D’Alema gioca con il Boomerang

Coro di no alle parole dell’ex Presidente del Consiglio “Napoli è in emergenza democratica” tra le tante voci contrarie solo una che si distingue, quella di Tonino Scala

Una serata che sembrava di grande importanza, la sala della Domus Ars gremita e molta gente fuori quasi ad impedirne l’accesso.

Presenti, e forse per la prima volta quasi tutti i movimenti e partiti di sinistra interessati alla costruzione di un nuovo soggetto politico che possa far la differenza” tra il lavoro del PD e quello che invece bisognerebbe fare davvero quando ci si sente a “sinistra”.

Nonostante, alla manifestazione fortemente voluta dal Prof. Nino Ferraiolo, che sta vendendo l’anima pur di formare un nuovo soggetto che raccolga le istanze classiche della sinistra,  sia venuta a mancare alla manifestazione proprio l’architetto di questa fusione a caldo tra partiti e movimenti di sinistra, il dibattito è andato avanti con entusiasmo e grande attenzione.

Non mancava qualche brusio ai danni della Falcone non pervenuta per lo sciopero dei treni “ma come non sapeva dello sciopero?” e “non poteva nollegiare un auto?”  Questo il succo delle lamentele dei presenti rimasti si delusi, ma nessuno ha lasciato la sala, e il tentativo di battesimo di questo probabile soggetto è comunque andato avanti senza il suo sacerdote.

Ma all’interno e fuori della sala a tenere banco è stata la dichiarazione dell’ex Presidente del Consiglio Massimo d’Alema che in mattinata nel rilasciare una dichiarazione si è lasciato scappare che visto quanto successo ieri all’università (è stato impedito a Camusso un intervento, e lo stesso sarebbe accaduto a lui qualora fosse arrivato) una frase che non è piaciuta a molti D’Alema ha dichiarato, infatti, che “a Napoli c’è un’emergenza democratica”. Ma questa affermazione gli è tornata alle mani come un boomerang.

Il Presidente del Consiglio Comunale Sandro Fucito rievoca i fantasmi del passato, “Considero sbagliato parlare di emergenza democratica. I movimenti esprimono forte malessere e grande eterogeneità . Considero la simbologia del non far parlare sbagliata, soprattutto se indistintamente può riguardare figure controverse quali D’Alema e la Cgil, cui offrirei maggior rispetto. A non far parlare Lama fu un grande movimento in lotta per l’egemonia e con ambizioni rivoluzionarie. Qui siamo alla debolezza epocale.”

Il Segretario dei Dema Claudio de Magistris assicura “in questa città c’è tutto fuorché l’emergenza democratica, basta tutto quì”.

Per Giovanni Pagano di Zero 81 “D’Alema parla di emergenza democratica? L’unica emergenza è proprio lui, se è democratico invece di scappare si presenti e si assumi tutte le responsabilità di un passato disastroso, la guerra in Serbia, il Job acts, il pacchetto Treu, e quanto di peggio è stato votato nel Paese, un vero democratico viene e si becca la contestazione”.

Il Senatore Peppe De Cristofaro, “ma quale emergenza democratica, è vero che quando si impedisce a qualcuno di parlare non è bello ma da qui a parlare di emergenza democratica mi sembra assurdo, al contrario credo che ci sia un fiorire di iniziative, un risveglio anche importante da parte dei movimenti giovanili. Purtroppo c’è una frattura tra la sinistra e i movimenti giovanili che va ricucita, ma emergenza democratica proprio no”.

Senza mezzi termini Pietro Rinaldi Consigliere Comunale “Ma che emergenza democratica, a Napoli al contrario c’è grande partecipazione democratica, se c’è stata una grande emergenza democratica è avvenuta  in Italia anche grazie a lui. In genere sono i deboli a contestare i forti che decidono sulla pelle degli altri, e D’Alema non è un debole”.

Una voce discordante al coro è quella di Tonino Scala che sposa in parte la tesi di D’Alema.

“All’università si è verificata l’ennesima brutta pagina della storia democratica di questa città, non consentire al segretario del più grande sindacato italiano di esprimere le proprie tesi è un fatto di per se assurdo, credo che sotto questo aspetto D’Alema abbia ragione”.

