Diventare clochard senza saperlo. Il racconto di un “invisibile”

Calogero, barbone orgoglioso “se ci fossero strutture per legge ci andrei, elemosina non né voglio” il paradiso ci darà giustizia, noi tra gli angeli

65 anni, mal portati, credevo ne avesse quasi ottanta, vive nella parte posteriore della stazione centrale di Napoli da molti anni, la sua casa sono le panchine e gli angoli che trova nei paraggi. È stato l’incontro più difficile mai avuto, è durato più di due ore e mi ha fatto capire quanto è facile scivolare in questa deriva, se provassimo a immedesimarci, questi angeli per alcuno dall’apparenza diabolica, non esisterebbero più.

Sono siciliano, nato nella provincia di Catania, ho studiato a R. Calabria, architettura, mancavano pochi esami alla laurea, a tre o quattro dalla fine ho mollato tutto, e cominciai a lavorare in un negozio che poi sarebbe diventato il mio, era una ferramenta, non andava molto male, anzi, mi dava guadagni per vivere e per togliermi parecchi sfizi, mi piaceva viaggiare, ho visto Londra, Parigi, Roma e altre città, quando ero giovane mi piaceva tanto viaggiare.

Mio padre mi coccolava, sono cosciente che ero il preferito tra due fratelli e due sorelle. Non parlo mai di queste cose con nessuno, so benissimo che non interessa la mia storia, fosse interessante, non mi troverei in questa situazione.

Non mi piace essere guardato, per la gente sono solo un problema, non fa piacere a nessuno vedermi, e a me non piace essere veduto, i bambini alla stazione mi indicano ai genitori, lo vedo e lo sento.

clo-1Le stazioni sono le metropoli per quelli come me, e come in tutte le metropoli devi saperci vivere, nelle stazioni ci sono i vantaggi e gli svantaggi, hai più opportunità, passa tanta gente diversa. I treni fermi alla stazione sono bellissimi, comodissimi, mi è capitato e capita ancora di trovare capotreni che ci lasciano dormire su quei vagoni. Ma lo svantaggio è che c’è anche più guerra, siamo in troppi!

Ora non viene più ma c’era un capotreno di Bologna che ci lasciava dormire per sette ore sul suo treno stupendo. Stare su quei lettini, comodi…ma ora anche i treni sono cambiati, di quelli belli c’è né sono sempre di meno, sono solo poltrone, comodissime, ma non ci si può stendere.

Per dormire in strada i cartoni sono necessari, isolano dal pavimento, è un po’ come quando a casa hai la rete, per non perdere le cose io e quelli come me siamo costretti a camminare con grandi buste ove dentro c’è tutto, qualche piatto di carta, la coperta, uno, o due cambi di abito e qualche cosa raccolta nell’immondizia, scarpe, cuscini o altre cose del genere. È la nostra corazza, siamo come le tartarughe.

Della famiglia ho perso le tracce 18 anni fa quando io e mia moglie ci lasciammo, la mia situazione economica precipitò, moglie e figli, tre, mi si misero contro, mi umiliavano per la mia decaduta economica, fui messo alla porta e me ne andai. In principio, un anno, mi aiutarono tutti, mi ospitavano e cambiavo spesso abitazione, poi mi stancai di essere ospite e andai a trovare un mio cugino a Torino confidando anche in qualche lavoro,  dopo quattro o cinque giorni litigammo di brutto e passai la prima notte alla stazione, in tasca avevo le lire, l’equivalente di sei euro, presi un caffè che pagai duemilacinquecento lire e stetti le prime tre o quattro ore seduto in un bar.

