Da Pompei a Roma. In attesa che Spartaco sopraggiunga

Monumenti che versano nel più totale degrado. il ruolo inattivo delle Università

Riceviamo e pubblichiamo

di Marilena Scuotto

Lo scorso venerdì mattina i sindacati dei  lavoratori del Mibact hanno tenuto un’assemblea chiudendo al pubblico uno dei monumenti più visitati al mondo: il Colosseo.

E’ durato circa tre ore l’incontro tra i sindacati e i lavoratori che non percepivano dal 2014 il pagamento dei cosiddetti stipendi “accessori”. Sì, perché ormai ciò che spetta di diritto in Italia è diventato “accessorio”. Turni e aperture straordinari, reperibilità notturna, festivi e superfestivi per un ammontare di circa 4.000 euro lordi a lavoratore assolutamente non contemplati  dal Ministero per i Beni Culturali, che si è preoccupato soltanto dei lustrini del “Bel Paese” agli occhi dei turisti vacanzieri in transito durante le ore di assemblea.

Chiusi anche il Foro Romano, il Palatino e le Terme di Diocleziano.

camion-barUn reato in senso lato” ha definito il sottosegretario di Stato Francesca Barracciu, il sacrosanto, legittimo diritto di sciopero dei lavoratori. Per non parlare delle dichiarazioni dell’attuale capo del governo,Renzi e di Marino, il Sindaco: “Lo abbiamo liberato dalle auto e dai camion bar ora liberiamolo dai ricatti”. E sì, caro Marino, se quello dei lavoratori è un urlo di protesta per l’inadempienza dello Stato italiano è giusto che tu ti senta ricattato.

Un deja vu che fa tornare la mente a giugno, a Pompei, al migliaio di turisti in fila tra Piazza Esedra e Porta Marina, le due biglietterie degli scavi di Pompei. Anche allora,  le stesse litanie di Renzi e di tutto l’organico governativo.

Vergognoso che in ognuna di queste circostanze, ancora una volta si sia pensato al possibile chiacchiericcio esterofobico  e non ai reali, strutturali, gravissimi problemi dei nostri apparati.

I monumenti, così come le aree protette e i parchi archeologici riversano in condizioni di degrado e abbandono. Per chi non lo sapesse il ddl Madia ha messo le mani anche sulle soprintendenze, depotenziandole, smantellandole, riducendone le unità e di conseguenza l’autonomia decisionale.

Nel quadro sopra delineato quello che mi lascia senza fiato è soprattutto l’Università. Dove sono i docenti? Gli ordinari, gli associati, i grandi luminari di Storia dell’Arte e delle antichità dove sono finiti?

sapienza-rettoe-figli-nepotismoA parte le scaramucce sui giornali e i media,  I grossi conoscitori di quei Monumenti chiusi per disperazione dai lavoratori che della manutenzione di quei monumenti si occupano, che fine hanno fatto? Loro che contano ogni mattone del Colosseo e scrivono manuali altisonanti dalle loro cattedre, dove sono? Pensano di non essere direttamente coinvolti perché non gli decurtano il 30% dello stipendio? Perché non scendono in piazza?

Da dottoranda non borsista in archeologia affermo a gran voce che ciò di cui più mi vergogno è l’atteggiamento assenteistico e omertoso dell’Università italiana, alla quale, con rammarico appartengo.

A Pompei, come a Roma dovevano arrivare segnali di dissenso da parte dell’Università e di solidarietà nei confronti dei lavoratori per i Beni culturali.

I giovani avrebbero bisogno, in questo momento più che mai, di grandi maestri che non gli raccontino soltanto tecnicismi e nozioni, ma che dimostrino che quello che facciamo nelle nostre aule ha un senso, e che ancora di più ha un valore ciò che andiamo a difendere fuori dalle stanze dei bottoni

Un commento

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  • Io non borsista
    1 ottobre 2015 at 18:22 - Reply