Continuano gli appuntamenti della VIII edizione del Festival dei diritti umani

Al suo ottavo anno di attività, ha sempre trovato a Napoli  una ottima accoglienza

di  Chiara Guida

Nell’ambito della rassegna, che si svolgerà nell’arco di tutta la settimana con iniziative e proiezioni dei film in concorso, l’incontro su “Donne e salute mentale”, ospitato dall’ex Opg occupato, ha dato  prova che è possibile coniugare umanità e informazione quando si sceglie di trattare quello di cui nessuno si occupa. Si trattava indubbiamente  di un tema complesso, perché per le donne come per il disagio psichico il pregiudizio pesa sempre più del giudizio omettendo una realtà che per ovvie ragioni, anche nelle malattie mentali, non è uguale per tutti.

Allora può venire in mente la frase pronunciata dalla protagonista del film “Angeli d’acciaio”,di Katja von Garnier, ex opgin cui Alicia Paul, storica femminista, una delle prime suffragette che si batté per il voto alle donne, richiusa in carcere  nel reparto psichiatrico perché faceva lo sciopero della fame, diceva: “quando si parla di donne spesso il coraggio viene scambiato per follia”. Ecco, di questo si è parlato con gentilezza e rispetto fin dall’introduzione di Maurizio Del Bufalo e Giovanni Carbone curatori di una manifestazione nata per raccontare le resistenze, ricordando da subito la valenza politica del festival, costruito nella maniera più semplice e povera, come nell’esperienza madre d’oltreoceano,  dove alla fine degli anni ’90, a Buenos Aires, il “cine des derechos umanos” ha avuto inizio. Non é un caso quindi che nell’impegno di dar voce agli invisibili, fosse divenuto necessario aprire una finestra sulle solitudini interne.

Per ovviare alla sconcezza di aver da uomini, introdotto un incontro che parte dalla differenza di genere, viene ricordato l’appuntamento a S.Giovanni,  che vede coinvolte due donne indiane accolte al teatro Nord, da altre donne, che operano sul territorio. La parola va quindi a Dario Stefano dell’Aquila, curatore del libro di Assunta Signorelli, che si incarica di aprire una serie di interventi tutti al femminile, dato che il punto di vista di genere è stato messo al centro del dibattito.

Renate Siebert nel primo intervento ha concentrato la discussione sul confine dei comportamenti leciti per le donne e la distanza  tra quello che una donna sente e quello che invece “deve” sentire.

È seguito l’intervento di Viola, un’attivista dell’ex opg, giovane, consapevole e  determinata. Ha ricordato le sensazioni di quando è  entrata  per la prima volta negli ambienti dell’opg, di come  la sofferenza vissuta in quei luoghi non fosse affatto scomparsa ma si avvertisse ancora. Tuttavia il recupero e la rinascita di quei luoghi, ora rivolti ad un uso collettivo e a disposizione del quartiere, sta rendendo possibile un progetto aperto al futuro di cui  le protagoniste sono soprattutto donne.

La discussione è continuata con interventi competenti e diretti che hanno  affrontato i nodi di carattere giudiziario, la difficoltà dei servizi integrati, i ruoli e le responsabilità del personale medico e paramedico, avendo sempre la consapevolezza che si sta parlando di donne .

donne-psichiatria-e-potereTra la prima e la seconda parte della serata le donne del “giardino liberato di Materdei”, altra esperienza molto viva e importante in città, leggono e proiettano un estratto del documentario da loro realizzato nel quale si dà voce alle donne del quartiere e sulle note di “Ragione e sentimento”,  colonna sonora di molti vicoli napoletani, hanno raccontato il loro rapporto con il tempo e i loro desideri. Non ci sarebbe  potuta essere introduzione migliore alla seconda parte della serata nella quale si è presentato il libro “Praticare la differenza. Donne , psichiatria e potere” di Assunta Signorelli , psichiatra, femminista non pentita, e amica storica della scrittrice Fabrizia Ramondino a cui è stata dedicata l’ultima parte del suo libro. E sul ricordo- omaggio all’opera della Ramondino, in un intreccio di relazioni e battaglie combattute insieme, di storia e vissuti personali, si sono susseguiti gli interventi di Eleonora Puntillo e di Vera Maone che hanno attraversato uno spaccato personale e politico di  straordinaria forza che ha coinvolto un pubblico ormai diradato in serata ma più intimamente raccolto come può succedere quando l’emozione intellettuale e sentimentale diventa collettiva.

Merita infine di essere menzionata, come ha chiesto lei stessa, Ester Martone, che, emozionata, quasi commossa, legge un intervento intenso, conclusione significativa della serata, con cui ha voluto dare voce a tutte le donne che vivono una condizione di disagio e malessere dovuta a una patologia individuale o alla convivenza con un familiare con sofferenze psichiche. Se le donne, ha continuato, durante i secoli si sono assunte tutte le responsabilità nell’ambito del lavoro di cura, è arrivato il momento che anche nel campo della salute mentale il privato diventi politico . Le donne, ha sostenuto la Martone, devono essere riconosciute nella loro differenza di genere perche hanno dei bisogni diversificati dagli uomini. Perfino negli effetti collaterali dei medicinali,  finanche nel dosaggio dei farmaci che viene differenziato solo in base all’ età e non al genere. Le donne, ed è questo il messaggio significativo che la Martone ha consegnato a tutti i presenti, si devono battere in prima persona contro le logiche mercantili e le strutture di potere per restituire la prospettiva una vita dignitosa e un futuro a tutte le donne e gli uomini che soffrono. Non poteva darsi con queste parole conclusione migliore a una iniziativa culturale che ha restituito alle mura del vecchio Opg, testimoni di tanta sofferenza, un soffio di vita e l’eco di un grido di lotta.

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