DA DARIO FO A BOB DYLAN: MORTO UN NOBEL, SE NE FA UN ALTRO

Crisi e Riforma della Politica e dell'Economia come opportunità verso la ricerca di nuove pratiche socioeconomiche e politiche

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di Maurizio DerSuchende

“In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po’ le teste. Tutto il resto… la bellezza per la bellezza, non mi interessa!”

Dario Fo

“È tempo che si esca dal tempo astratto del mercato, per ricostruire il tempo umano dell’espressione necessaria.

Bisogna inventare.

Una stalla può diventare un tempio

E restare magnificamente una stalla.

Né un Dio, né un’idea, potranno salvarci ma solo una relazione vitale”

 

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Antonio Neiwiller

Il 13 ottobre 2016 lo si ricorderà per 2 eventi molto rilevanti per l’Arte e la Politica: la morte del Premio Nobel per la Letteratura Dario Fo (al quale avrebbero dovuto abbinare anche la scrittrice e attrice, nonché senatrice, Franca Rame, a detta dello stesso Fo), l’assegnazione del medesimo Premio a Bob Dylan. Due artisti che incarnano nel profondo e in superficie l’inestricabile intreccio, l’indistinguibile fusione fra Arte e Politica. Tralasciamo la sciocca, puerile, questione dell’opportunità di premiare un poeta musicante (cantastorie?); piuttosto, cogliamo l’occasione per esplicitare alcune riflessioni sull’Arte, l’Economia e la Politica. Soprattutto sulle condizioni economico-politiche attuali nella loro dimensione mondiale.

Gli Artisti creano prodotti materiali ed immateriali per accendere (anche solo flebili, perturbanti, nuove o antiche) emozioni e/o concetti/ idee. Ma, se ci pensiamo bene, anche i Tecnici (dagli ingegneri agli operai, dagli informatici ai designers) realizzano prodotti per suscitare emozioni ed idee.

Ed ecco perché ci capita di definire artista anche un tecnico, che magari ha realizzato un qualcosa di profondamente innovativo. Naturalmente, i confini sono sfumati, quasi impercettibili. Cosa fanno invece di specifico gli Artisti rispetto ai Tecnici? I grandi Artisti – come anche i Filosofi – (pre)figurano mondi, emozioni, idee, punti di vista, innovativi rispetto al quadro reale nel quale anch’essi sono immersi. È per questo che Franca Rame, Dario Fo e Bob Dylan, sono grandi artisti: hanno innovato nelle forme e nei contenuti.

Ma l’Arte può essere colta essenzialmente solo nei canonici linguaggi comunicativo-espressivi (suono, parola scritta e parlata, traccia grafico-cromatica, segno materico, gesto coreutico e corporeo, traccia olfattiva, …) dell’essere umano? No. Soprattutto in passato, si parlava anche di Arte della Medicina, Arte della Politica, Arte Economica. Perché, ad un certo punto, si parla invece di Scienza della Medicina, della Politica, dell’Economia?

nobel2Perché un inusitato e potentissimo strumento di potere si è affacciato nella Cultura Umana Mondiale: la Scienza con il suo metodo. È indubbio che essa è preziosa ed efficace per il genere umano in molti ambiti e questioni. Solo che risulta essere o ridicola o terribilmente disumana (Auschwitz), non appena la si vuole caratterizzare quale unico metodo legittimo ed efficace per le discipline medica, politica, economica. Tralasciamo, per ora, l’ambito medico e riferiamoci agli altri due ambiti: quello politico e quello economico.

Perché ‘conviene’, è più ‘opportuno’, più ‘corretto‘, non parlare più di Arte della Politica e dell’Economia? Una delle ragioni può essere individuata nella circostanza che il termine Arte evoca (neanche troppo sottilmente) la dimensione, appunto, creativa, innovativa, rispetto alla dimensione funzionale (sia rispetto ai bisogni di conoscenza che ai bisogni di sopravvivenza) che è, invece, propria della Scienza.
La Scienza ci rassicura col fatto che essa, perlopiù, ci spiega come funziona il mondo, essa non ci sprona a (ri)creare il mondo politico ed economico. Soprattutto poi, questi due mondi devono essere mantenuti stabili e conservativi e, quindi, noi tutti dobbiamo esserne degni ‘funzionari’, siamo chiamati a preservare o, almeno, a non turbare il cosiddetto status quo (= le attuali condizioni fondamentali caratterizzanti la società – nelle sue dimensioni politica ed economica – in un questo specifico periodo storico).

