Dopo secoli Medea continua a pagare, e Giasone….

Partorisce ed abbandona il figlio alla stazione di Napoli. Bambino salvo e madre arrestata.

Si chiama Irina. No, Aisha. Carmela, Gong quella donna che ha partorito da sola, ai pedi di una colonna della stazione di Napoli, un bambino. Si chiama Svetlania.
No, Afaf. Concetta, Chan quella donna che, dopo aver partorito un bambino, lo ha messo ancora sporco di sangue un una busta di plastica per poi cercare di gettarlo in un bidone della spazzatura.
Si chiama Eugeniya. Faiza, Mariarca, Huan quella donna che adesso è piantonata in un ospedale napoletano con l’accusa di ipotesi di reato di infanticidio.
Probabilmente scappata da una guerra o da un marito violento o finita in una tratta di donne destinate a popolare i marciapiedi dell’hinterland o la Domiziana fra carogne di animali, sporcizia, freddo o caldo afoso.
Incinta dopo uno di questi incontri occasionali, di un uomo che probabilmente non ricorda il volto visto che nell’arco di una giornata, è costretta a cedere il suo corpo a tanti di loro. O probabilmente dal suo compagno che, dopo aver saputo che sarebbe diventato padre, l’avrà mollata costringendola a portare avanti una gravidanza non desiderata perché da sole, senza un lavoro, senza una famiglia sulla quale poter contare è difficile mettere al mondo un figlio e pensare di poterlo crescere serenamente.
Si chiama Galina. Nadira, Assunta, Ying quella donna diventata oggetto di offese da parte di chi, al caldo delle loro belle case, non capisce come una madre possa cercare di gettare il proprio figlio appena partorito in un cassonetto. Magari non riuscirà nemmeno a capire bene la nostra lingua o non avrà il permesso di soggiorno.
Magari avrà bussato a varie porte o non avrà bussato a nessuna perché, a causa dei tagli di questi governi, sono tante le case famiglia o di accoglienza costrette a chiudere.
Perché una donna che partorisce in una stazione, per terra, senza una mano da stringere durante il travaglio deve essere disperatamente sola. Ed anche adesso che insieme al bambino è stata ricoverata in ospedale è sola.
Tutte le attenzioni sono per questa nuova vita che si è affacciata al mondo in maniera così triste ma nessuna, a parte le dovute cure, per lei.
medeaColpevole di essere un’ennesima Medea senza nessuna responsabilità per Giasone che, nel frattempo, starà banchettando a Corinto con la sua nuova fiamma, Glauce dopo essersi disinteressato totalmente della sua donna e del figlio che stava portando in grembo.

Colpevole di aver scelto la strada più facile per qualcuno ma per una madre più difficile ovvero quella di abbandonare il proprio figlio in un cassonetto dei rifiuti perché impossibilitata a sfamarlo, vestirlo, accudirlo, farlo crescere in un ambiente caldo come dovrebbero avere tutti i neonati del mondo.

Non avrà voluto nemmeno guardarlo perché, si sa, una madre quando guarda in faccia il suo bambino sarebbe capace di ritornare sui propri passi pur di poterlo stringere al petto. È una delle tante donne di questa epoca così irrispettosa nei confronti delle donne oggetto di offese sessiste, usate, umiliate e uccise se decidono di interrompere una storia malata che di amore non ha nulla.
Abbandonata, disperata, messa alla gogna perché tutti bravi a giudicare senza chiedere, ascoltare. Il bambino verrà adottato e vivrà una vita comoda circondato da amore e attenzioni. Chi aiuterà Tamara, Nadira, Carmela, Xiang?

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