Da Happy Days a True Detective: l’evoluzione delle serie TV

Cerchiamo di capire come è cambiato il panorama televisivo nel corso degli anni

Riceviamo e pubblichiamo

di Andrea Di Giorgio

Chiudete gli occhi e rispondete di getto a questa domanda.

Qual è la più vecchia serie TV che vi viene in mente? 

Mettiamo da parte i super cultori del genere che avranno risposto I Love Lucy del 1951 di nientepopodimeno Alfred Hitchock (ebbene si, è stato lui il primo pioniere), e vediamo quali sono i titoli che possono essere usciti fuori da questo finto sondaggio.

I più “nerd” tra di voi avranno pensato a Star Trek e Dr Who (anni ’60), i più “attempati” ad   Happy Days o Starsky&Hutch e i più giovani invece a serie come Baywatch, Supercar, McGyver, A-Team, Beverly Hills 90210 fino ad arrivare ai giovanissimi che probabilmente avranno citato Friends come più antiquata. Tutti noi, a seconda dei propri gusti, abbiamo amato almeno uno di questi titoli; aspettavamo con ansia che Italia1 trasmettesse la nostra preferita, in barba ad i compiti che dovevamo svolgere per scuola. E se il giorno dopo avevamo il compito, saltare una puntata non era poi la fine del mondo per la comprensione del prosieguo della storia.

Beverly-Hills-90210-2Diciamoci la verità, per quanto apprezzassimo questi show è indubbio che li abbiamo sempre considerati un po’ prodotti di serie B, con quelle loro luci patinate, recitazione non propriamente eccelsa che in alcun modo poteva competere con il cinema, l’unico vero teatro dell’arte visiva.

Ma qual è la situazione oggi? Possiamo veramente considerare le serie TV inferiori ai film? Cerchiamo di rispondere a questa domanda analizzando l’evoluzione e le modifiche che le rappresentazioni televisive hanno avuto nel corso del tempo.

Una vera e propria linea di demarcazione può essere tracciata intorno agli anni ’90, legata al boom delle reti via cavo negli Stati Uniti d’America. Queste, non essendo più legate alla “ferrea legge audience” ma al numero di abbonati, avevano bisogno di alzare il livello qualitativo della programmazione; l’obiettivo era quello di offrire un prodotto migliore sul mercato, tale da contribuire alla fidelizzazione da parte del cliente. Non essendo, inoltre, soggette alle regolamentazioni delle televisioni in chiaro, potevano affrontare temi più sensibili, controversi, come il sesso, la droga, la morte, temi che non potevano essere banalizzati e espressi nei classici network, nella singola puntata autoconclusiva, ma che necessitavano di una narrazione più lunga, e articolata.

La molla quindi è prettamente economica scatenando poi una serie di reazioni a catena.

Per fare ciò le tv via cavo, le “cable” (HBO in prima linea) hanno dovuto migliorare la propria offerta, aprendosi ad un nuovo pubblico, ricercando, se vogliamo, l’elitè, una audience più acculturata che pur di godere dell’eccellenza sarebbe stata disposta a pagare. E per poter offrire ciò, era d’obbligo cercare il meglio, attingere dal mondo del cinema attori e registi, per poter fare così un vero e proprio salto di qualità.

In un mercato così in evoluzione, ovviamente, i network non potevano certo restare a guardare e progressivamente hanno iniziato ad adeguarsi, o meglio a cercare di alzare la propria asticella, per fornire anche loro così un prodotto più adatto ad un pubblico che progressivamente iniziava ad “educarsi”, a “progredire”, ad iniziare a concepire che la qualità non era una prerogativa solo del cinema ma che poteva essere trasposta anche sul piccolo schermo.

La prima serie in grado di rompere il muro che separava il cinemaTwin-Peaks-twin-peaks-11663252-1280-800 dalla TV, è così Twin Peaks, scritto e diretto da uno dei più famosi e controversi registi cinematografici, ossia David Lynch. Il network ABC, in pieno calo di ascolti, decide così di “avere il coraggio ed il desiderio di sperimentare nuove forme televisive […] di trovare un programma fuori dalle righe”. Indubbiamente Twin Peaks riesce nell’intento,  “chi ha ammazzato Laura Palmer?” è uno dei tormentoni di quegli anni, e Lynch con il suo essere visionario riesce a mostrare una nuova televisione con eleganza e maestria .