Mi resi conto che il mio futuro era quello.. così passai la prima notte su una panchina avvolto nella mia giacca a vento, era Maggio, per fortuna non faceva freddo, ma quella notte si, io vedevo quello che sarei stato oggi, lo sapevo, non avevo paura, ma grandi dubbi si.

clo2Feci un ultimo tentativo…ebbi un colpo di fortuna per terra trovai una scheda telefonica quasi integra, guarda l’ho ancora con me, la porto come portafortuna, da parte l’orgoglio e chiamai a mia moglie, in verità avrei voluto parlare con mio figlio Sante, ma lei mi chiese bruscamente “che vuoi? Io spiegai che ero in difficoltà, che non sapevo a chi rivolgermi per tornare a casa, e lei mi rispose, “per piacere, lasciaci in pace, non ci seccare” fu l’ultima volta che la sentii. Dei miei figli non so nulla, e non m’interessa, io non sono più quello di prima, il loro genitore è morto, ho cambiato anche nome, non più Calogero ma Filo.

Napoli perchè? per me è una città bellissima e anche buona, venni una volta da giovane con il gruppo del mio paese per vedere il concerto dei Rolling Stones, fu una giornata stupenda, da quel momento per me Napoli è libertà, felicità, eterna giovinezza.

Ma  non sono mai riuscito a stendere la mano…l elemosina non mi piace, chi ci vede sa chi siamo, -siamo adottabili- a me ad esempio ogni giorno c’è un signore di una palazzina nei pressi dell’INPS che fuori il cancello mette i vassoietti con il cibo, due volte al giorno, ma non ci vediamo mai, io so che alle due e le sette, vicino quel cancello mette il mio pasto, non sono avanzi, è un piatto che fa per lui e la sua famiglia, una volta l’ho vista per intero, ha due bambini piccoli, entravano in una macchina, partivano per le vacanze.

clo3Il sesso?, ad un certo punto si perde, come tante altre cose, sei tu il primo a non piacerti, sai di non interessare, si affievolisce tutto. Le donne? Non le guardo, per me sono esseri viventi come tutti quelli che vedo passare, uomini donne cani e gatti, è che differenza c’è? Fino a sei o sette anni fa mi masturbavo, era bello, significava che provassi interesse, amore, voglia, ora no, non m’interessa più nulla, l’ultima volta che ho toccato una donna fu a Torino 9 anni fa quando tutto è cominciato.

La mia giornata è cadenzata in quattro parti, prepararsi per la notte e per il giorno, e i due pasti, so bene che quando morirò finirò in discarica, non mi importa, credo in Dio, sarò un angelo, credo che Dio sia in tante divinità, dei musulmani, dei cristiani come me, e di tutti gli altri, immagino il Paradiso come la rivincita della terra, tanti paradisi di diverse religioni, tale e quale al mondo, però tutti che si vive in pace e si sta bene insieme.

clo4La gente buona esiste, se sono costretto ad andare in un ufficio, trovo sempre un impiegato che si compenetra e mi ascolta. Una volta dovetti andare in un ufficio comunale per una pratica, nessuno mi dava ascolto, anzi si allontanavano, so di puzzare, ma che ci posso fare, è una diversità, e ora che il mondo lo capisca, bene in quell’ufficio un impiegato mi venne vicino e mi disse tutto per filo e per segno, poi alla fine accompagnandomi alla porta mi regalò 5 euro, facendo attenzione che gli altri non lo guardassero. Sono tanti che si occupano di noi.

Non mi piace fare fila per il cibo che portano le associazioni, la carità ancora non riesco ad accettarla, ma comunque fanno bene ad aiutare quelli che sono un passo dopo di me. Se ci fosse una legge con delle case dove si possa andare a mangiare o dormire si, ci andrei perché so che mi è dovuto, ma il fatto di fare una fila per mangiare no, non la voglio fare, è l’ultimo residuo di orgoglio che ho, però prendo se mi danno…”

Conclude la sua chiacchierata fuori un fast food che lui ha scelto: “grazie per il panino, era da tempo che sognavo di entrare in questo posto, è stata una bella serata…buona fortuna”

 

Si ringrazia Ferdinando Kaiser per il corredo fotografico

 

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