Dal medioevo ad oggi quanto è cambiato il ruolo della donna

Il matrimonio è opera di Satana. Il mito della verginità. L'antifemminismo una lotta contro gli appetiti della carne

Col termine Medioevo, tutt’oggi, si fa riferimento non solo ad un’epoca oscura, ma anche al carattere retrogrado di mentalità e di costumi che siano in contrasto con la modernità; molti, quando adottano questo metro di paragone anacronistico, denunciano una visione unilaterale e polemica del evo medio,nata con gli umanisti durante lo stesso Medioevo.

Si tratta, quindi, di un mito storiografico che considera il medio evo, appunto, come mera età di mezzo, caratterizzato da barbarie, da oscurità e da arretratezza. Non bisogna dimenticare che l’età medievale si snoda per un periodo lunghissimo, circa dodici secoli – dall’imperatore Costantino alla scoperta dell’America – in cui avvengono, nell’intera Europa, innumerevoli cambiamenti,i quali porteranno alla formazione dell’uomo moderno. Il Medioevo come epoca immobile è un altro luogo comune ormai da rigettare; è talmente caratterizzato dal cambiamento che in esso si riconoscono vari periodi diversi tra loro accomunati da un’unica e convenzionale etichetta.

Superato questo pregiudizio, si può parlare della figura della donna, sfumando le convinzioni estremistiche che la vedono completamente esclusa dalla società medievale.

Lo stesso Cristianesimo, nelle sue prime dottrine, non si esprime univocamente in merito alla condizione della donna. Al tempo delle persecuzioni di Decio, quando i primi eremiti fuggirono nei deserti orientali, molte donne fecero lo stesso, allontanandosi dagli agi della civiltà, ma spesso vestite da uomo per non essere condannate. Nei primi racconti dei padri del deserto, infatti, vi si legge pura misoginia, paura e disprezzo per la donna, incarnazione del peccato; monaci ed eremiti nel deserto facevano a gara fra chi aveva vissuto di più senza incontrare una donna.

Il maschilismo degli eremiti, però, non è l’unico punto di vista sul ruolo femminile nell’Alto Medioevo. Per lungo tempo, dalla tarda società romana, prosperarono le eresie, dottrine opposte alla verità rivelata, o proposta come tale, della Chiesa.

La più pericolosa, in merito alla collocazione della donna nella Chiesa, era lo Gnosticismo, secondo cui il mondo degli uomini, inferiore a quello spirituale, era imperfetto e corrotto; la procreazione era condannata in quanto creazione del male; il matrimonio, infine, non era altro che opera di Satana.

La conseguente rinuncia alla gravidanza, d’altra parte, permetteva alle donne di accedere al sacerdozio; il concetto giudaico di escludere le donne non fu predominante nei primi secoli del Cristianesimo, se pensiamo anche al ruolo importante attribuito alle stesse mogli degli Apostoli.

Il maggior numero di donne predicatrici, comunque, era tra gli gnostici e, più in generale, in tutte le eresie antiche le donne avevano molta importanza; solamente nel 352 si proibì definitivamente alle donne di farsi sacerdote.

I gruppi ereticali furono progressivamente condannati, assieme all’affermazione del ruolo femminile nella Chiesa; tali esperienze furono accantonate e dimenticate, mentre l’antifemminismo dei santi del deserto e dei Padri della Chiesa ebbe durevole risonanza.

Gli scritti di Gerolamo avevano contribuito ad alzare barriere tra il clero e la donna. Nessuna donna poteva accedere agli ordini sacerdotali; l’ammirazione per la verginità portò a credere che le donne dovessero essere giudicate solo per il loro comportamento sessuale.

Tali dottrine patristiche si diffondevano tra i fedeli attraverso i Penitenziali, scritti ad uso dei monasteri che catalogavano i peccati. Un gran numero di essi fornisce avvertimenti e proibizioni sul flusso mestruale; l’uomo medievale attribuiva malattie e deformità dei neonati a causa del concepimento avvenuto durante il periodo proibito. Lebbra ed epilessia, secondo l’opinione comune, colpivano il feto generato nell’infetto sangue mestruale; Isidoro di Siviglia sosteneva che il veleno del flusso mestruale scoloriva i fiori e rendeva sterili i campi. Per il rischio di contaminazione le donne dovevano essere allontanate dagli oggetti sacri e, in Oriente, non potevano entrare in chiesa durante il periodo impuro.

La contaminazione del sangue interessava anche le neomamme: secondo Gregorio Magno una donna doveva aspettare trentatré giorni dopo la nascita di un maschio, e il doppio in caso di una femmina. Dopo aver partorito, la donna doveva essere purificata, in quanto portava in sé la sporcizia del corpo, lo sporco residuo del peccato commesso nell’atto del concepimento; il sangue del parto attirava i demoni, pertanto se una donna moriva prima della purificazione non poteva essere sepolta in terra consacrata. Contraddittoriamente, un certo Cristianesimo nell’Alto Medioevo stigmatizzava la procreazione e al tempo stesso reputava inconcepibile il matrimonio senza figli. L’aborto e la contraccezione erano condannati dai Penitenziali, sebbene ampiamente praticati.

Se consideriamo solo il tempo del primo Cristianesimo, si evince, quindi, un panorama altamente frastagliato sul ruolo della donna,ma non del tutto completo. Tentare di determinare l’immagine femminile significa tentare di delineare la psicologia collettiva della società altomedievale, di cui alcune componenti ancora non si conoscono per poter tracciare una storia completa della donna.

L’antifemminismo patristico e letterario nell’Altomedioevo, infatti, non rispecchia necessariamente il comportamento reale e quotidiano, ma contemporaneamente ridurre l’antifemminismo ad un’allegoria della lotta contro gli appetiti della carne significa ignorare le molte testimonianze di violenza fisica contro le donne e la credenza universale della loro innata inferiorità rispetto all’uomo.

Che ci piaccia o no, la nostra storia è fatta di contraddizioni, le stesse che hanno contribuito a costruire il contemporaneo mondo occidentale

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