E.B. – L’Extra Buonsenso

Emma Bonino porta al congresso PD un contributo di buonsenso che, in un vuoto siderale di contenuti, ha l’eccezionalità di un avvistamento alieno.

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Luca Toscano
L’apparizione di Emma Bonino al congresso del PD deve essere parsa a molti notabili di partito, renziani e non, come un incontro ravvicinato del quinto tipo. In altre parole o, meglio, prendendo in prestito quelle dell’astronomo ed ufologo Josef Hynek ed attribuendo all’invito di Maurizio Martina la dignità di prova che sia rimasta una quantità statisticamente rilevante di forme d’intelligenza umana nel PD, un “incontro bilaterale posto in essere tramite iniziative umane coscienti, volontarie ed attive, o tramite la comunicazione cooperativa con intelligenze extraterrestri”.

Bisogna considerare, infatti, che per il PD che conta oggi – i cui attori principali sono pronti a sbranarsi l’un l’altro su cose come la data del Congresso – deve apparire davvero inconcepibile pretendere di riempire di contenuti solidi, suffragati da dati, il vuoto pneumatico di una politica che tratta i problemi del paese come un fastidioso compito di routine, da svolgere senza particolare impegno intellettuale seguendo ed inseguendo un comodo consenso basato su paure irrazionali (quando non basate su un “pensiero” xenofobo e razzista).

Allora è evidente che ascoltare il Monello di Montecitorio snocciolare fatti e dati che conoscono tutti – dal Ministero degli Interni, all’INPS fino a Confindustria – ed indicare una strada tutt’altro che ignota per evitare l’acuirsi di problematiche già strutturali e che ci accompagneranno per decenni, sia stata un’esperienza assolutamente “aliena” per cotanta classe dirigente abituata a puntare sul sicuro, sulla dimensione stratificata ed attualissima di un paese impaurito, ignorante e bigotto con l’unica preoccupazione di perpetuare il proprio potere.

Ma di cosa ha parlato Emma Bonino?
Emma Bonino ha ricordato che solo per tenere in equilibrio quella parte della popolazione non più in età lavorativa con quella che, invece, costituisce la forza lavoro, il Paese ha bisogno, nel suo interesse, di 160.000 nuovi ingressi l’anno.
Emma Bonino 3Ha parlato di quell’esercito di cittadini irregolari che va ad ingrossarsi anni dopo anno per effetto di leggi ottuse, punitive ed inapplicabili il cui unico effetto è di far cadere sugli immigrati una cappa di precarietà e subalternità. Ha parlato dell’assenza di una strada legale per entrare a lavorare in Italia, ragione per la quale tutti cercano di farsi passare per rifugiati vedendosi bocciare le proprie richieste di asilo nel 60% dei casi.Ci ha ricordato di quelle 800.000 famiglie italiane che affidano i propri cari, anziani o bambini, ad altrettante badanti, di quei 640.000 Italiani che ricevono la propria pensione grazie alle tasse versate dai 6 milioni di immigrati regolari, di quei 78.000 insegnanti italiani che sarebbero senza lavoro se non fosse per quei 805.000 figli di immigrati in età scolare.

Insomma non ha detto nulla di nuovo o di rivoluzionario. Ha semplicemente descritto la realtà confutando la narrazione tossica che viene fatta di un fenomeno naturale – il desiderare un avvenire migliore per sé ed i propri cari – che si concilia con l’interesse nazionale di tutti i paesi europei.

Ha detto cose di pubblico dominio e volutamente ignorate da una politica che ha paura di pronunciare con forza la parola “Integrazione”, la parola che definisce l’unico tema che, sviluppato con rigore, fornirebbe risposte durature ed efficaci anche al tema della sicurezza, oggi gestito con un’ottusa ossessione securitaria che caratterizza gran parte della produzione legislativa degli stati europei

Emma BoninoIntegrazione” una parola che, in Italia, dovrebbe frantumare il meccanismo della Bossi-Fini ed eliminare il reato più inutile e stupido del mondo: l’immigrazione clandestina. “Integrazione” una parola che si ha paura a pronunciare perché potrebbe spaventare le masse, essere impopolare, nell’oblio della lezione che fu prima di Ernesto Rossi e poi di Marco Pannella che parla dell’obbligo, su taluni temi, di essere impopolari per non diventare antipopolari nella sostanza.

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