Per Egidio Giordano invece “Massimo D’Alema dopo quanto ha fatto e disfatto nel Paese non ha diritto di parola, Non credo che sia proprio lui che possa venire in questa città a darci lezioni di democrazia”.

Una delle tanti voci dei movimenti Claudia Lambiase afferma e conferma che “a Napoli nessun tipo di emergenza, Ieri molti studenti dell’Università che vivono quotidinamente regole e disagi hanno deciso che uno come lui non ha diritto di parola, D’Alema che è complice di politiche che hanno affossato studenti e lavoratori, non può venire a Napoli e tentare di riciclarsi dietro forme di altri partiti che non farebbero altro che riproporre quanto di marcio hanno già fatto”.

Presenti alla serata della Domus Ars anche i leader di Napoli Bene Comune Pino De Stasio e Melinda di Matteo che all’unisono ribadiscono che “quella di D’Alema è una gran cavolata, parlare di emergenza democratica in questa città è quantomeno risibile, al contrario c’è una grande dialettica nelle università e nel mondo civico e in tutta la società napoletana. D’Alema pensi pittusto a tutti i guasti, anche costituzinali compiuti nel nostro Paese, non credo che ci possa essere un’emergenza allorquando s’impedisce ad uno come lui o la Camusso di parlare, credo che sia leggittimo quanto fatto dai giovani studenti”.

Tra i partecipanti al convegno anche Rafaele Paura di Santa Fede “ha ragione D’Alema, viviamo una grande emergenza, non c’è partecipazione popolare rispetto all’amministrazione, e poi credo che la vera emergenza democratica sia il riciclo di persone che cambiano maglia e fanno nascere nuovi partiti solo per conservare poltrone e relativi interessi, è questa la vera emergenza democratica”.

Molto interessato al forum anche uno dei padri della Sinistra Napoletana Massimo Villone che sul caso D’Alema ci ha detto “Io non applico nessuna sentenza di condanna, i giovani sono fatti così, hanno un entusiasmo irrefrenabile e sentono sempre di stare nel giusto, io credo che sarebbe stato meglio creare un confronto e visto che gli argomenti gli davano ragione, controbbattere. Negare la parola è sempre sbagliato, ma non è la prima volta che accade e certo non l’ultima, in fondo sono stato giovane anche io e lo è stato pure D’alema, parlare di emergenza democratica è davvero eccessivo”.

Il Segretario Provinciale di Rifondazione Gabriele Gesso casca dalle nuvole “emergenza democratica a Napoli? Follia, la crisi della democrazia è in Europa dagli accordi di Maastricht e da tutte le leggi che ha prodotto riducendo i Paesi del continente in una serie di elemosinandi. Massimo D’Alema non si è accorto dei danni che ha provocato con le politiche di auterità, una crisi che sta avanzando, e lui è la parte del problema, non può far finta di essere la parte della soluzione, poi aggiungo che in democrazia il dissenso è fondamentale, un diritto sacrosanto, se i cittadini ritengono che D’Alema sia un danno, hanno ragione, perché per l’Italia e non solo, lui è stato l’artefice del danno”.

Telegrafico nonché ironico lo storico Geppino Aragno “Ha ragione, ogni qual volta viene c’è l’emergenza, forse discutibile l’azione degli studenti, ma certamente leggittima”.

Per l’attore Andrea de Goyzueta  “sarebbe stato strano  se D’Alema e la Camusso non fossero stati contestati, io credo che al contrario quello che è accaduto ieri è la prova di un grande interesse e partecipazione democratica”.

Poi altre voci di semplici cittadini raccolte dalla platea molto interessanti:

Per Tullio, storico frequentatore del Bar 7bello  invece “l’emergenza democratica è a Ostia, nei morti di fame e nella miseria che affossa il Paese, non a Napoli dove c’è un fermento di iniziative e partecipazione, che in altre città non si vedono”.

Anche per Fabrizio Quintaluce, militante di sinistra l’uscita di D’Alema è fuori luogo “la situazione all’Università è stata gestita male, con un po’ di buon senso si può ascoltare tutti, no, non mi è piaciuto quanto sia accaduto, però, non è che cade il Paese se non parla Massimo D’Alema

 

Grazie a Daniele PallottaAnnamaria Cicelyn per il corredo fotografico

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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