Concerto di Natale al San Carlo : Ma che bellezza ! 

"Quando finisce il potere della camorra, inizia il potere della musica." Bellezza della musica, bellezza dell'iniziativa, bellezza sul palco e nella sala.

Ieri, sabato 22 Dicembre alle 20:00 si teneva il Concerto di Natale 2018 al Teatro di San Carlo di Napoli, con la direzione del maestro Juraj Valčuha  assieme al maestro Paolo Acunzo. Perché sul palco si esibiva l’Orchestra del Teatro di San Carlo e anche, in via straordinaria, l’Orchestra Giovanile Sanitansamble. Posti esauriti per una serata eccezionale.

Cos’è il Sanitansamble ? Un’orchestra nata nel 2008 nel mio quartiere, la Sanità, rione popolare nel cuore di Napoli (ultima città europea che non ha ancora cacciato via i più poveri e antichi dei suoi abitanti dal centro storico verso le periferie)  ispirandosi al modello didattico, con accesso gratuito alla musica classica per bambini e ragazzi, del maestro venezuelano José Anton Abreu. L’orchestra Sanitansamble coinvolge circa 100 giovani tra bambini e adolescenti e nasce grazie all’ associazione L’Altra Napoli Onlus e all’impegno del parroco della Basilica della Sanità, Antonio Loffredo. 

Questa grande avventura musicale che non sarebbe stata possibile senza il team di 15 maestri e senza Paolo Acunzo, direttore dell’orchestra e di due cori il “Coro polifonico Musique Esperance “di Nola  e il ” Coro polifonico Note Legali ” di Portici coi quali ha creato una collaborazione fruttuosa. Me ne parla Rita Punzo, contralto del coro da due anni : “Il coro Note legali si incontra ogni lunedì negli spazi messa a disposizione dall’Associazione Collegamento campano contro le camorre per la legalità e la non violenza – Gennaro Franciosi – Onlus. La lezione inizia con tecniche di canto poi inizia la preparazione dei nuovi brani e la ripetizione di altri a seconda del repertorio da presentare al prossimo concerto. Durante le lezioni non mancano appunti e correzioni del maestro, fatte sempre con garbo e simpatia, per sollecitare ognuno a dare il meglio di sé (forse con la stessa pazienza professionale con cui si rapporta con i ragazzi della Sanità, solo che si trova di fronte un gruppo di fascia di età tripla) ; non mancano neanche i compiti a casa e momenti di allegria  e “ricreazione” che contribuiscono ad amalgamare ed unire il gruppo. I ragazzi della Sanitansamble nello stesso periodo studiano le basi musicali dei  brani che canteremo con loro oltre ad altri solo orchestrali.” Quando chiedo a Rita della ricaduta di quest’esperienza sulla sua persona, mi risponde “non posso che dirti entusiasmante, rilassante, gratificante. Il successo di quest’iniziativa mostra che la ‘bellezza’ aiuta a migliorare le nuove generazioni”. 

Qualche parola sul programma, composito come solitamente per un concerto di Natale, comunque forse un po’ di più : 

Ludwig van Beethoven, Ouverture da Egmont, in fa minore, Op. 8

Johannes Brahms, Danza ungherese n.5 in sol minore (Anche la n.1 alle fine del concerto).

Nino Rota La Strada, suite dal balletto.

Nino Rota, Il Gattopardo, suite sinfonica. 

Beethoven (1770-1827) e Brahms (1833-1897) : musica classica di inizio del secolo (1811) e musica romantica di fine secolo (1859- 1869). 

Come mi spiega un altro maestro, Christian, direttore di musica antica in un Conservatorio di Musica  e professore di flauto dolce barocco in Francia, le Danze ungheresi sono ispirate alla musica popolare che era la nuova moda, ma non la riproducono, è una rielaborazione, una propria e vera composizione per piano. Alcune sono pure state orchestrate da lui come la 1 che abbiamo ascoltato alla fine del concerto. Infatti lo vedo logico visto che l’epoca romantica è quella della costruzione dei nazionalismi, quella della costituzione dell’impero austro-ungherese. 

La scelta di Egmont è veramente interessante anche se non intenzionale. Il mio compagno,Christian, mi fa ascoltare bene e in effetti in Egmont si sentono brani vicinissimi alla 5° sinfonia che Beethoven sta componendo, la parentela è stretta musicalmente ma anche per la sua tematica eroica (3° sinfonia). Siamo nel periodo eroico del compositore. Egmont partecipa della mitologia dell’eroe e si ritiene sia un’inno alla libertà contro l’oppressione e la tirannia : ribelle alla dominazione spagnola, il conte di Egmont, imprigionato, viene giustiziato perché voleva l’indipendenza dei Paesi Bassi. Beethoven, illuminista, ammiratore della rivoluzione francese, non poteva che innamorarsi di quest’opera e così l’ha espresso in una lettera a Goethe nel 1811 (“questo magnifico Egmont che ho meditato, sentito e tradotto in musica con lo stesso entusiasmo di quando l’ho letto”). Ma quando si sono conosciuti di persona nel 1812, l’incontro non è andato così bene tra il corteggiano Goethe e l’asociale Beethoven. Ne parliamo e Christian mi racconta un’aneddoto sul Beethoven rivoluzionario che non conoscevo ; il manoscritto dello spartito della 3° sinfonia presenta una particolarità ben visibile : era dedicato a Bonaparte ma la scritta è stata cancellata da Beethoven quando è avvenuta l’incoronazione (1804). Cioè, Bonaparte sì, Napoleone no. Dunque Beethoven rettifica : “Sinfonia eroica composta per festeggiare il sovvenire di un grande uomo”. Come disse più tardi un altro rivoluzionario, Victor Hugo, sul Bonaparte console :  “Questo secolo aveva due anni. Già sotto Bonaparte spuntava Napoleone.”

