CON COLLERA E CON STIZZA DALLA FRANCIA DUE VOLTE CAMPIONE DEL MONDO

Chi ha perso, chi ha vinto ? In Canto Libre, una testimonianza senza bandierine della festa di ieri sera in Francia.

Campi Elisi 2018

 La Francia ha vinto la ventunesima edizione del Mondiale di calcio, con un 4-2 alla Croazia. Non troverete altro oggi nella stampa.
Sono appena tornata dalla cosiddetta “grande festa in strada”. Con parecchia amarezza, tanto che io e il mio compagno abbiamo preferito brindare ad altro. Sembrava fossimo stati in un funerale. Quello delle mie illusioni, delle nostre speranze collettive di 20 an
ni fa. Sul cellulare, leggo nella Repubblica : “questa della sua Nazionale è anche la vittoria contro la paura del terrorismo”. Quando mai ? Basta strumentalizzazioni dei governi, del capitale, della classe politica e della stampa serva. L’unica paura legittima sarebbe stata quella della polizia dappertutto controlando le nostre vite e togliendoci la libertà in nome della sicurezza, la paura della società che ci circonda, manipolata, complice del potere.

Campione : chi difende una causa, un’ideologia / atleta o squadra che ha vinto un campionato o un torneo / Piccolo saggio tratto da un insieme, atto a indicarne le caratteristiche e le qualità (Lo Zingarelli).

Black, blanc, beur 1998

1998. La Francia CAMPIONE del mondo. Quella è stata una festa nazionale. 

Quella squadra dei Bleus era “Black-Blanc-Beur”, vi ricordate ?  Non sono tifosa ma ci ho creduto alla bella favola dell’integrazione di tutti nella società francese, ci abbiamo creduto collettivamente fino in fondo, quella squadra era un proprio e vero CAMPIONE DELLA SOCIETÀ, c’erano i Black, francesi antillani, francesi discendenti di africani francofoni per via della colonizzazione, stranieri migranti dell’Africa, c’erano i Beurs della comunità maghrebina, molto numerosa per via della colonizzazione francese, c’erano i Blanc, francesi di antica stirpe.

 Quella squadra era l’esempio, il modello, tutti uguali, tutti insieme per vincere collettivamente. Quella sera mi sono portata le mie figlie, una bambina di 11 anni e un’adolescente di 14, ai Campi Elisi per festeggiare le prime luci di un mondo nuovo.  Abitavamo in un quartiere popolare, il XX arrondissement. Non dimenticheremo mai la metropolitana così affollata che a Bastiglia c’è mancato poco perché si capovolgesse, non dimenticheremo mai l’esplosione di gioia, gli abbracci tra sconosciuti, tra vincitori e vinti, la pace tra i popoli. Non c’entrava né con il calcio né con il nazionalismo, pensavamo di vivere una svolta. Dappertutto sventolavano bandiere di tutto il mondo attorno a noi, la nostra patria era il mondo intero rappresentata da quella squadra multietnica e multiculturale. Era una speranza, era un segnale per il futuro.
Non era invece il segnale di nessuna nuova società, i giocatori hanno fatto una carriera personale, si sono arricchiti, l’ascensore sociale per le periferie era ovviamente un’illusione, le nuove relazioni di fratellanza tra francesi e migranti erano ovviamente un’illusione. Il sogno però si è estinto, è diventato un incubo.

2018. La Francia CAMPIONE DEL MONDO. Questa è stata una festa nazionalista.

Didier Deschamps, doppio campione del mondo, capitano venti anni fa, oggi allenatore, ben pagato come tutti loro nel mondo capitalistico del calcio, una persona però semplice, onesta, con un’etica del lavoro.  Meritava di sollevare la coppa, ieri non si parlava d’altro, era “la festa Deschamps Elysées (Deicampi Elisi). Per il resto tutto diverso. E tutto strumentalizzato. A differenza di venti anni fa, c’erano vincitori e vinti, non soltanto sul campo, anche per strada. Chi ha vinto ? Chi ha perso ?