Pertanto, in Politica ed Economia è meglio conservare piuttosto che innovare. Al massimo, creare (false, secondarie, ininfluenti) innovazioni, per non intaccare il fondamento e la rete profonda delle dominanti e pervasive relazioni socio-economiche e politiche.

Cerchiamo di essere più espliciti. Da quando nel 1989 si è dissolta una (sia pur errata, equivoca) concreta e piuttosto diffusa alternativa al sistema economico capitalista di mercato, quasi tutti si sono rassegnati a non prefigurare più modelli e pratiche di relazioni politico-sociali ed economiche alternative al modello di mercato capitalistico. Quasi tutti vivono senza mettere per nulla in discussione le caratteristiche profonde ed indiscutibili di questo sistema. Invece, se manteniamo il postulato della Politica e dell’Economia come discipline Artistiche, ecco che recuperiamo una prospettiva del tutto diversa: se siamo profondamente delusi o scontenti o terrorizzati o, addirittura, disgustati delle molteplici forme di ingiustizia e di barbarie presenti a livello planetario e/o locale, potrebbe darsi il caso che sia opportuno (ri)creare nuove pratiche socioeconomiche e politiche. Nuovi modi di fare Politica (= Arte di vivere insieme), di fare Economia (= Arte di produrre e distribuire le risorse antropiche e naturali). Inoltre, le attuali condizioni tecnologiche facilitano molto la ricerca di nuove prassi politiche e socioeconomiche. Insomma, ecco minacciata l’esigenza conservativa di taluni gruppi sociali.

nobel3Perché, allora, non intraprendere un percorso di ricerca di modelli e pratiche alternative al sistema capitalistico di mercato?

Se vogliamo commemorare/emulare degnamente gli Artisti che osanniamo, ammiriamo, i grandi artisti come Dario Fo e Franca Rame, Bob Dylan, dovremmo anche tentare di essere noi stessi un po’ più creativi, di andare alla ricerca di pratiche socioeconomiche e politiche alternative a quelle dominanti, le quali continuano a non arginare efficacemente la violenza, l’ingiustizia, l’ineguaglianza di opportunità. Se vogliamo combattere ancor più efficacemente l’insicurezza e la precarietà esistenziale e sociale, dobbiamo modificare il sistema politico e socioeconomico nelle sue connessioni e caratteristiche più profonde e pervasive. Dobbiamo far ciò con la consapevolezza che, tutto sommato, almeno nei Paesi più ricchi, l’energia sociale e comunitaria è o diluita in tante pratiche sociali di ottundimento/reindirizzamento, o fatta esplodere in inconcludenti e superficiali conflitti locali, o smorzata con varie forme di repressione mirata, o effettivamente blandita con contentini e rimasugli (rispetto alla ricchezza complessiva e al vero ed efficace potere politico).

fullsizerenderBob Dylan, Franca Rame e Dario Fo, ci ricordano, invece, che potremmo anche non piegarci sempre al (veramente nostro?) compito di far funzionare (di essere funzionari del)l’ assetto politico e socioeconomico dominante. Qualche volta, e auspichiamo sempre più spesso, potremmo intraprendere percorsi e pratiche creative, innovative, proprio per vivere sempre meglio, per migliorare la nostra qualità della vita attraverso il miglioramento della qualità della vita soprattutto degli altri. Tutti noi insieme.

Ma, prima di far ciò, dovremmo aver ben chiaro quali sono le caratteristiche profonde del sistema capitalistico di mercato. E questo ci sforzeremo di farlo nei prossimi articoli. Ora, limitiamoci a commemorare e a celebrare questi grandi Artisti: Dario Fo (e Franca Rame), Bob Dylan. Facciamolo con la rinsaldata consapevolezza che un altro universo sociale, politico ed economico, è possibile; che un altro essere sociale è praticabile con la volontà e l’impegno di noi tutti. Che possiamo osare solo noi tutti, insieme; da soli, ogni sforzo, per quanto titanico, rimane sterile. Con Meraviglia, Dedizione, Gratitudine. E sforzandosi di tenere sempre in alto i cuori generosi e gioiosi

 

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