Era forse anche un programma un po’ meno allegro del solito. Sia per i brani scelti, sia per lo svolgimento del concerto. Anche se ci sono stati i soliti scherzi col clarinettista che faceva finta di sbagliare brano e partitura e suonava all’improvviso “La Strada” in mezzo a una danza ungherese : due volte si è sentito un “Allora !” del direttore scherzoso.  Ma mi stava bene una certa solennità nel presentare l’eccezionalità dell’evento,  promosso dalla rappresentazione in Italia della Commissione europea (Beatrice Covassi) in collaborazione con il Teatro di San Carlo (Rosanna Purchia, Sovrintendente)  e col sostegno della Fondazione Bracco (Maria Cristina Cedrini) : prima del concerto, sul palco, alle 19:30, si sono complimentate per la partecipazione dei ragazzi e ragazze della Sanità. Non riproduco i soliti discorsi ufficiali, a volte condivisibili e raramente originali, soltanto una frase di Antonio Loffredo : “Quando finisce il potere della camorra, inizia il potere della musica.” Mi stava molto bene, dicevo, perché questi “ragazzi dei quartieri” sono stati presi sul serio, non erano stati invitati a suonare un qualcosina per poi sparire, si sono seduti e sono stati trattati al pari dei musicisti dell’Orchestra del San Carlo. Suonavano la parte di musica classica del programma, l’Ouverture da Egmont, nientedimeno, non la “Suite”  dalla colonna sonora composta da Nino Rota per il film Il Gattopardo, realizzato da Luchino Visconti nel 1963, che pur essendo un capolavoro come tutta l’opera del musicista milanese  (1911-1979), è pur sempre una musica di film, e nemmeno una rielaborazione come “La strada, suite dal balletto” in un unico atto, tratta dall’omonimo film del 1954 di Federico Fellini (con coreografie di Mario Pistoni), rappresentata nel 1967.

Qualche imprecisione nell’esecuzione c’è stata, ma che fa ? Pure i musicisti professionisti sbagliano, il pubblico tante volte non se ne rende nemmeno conto e il vero intenditore apprezza innanzitutto che si stia facendo musica (tranne quelli presuntuosi che vengono soltanto per far notare la stonatura). Questo è il bello della musica dal vivo, non è la musica corretta per togliere ogni piccola imperfezione delle registrazioni, siamo umani, siamo imperfetti, vogliamo emozioni, vissuto, non esecuzione robotizzata della partitura. 

L’Orchestra del Sanitansamble si è esibita per prima e in prima linea per Egmont. Dico in prima linea perché erano la maggioranza dei musicisti e si sono seduti in prima fila. 

Il primo violino dà il la

Il momento più bello e commovente è stato quando il direttore di orchestra è entrato e, a regola d’arte, ha salutato con una stretta di mano il primo violino, un ragazzino napoletano con lo jeans. E vedere come il piccolino dava il la per accordare gli strumenti dell’orchestra con tanti adulti attorno. 

Il momento più brutto e vergognoso invece è stato quando una donna si è alzata dalla prima fila del pubblico e se n’è andata in mezzo dell’esecuzione di Beethoven facendo suonare i tacchi. Mi ha ricordato il famoso spettacolo la sera della prima rappresentazione di Bella Ciao al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1964, quando una borghese, di fronte all’impostazione vocale popolare di Giovanna Daffini, urlò : “se devo ascoltar cantare la mia donna di servizio resto a casa”. Forse questa qua non aveva pagato la poltronissima del San Carlo per sentire un guaglione della Sanità, per di più di pelle scura. 

Cornettisti

Dopo di Brahms, pure quando l’orchestra del San Carlo si è esibito pienamente e con brio per suonare Nino Rota, ci sono sempre stati ragazzini e ragazzine del Sanitansamble suonando assieme a loro e tra di loro. E si sono viste tante dimostrazioni di amicizia e appoggio dei musicisti con esperienza verso i musicisti in erba, ad esempio un cornettista adulto del San Carlo aiutava il cornettista più giovane del Sanitansamble a suonare a tempo e cominciare nel momento giusto. 

Alla fine del concerto, tantissime strette di mano e sorrisi scambiati prima di uscire di scena. E c’è stato un applauso generale caloroso molto speciale del pubblico meritatissimo. Viva la musica ! 

Prossimo appuntamento : ” La Cantata dei Pastori”, diretta dal maestro Paolo Acunzo, regia di Vincenzo Pirozzi, il 2 e 3 gennaio alle 20:30, con i cori Note legali e Musique Esperance insieme ai ragazzi dell’orchestra Giovanile Sanitansamble nella Basilica Santa Maria della Sanità. Gratuito, su prenotazione (081 19571624). Un evento da non perdere ! 

Monica Jornet

Da famiglia spagnola, Laureata in Letteratura e Lingua spagnola alla Sorbona. Socia del Collège de Pataphysique. Vive tra Napoli (rione Sanità) e la Francia. Individualità FAI - Napoli. Groupe Gaston Couté de la Fédération Anarchiste. Incaricata delle Editions du Monde Libertaire. Libertà e arte come valori supremi.
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