E’ dittatura della finanzia- scontro riformisti -sovranisti

Un mercato fallimentare in tutto, dalla politica alle leggi sull'agricoltura che favoriscono più i marchi che i prodotti

Lo scontro politico in tutta Europa da tempo non si consuma più sulle ideologie del 900 , ormai si va polarizzando sempre più tra sovranisti e riformisti, protezionisti e mondialisti, tra i sostenitori dell’uscita dall’Euro e chi invece continua a pensare di poter riformare questa UE dall’interno. I SOVRANISTI alimentano un’idea della sovranità come una specie di “bene comune” prestato in pegno all’Europa per avere in cambio dell’altro, e delusi dal ricavato, ne invocano la restituzione.

finanzia2Per i RIFORMISTI invece, la sovranità è irrimediabilmente persa, diluita in un oceano che ne ha fatto perdere forma, contenuti e logiche, e nulla potrà tornare come prima. In ogni caso, eldorado o inferno che sia, la sovranità sembra più da ricostruire che da riconquistare, possibilmente su basi diverse, e su questo forse varrebbe la pena misurarsi. Tardi o presto che sia, sembra ormai cominciato il countdown che porterà alla fine di questo tipo di UE, la dead line sembra fissata con le elezioni in Francia del 23 Aprile prossimo e la probabile vittoria di Marin Le Pen, che ha già annunciato la sua Frexit, la goccia che farà traboccare il vaso.

Ma la fine dell’UE se avverrà, non sarà a causa della presunta “dissolutezza” dei paesi membri, prima fra tutti quelli del sud Europa, i famosi paesi PIGS, avverrà per un errore “tecnico”, un bag presente fin dalle origini nel sistema, come viene riconosciuto ormai dalla maggior parte degli analisti economici.

Nel caso dell’Italia sarà per una serie di fattori a partire dall’inconciliabile contrasto tra Costituzione Repubblicana e Trattati UE, reso ancor più palese dopo il fallimento delle riforme di Renzi, nel suo disperato quanto mal gestito tentativo di mascheralo. I vincoli di bilancio imposti al sistema Italia sono incompatibili e la continua perdita di fiducia come sistema paese, costringe la vendita dei titoli di stato ad interessi sempre più vantaggiosi per gli speculatori, con il risultato di aumentare a dismisura il debito che a sua volta genera sfiducia e così fino al baratro.

no a renziLa rincorsa alla competitività seguendo un modello unico per tutti, quello tedesco, senza poter ricorrere alla leva fiscale e alla svalutazione monetaria, non lascia altro da fare che una progressiva riduzione dei salari e dei diritti, provocando l’ estinzione del ceto medio italiano. In questo modo l’economia risulta prigioniera, infilata in una spirale recessiva artificiosa diventata ormai strutturale, con l’unico scopo di indebitare il paese costringendolo alla svendita dei propri beni e degli asset strategici, trasferendo ricchezza verso il settore finanziario, sganciandosi dall’economia reale.

Un sistema finanziario che ha subito profonde mutazioni a livello planetario, imperi dotati di strutture decisionali prive di soggetti fisici o giuridici, attraverso partecipazioni incrociate inattaccabili frontalmente. In Italia abbiamo perso quasi tutta l’industria nazionale, fuggita all’estero o svenduta alle multinazionali.

L’agricoltura è governata da burocrati a Bruxelles che in base ad astrusi parametri decidono quote di produzione da assegnarci, in barba ad ogni legame tra territori, popolazioni e le loro tradizioni, favorendo la grande distribuzione e l’industria agroalimentare, costringendo i commercianti tramite contratti di franchising, alla valorizzazione dei marchi più che dei prodotti, penalizzando i piccoli esercenti. E si potrebbe continuare…..

balenaE la politica? I politici oggi sono avvertiti sempre più come dei “professionisti” del chiacchiericcio politico, semplici portavoce di un potere che sembra sempre essere altrove, mandati nei talk show per raccontare il più delle volte azioni condotte da altri o formule imposte dall’alto, capaci solo di spiegare il perché di ciò che sta accadendo, ma impotenti e disarmati rispetto a qualunque soluzione alternativa.

E i cittadini? Ogni iniziativa di tipo “convenzionale”, come le elezioni politiche, l’uscita dall’euro, i referendum, risultano come insufficienti, come incapaci di leggere la complessità attuale, nessuna strategia credibile di uscita da un sistema che appare impermeabile a tutto, come fosse tutto già preventivato all’interno di un perimetro precostituito. Allora che fare? Occorre ricreare un modello di sviluppo economico e sociale a misura d’uomo, che impoverisca il sistema creato dalla dittatura della finanza,estremo e selvaggio, che ha generato crisi, povertà e violentato l’ecosistema.

finanziaRicominciare dal basso sfuggendo alla logica dell’indebitamento perpetuo, ma secondo regole di una economia che guardi ai beni condivisi come l’acqua, l’ambiente o le tecnologie, oggi nelle mani di pochi che ne acquisiscono la proprietà e l’usufrutto a gratis o a pochi soldi, gestendoli non in nome del bene comune, ma solo per il profitto di pochi, scaricando poi i costi sociali ed ambientali sulla collettività. Occorre gestirli invece secondo una logica di lunga durata, senza demonizzare il profitto, ma gestendolo in modo differente, ridando valore alla coesione sociale, alla solidarietà e alla sussidiarietà, l’istruzione, la cultura e la salute.

Da questi principi di una economia “umanizzata” è possibile ripartire per ricostruire una vera sovranità economica, che non si pieghi alle logiche imposte dal mercato e che valorizzi la partecipazione dei dipendenti costruendo modelli partecipativi all’interno delle aziende, una scelta gia operata da migliaia di aziende in europa, ma ancora insufficienti per determinare il cambiamento. Sembra facile, ma per creare tutto ciò, occorre prima che l’attuale sistema crolli, a cominciare dal nostro modo di pensare acquisendo nuovi valori, forse ormai è indispensabile farlo.

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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