 

Sciopero SNCF. Blocco dei binari. “Il mio ultimo treno”

 Faceva schifo l’esultanza del presidente Macron nella tivù , il Monarca piuttosto, soprannominato il Re, Napoleone o Giove. Aveva fatto il viaggio a Mosca per farsi la foto e condividere la medaglia.  Finta esultanza per quanto riguarda la vittoria della squadra dei Bleus (non sappiamo quanto gliene importa del calcio e non ci importa nemmeno) ma vera per quanto riguarda la propria vittoria. Ha funzionato da dio sto mondiale per Giove !  : nella mia cittadina, eravamo quattro gatti quando siamo scesi in piazza contro la privatizzazione delle ferrovie malgrado uno sciopero duro di 82 giorni e tutti i macchinisti della nostra stazione scioperanti

Ieri sera, si sono mobilitati tutti  con le bandierine della Francia, acquistate nel supermercato per 1,30 euro. Anche vero che Giove onnipotente ci sa fare : 12 000 poliziotti in più a Parigi per la “nostra sicurezza”, il solito pretesto del rischio attentati che già è servito per militarizzare lo spazio pubblico e per imporre uno Stato di emergenza permanente nei fatti. Il rischio sarebbe in verità il che il cittadino possa esprimersi liberamente. L’atmosfera è di forte tensione sociale (disoccupazione, precarietà estrema, fine dei servizi pubblichi). Il rischio sarebbe che i poveri osino rompere qualche vetrina per saccheggiare, che gli oppositori possano sfidare lo Stato e il capitale attaccando i loro simboli (vetrine di banche, Mac Donald’s) ! 

Finita la spontaneità del 1998, adesso abbiamo cambiato secolo e la parola d’ordine di Macron è “Siamo moderni”  (intende dire capitalisti quindi, secondo lui, efficienti. Invece il capitalismo distrugge tutto, con la violenza delle forze dell’ordine ovviamente). Nel 2018, tutto organizzato a regola d’arte : l’intero servizio di pullman dalla periferia è stato chiuso dalla prefettura, lo stesso per le stazioni della metropolitana. Vergogna. La festa dei Campi Elisi è stata una festa per i ricchi, quelli che vivono a Parigi. Parigi è stata vietata ai poveri, si è evitata l’invasione dei perdenti della sociétà, dei vinti secondo Macron, che li chiama pure “i fannulloni”.
Quelli che ce la faranno a venire, saranno in pochi, per lo più attivisti spacciati per delinquenti, additati alla pubblica riprovazione, perché infatti potrebbero non voler festeggiare, anzi essere intesi a disturbare la festa !

E così è stato,  saccheggio  di un supermercato, la vetrina del Drugstore Publicis scassata nei pressi dei Campi Elisi, scontri tra poliziotti e manifestanti a Parigi e in qualche città… Hanno trovato i manganelli per ricevimento e la festa dei Campi Elisi è finita con le cannoni d’acqua per disperdere la folla. 

Nella mia cittadina e dappertutto in Francia, la festa puzzava di razzismo, di identitarismo. Anziché bandiere di tutto il mondo, c’erano soltanto quelle francesi, anche troppe rispetto al 98, ogni pecora aveva la sua ! Poi pochi migranti, molti francesi bianchi, oggi chiamati “galli” dai migranti stigmatizzati.
Festeggiavano l’orgoglio di essere francesi, non il multiculturalismo della squadra, non il lavoro di squadra, non l’etica dello sport, non la bellezza della partita. Sembrava una festa comandata, klaxon e bandiere : stiamo occupando la strada, fatevi da parte se non siete francesi, se non condividete l’orgoglio nazionalista. Poi tanti “spettatori” col cellulare in mano per filmare, fotografiare l’evento, non per “attori” della loro festa.

A mezzanotte, finito tutto. Non si sentiva più nulla. Noi non siamo rimasti a lungo, ci sentivamo a disagio, tornando a casa, abbiamo incrociato un furgoncino aperto che portava gente al raduno (fascisti del Front National probabilmente).

 

Avrei dovuto portarmi la bandiera nera, ho detto, ma il mio compagno ha pure ragione : “con quest’ isteria fascista, potevamo pure essere aggrediti”.  Da un ubriacone autorizzato dallo Stato a manifestare la giusta gioia di essere il vincitore pure se non ha capito di fare parte dei vinti.

Monica Jornet

Da famiglia spagnola, Laureata in Letteratura e Lingua spagnola alla Sorbona. Socia del Collège de Pataphysique. Vive tra Napoli (rione Sanità) e la Francia. Gruppo Errico Malatesta - FAI - Napoli. Groupe Gaston Couté de la Fédération Anarchiste. Incaricata delle Editions du Monde Libertaire. Libertà e arte come valori supremi.
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