E’ il primo esempio di una nuova struttura narrativa, composta dal parallelismo di una articolata trama orizzontale complessiva e di una verticale all’interno della singola puntata, con una grande cura dell’approfondimento psicologico di ogni singolo personaggio, dove i luoghi diventano parte integrante della narrazione, non più un semplice sottofondo.

Durata 30 episodi, suddivisi in due stagioni, con inevitabili cali di qualità, Twin Peaks ha indelebilmente segnato un cambiamento, perchè, come dice il famoso critico televisivo John Powers, “ha rivelato le possibilità del prodotto televisivo”.

Elementi tecnici, prima messi in secondo piano, come la fotografia, il montaggio e la musica, acquisiscono una notevole e fondamentale importanza. Non a caso era anche la prima volta di un regista candidato all’oscar (appunto Lynch per Velluto Blu) al comando di una serie TV (per chi fosse interessato, è prevista 25 anni dopo, una terza stagione, le cui riprese sono appena iniziate!).

Ma non dobbiamo per forza andare a cercare prodotti così sofisticati per vedere e capire come le serie TV di quegli anni stessero subendo dei cambiamenti che avrebbero portato ad un modo diverso di approcciarsi alla televisione.

Con la sovracitata “evoluzione del pubblico”, i network si rendevano così conto che il prodotto televisivo poteva non essere solo banale intrattenimento, ma che avrebbe potuto anche avere una funziona narrativa diversa, maggiormente comunicativa dal punto di vista sociale; venivano così inseriti all’interno delle singole puntate, argomenti e temi che potevano colpire lo spettatore, tanto da potercisi immedesimare senza subire “passivamente” la storia.

Può sembrare un eccesso a leggersi, ma è questo uno dei motivi che ha portato al successo la serie Beverly Hills 90210, considerata il vero primo “teen drama” della televisione. Durato la bellezza di 10 anni, lo show narra la storia di un gruppo di adolescenti californiani alle prese con i primi amori, con il sesso, la droga. Vengono così inseriti nella narrazione temi delicati, portati all’attenzione dei giovani attraverso qualcosa di loro estremamente vicino, in personaggi in cui potersi immedesimare; e in qualche modo aveva anche compito di confortare e tranquillizzare gli spettatori, inviando messaggi positivi e di forte impatto, rafforzando il ruolo della famiglia e degli amici.

Beverly Hills 90210 può essere dunque considerato il padre a tutti gli effetti di serie più recenti come Dawson Creek e O.C, i teen drama più recenti.

Nel parlare delle serie TV nate negli anni ’90 non possiamo non citare X-Files e Buffy, che attraverso immagini dal forte impatto emozionale, legate al mondo della fantascienza e dell’horror, affrontavano le paure della popolazione, i complotti politici o i pregiudizi.

Arriviamo così agli anni 2000, dove ha compimento la definitiva maturazione del concetto di serie TV, che, grazie anche alla diffusione di internet, raggiunge livelli di popolarità e di penetrazioni di mercato mai viste prime. La serie TV, banalmente detta telefilm, non resta confinata al piccolo schermo, ma diventa fenomeno virale; al termine della visione il pubblico non si accontenta, l’esperienza continua in rete. I forum si riempiono di fan che dibattono della puntata appena vista, confrontano le proprie teorie e vanno alla ricerca del più piccolo particolare. L’archetipo di tutto questo è indubbiamente Lost, la serie che forse più di tutte ha creato un vero e proprio fenomeno virale.

lost-skimoParlare della storia di Lost sarebbe quantomai difficile; lo spunto iniziale è la caduta di un aereo nel bel mezzo dell’oceano, con i superstiti costretti a vivere, o meglio sopravvivere, su un’isola apparentemente deserta. Ma credetemi, questa è solo una banale premessa narrativa.

Lost ha quindi aperto una nuova frontiera, fatta di vere e proprie manie; gli autori, molto furbescamente, nel corso delle singole puntate lasciavano volutamente tantissimi indizi e spunti nascosti che raccolti dagli spettatori innescavano dibattiti; nascevano così numerosissime ipotesi, teorie che poi spesso superavano di gran lunga quella che poteva essere l’idea di base degli sceneggiatori. Ed è forse proprio con Lost che nasce lo “spoiler”, cioè la ricerca ossessiva di anticipazioni sulle puntate successive, sulla storia complessiva, legata alla fame dello spettatore di sapere, non più in grado di aspettare il palinsesto televisivo.  Cosa resa possibile, ovviamente, dallo sconfinato potere e dalle insesauribili risorse che internet poteva e può offrire.

