitale.

Gli arresti domiciliari di massa imposti a larghi strati di popolazione, ma non a quelle persone il cui lavoro serve ai padroni, servono quindi ai governi ad imporre la dittatura del capitale anestetizzando con la scusa del virus ogni tentativo di protesta e di rivolta. Va sottolineata a questo riguardo la retorica di messaggi quali “insieme ce la faremo”, “andrà tutto bene”, che rassomigliano a quelli del criminale Mussolini sul “vincere e vinceremo” … E non a caso gli arresti domiciliari di massa serviranno anche a mettere la sordina sulle giornate del 25 aprile e del 1° maggio, per altro già anestetizzate da anni da rappresentanti della Repubblica e di quella ex-sinistra politica e sindacale che ha abiurato rispetto ad ogni valore morale e politico dell’antifascismo e del comunismo.

 

 

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