De Magistris versus Venezuela ovvero: il pesce in barile!

Parole dette con molto ritardo e che suscitano dispiacere e incomprensioni. omessa la parola Golpe, appare un barcamenarsi. L'opinione di Michele Franco

Volentieri pubblichiamo di Michele Franco

Abbiamo ascoltato la dichiarazione di Luigi De Magistris sulla vicenda in corso in Venezuela e la reazione immediata che suscita è un mix tra delusione ed incazzatura.

A parte il ritardo – oltre misura – che già è un segno di incomprensibile sottovalutazione di un vero e proprio golpe che è da settimane al centro dell’agenda politica internazionale, le parole di Luigi De Magistris sono di una estrema preoccupazione e gravità su cui è utile riflettere collettivamente.

Non solo De Magistris non cita mai la parola golpe ma tutta la sua dichiarazione è un barcamenarsi tra i protagonisti di questo scontro terminando – addirittura – con una affermazione su un “sofferenza insopportabile della popolazione e su un governo distante dalle masse” che – di fatto – giustificherebbe l’azione in atto contro il legittimo governo Maduro.

Il linguaggio asettico utilizzato, il posizionamento cerchiobottista e gli auspici espressi sono paradigmatici di una assurda equidistanza tra aggressori ed aggrediti che suona come uno schiaffo contro i settori popolari del Venezuela e quanti, nel corso degli anni, hanno sostenuto l’esperienza bolivariana ed il generale processo di cambiamento in America Latina oggi sotto attacco in ogni singolo paese.

Veramente appare sconcertante dover ricordare – agli “scettici ed ai distratti” – che le forze bolivariane traggano la loro legittimità da oltre 25 passaggi elettorali, nell’arco di quasi un ventennio, nei quali hanno raccolto la fiducia e le istanze della maggioranza della popolazione del Venezuela. Tacere, quindi, sull’evidente, quanto plateale, opera di manomissione diplomatica, finanziaria, economica ed anche militare che gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno attuando è una “dimenticanza” che Luigi De Magistris non può consentirsi.

La mia generazione è cresciuta umanamente e politicamente anche grazie alle grandi stagioni di solidarietà con il Vietnam e con il Cile, continuiamo ad essere al fianco del popolo palestinese e delle variegate resistenze all’imperialismo ed al neo/colonialismo.

Nei giorni scorsi – a fronte della protervia di Trump, dei signori dell‘Euro e delle multinazionali del petrolio che vogliono mettere le mani sulle risorse di quel Paese – abbiamo affermato che sul versante della necessaria solidarietà con il popolo ed il governo del Venezuela ci si unisce o ci si divide.

Su questo piano politico non possono esserci ambiguità o tentennamenti specie quando l’imperialismo agita la minaccia dell’intervento armato

 

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