Cresce dunque così il concetto di serie TV, e questo non può che affascinare non solo il grande pubblico ma anche gli “addetti ai lavori”. Sempre più registi, produttori ed attori di acclamata fama mondiale decidono di mettersi in gioco, capendo il potere comunicativo e il forte impatto della televisione, lanciandosi nella narrazione del piccolo schermo, con risultati però non sempre soddisfacenti.

Si perchè, ancora più del cinema, la televisione sa essere spietata. Per quanto un progetto possa essere interessante, ben sviluppato, con nomi di alto “rango”, i dati delll’audience (eccezion fatta per le tv via cavo) sono gli unici veri giudici. Non importa se la narrazione è ancora a metà, non conta se ancora non si è scoperto il colpevole, la mannaia della cancellazione è sempre in agguato. Poca fortuna hanno infatti avuto Jeremy Irons (I Borgia), Dustin Hoffman (Luck) o John Malkovich (Crossbones), che difficilmente verranno ricordati per i loro ruoli televisivi.

Lo stesso non si può dire invece per Matthew McCounaghey (True Detective), Clive Owen (The Knick) o Kevin Spacey (House Of Cards), attori di primissimo livello hollywoodiano che hanno saputo soddisfare, e in alcuni casi superare, le aspettative.

Ma su cosa si basano le serie TV? Quali sono le fondamenta che permettono di distinguere un prodotto “che funziona” rispetto ad uno destinato al fallimento? Sicuramente la scrittura è il punto di partenza imprescindibile.

Non basta una buona idea per avere successo, è necessario anche saper trasporre su carta ciò che poi diventerà immagine. Proprio per questo negli ultimi anni il mondo della televisione si è affollato di veri e propri scrittori, di fama internazionale, che hanno ben compreso come la struttura narrativa più vicina al romanzo è indubbiamente la serie TV. Un libro complesso, articolato necessita di tempo per poter essere sviluppato e reso nel migliore dei modi, tempo che il film, per quanto lungo, non è in grado di concedere. La strutturazione in capitoli, la costruzione di personaggi dotati di una propria profonda psicologia, la possibilità narrative di crescere insieme allo spettatore sono queste le cose che avvicinano maggiormente una serie TV ad un romanzo.

L’esempio più lampante è la trasposizione telefilmica dell’immensa saga dei libri de Il Trono di Spade di George R.R. Martin, trasformata in Game Of Thrones da HBO. Troppo complessa e iper-strutturata per poter diventare un nuovo Signore degli Anelli, la saga sta avendo un successo inimmaginabile, attirando a se non solo i lettori dei libri, ma anche i neofiti che forse spaventati dall’eccessivo numero di pagine, mai si erano avvicinati a quest’opera. Il tutto grazie anche ad una produzione dai toni e dai costi quantomai vicini a quelli cinematografici.

Un altro esempio chiave di come la scrittura possa fare tutta la differenza di questo mondo è la serie “fenomeno” True Detective. Scritta da Nic Pizzolato e interpretata magistralmente da Matthew McCounaghey e Woody Harrleson, la serie sembra in apparenza appartenere al genere “crime”, ma dopo poco si evince che scoprire il colpevole diviene qualcosa di secondario rispetto ad un’indagine introspettiva ben più profonda. Il mistero non riguarda l’assassino, i due detective si pongono domande e riflessioni sulla vita, interrogando se stessi più che i potenziali sospettati.

Ma non tutte le categorie di serie TV possono rientrare in questo discorso, perchè diversa è l’evoluzione che hanno avuto le serie comedy, sempre se di evoluzione vogliamo parlare. Le strutture narrative non sono cambiate. How I Met Your Mother stringe l’occhio, in maniera vistosa, a Friends, è innegabile (senza raggiungerne ovviamente i livelli). Ciò che è cambiato nelle “sit-com” sono le ambientazioni e i protagonisti, che inevitabilmente vanno di pari passo con l’evoluzione dei tempi. Ora dominano la scena i nerd, gli “smanettoni da computer” con The Big Bang Theory o The IT Crowd.

maxresdefault (1)E in Italia invece cosa è cambiato? Poco, molto poco. La Rai e Mediaset contiuano a propinarci le solite porcherie; l’unica che cerca di invertire questo corso è SKY. Forte delle proprie spalle robuste, la pay per view ha alzato il tiro, prima con Boris, che non a caso parodiava il mondo delle serie TV italiane, poi con Romanzo Criminale, per arrivare a prodotti di fama mondiale come Gomorra e 1992.

E con l’avvento di Netflix il panorama delle serie TV sembra destinato a cambiare ulteriormente.

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