COMUNICATO STAMPA: OSSERVATORIO SALUTE MENTALE – NAPOLI

Incontro SPDC S. Giovanni Bosco

riceviamo e volentieri pubblichiamo

Martedì 2 febbraio 2016 alle ore 15 una folta rappresentanza dell’osservatorio si è recata presso il suddetto SPDC per iniziare il giro di visite periodiche che costituisce il primo intervento del programma specifico di osservazione e di contatto con le realtà assistenziali dell’ASL Na 1.

Erano presenti Maria Rosaria Cozzi, Angela Daniela Rinaldi, Nunzia Desiderio, Adriano Coluccia, Luciano Petrillo ed Enrico De Notaris; nell’spdc erano presenti due psichiatri di guardia, tre infermieri, un ausiliario che stava svolgendo attività di pulizia in reparto e una guardia giurata con funzione di “portineria” poichè è un reparto a “porte chiuse”.

Al momento risultavano ricoverati 8 pazienti (3 maschi e 5 femmine), dei quali 3 provenienti da TSO e 5 da TSV (non notificati né al paziente né a qualche familiare), su di un totale di 10 posti letto.

figura 1L’incontro si è svolto in un clima di collaborazione e ha fornito una serie di utili notizie circa lo stato della struttura, gli elementi critici sostanziali possono essere così descritti:

La struttura

Essa risulta consistere in un corpo basso nel quale, oltre alle stanze di degenza, esiste un solo spazio comune con tavola e sedie per consumare i pasti, e una televisione a muro.

La prima osservazione da fare riguarda quindi la totale assenza di altri spazi da utilizzare per la socializzazione e di conseguenza l’atmosfera risulta analoga ad un reparto ospedaliero classico: niente suppellettili o libri e giornali, niente alle pareti se non qualche sporadica scritta a penna, opera dei degenti; ma profondamente differente per la chiusura costante dello spazio tramite una porta in ferro e per le grate alle finestre delle camere e del corridoio.

Insomma uno spazio angusto e greve nel quale i ricoverati non hanno alcuno stimolo a socializzare o a impiegare il tempo in qualche attività ricreativa o ludica.

Tutta la struttura risulta inoltre totalmente avulsa dai rimanenti corpi dell’ospedale, anzi le vie di comunicazione interne risultano chiuse e pertanto il passaggio dal reparto agli altri padiglioni può effettuarsi esclusivamente uscendo all’aperto nel viale del nosocomio, e ciò anche in pieno inverno o con la pioggia.

Tale situazione, oltre a costituire un’ evidente scomodità, risulta essere sicuramente un ostacolo in caso di emergenze sia interne al reparto e sia nel caso lo psichiatra di turno debba uscire dal reparto per effettuare una consulenza in qualche altro padiglione.

Pertanto, se è vero che i reparti psichiatrici hanno delle specificità di cui tener conto e la loro collocazione separata dovrebbe idealmente contribuire a non stigmatizzare il ricoverato, è altrettanto vero che in questo caso la collocazione impedisce importanti attività emergenziali e quindi, paradossalmente, costituisce al contrario un elemento fortemente stigmatizzante e, appare chiaro, oltre tutto di ostacolo e penalizzante.

C’è da dire inoltre che al piano inferiore (piano terra) e con la medesima dimensione del reparto, esiste un ambiente nel quale potrebbero collocarsi altre stanze utilizzabili per uffici, in modo da liberarne alcune, attualmente collocate nella struttura del reparto, per metterle a disposizione dei ricoverati come spazi di socializzazione o di altre attività, naturalmente fornendole di adeguati strumenti atti allo scopo.

Bisogna sottolineare che questi ambienti, che sono comunque parte integrante dell’SPDC, sono al momento occupati da materiale di risulta (vecchi letti dismessi, elementi di arredo non riparabili, materiale d’ufficio non più in uso etc.) che non viene smaltito da tempo.

figura 2Stanze di degenza

Gli spazi nei quali sono ubicati i letti (3 per stanza) sono puliti ma i letti risultano in gran parte non a norma per la presenza di maniglioni sporgenti, che potrebbero costituire ostacoli alla deambulazione dei pazienti, e di altre carenze (non tutti i letti sono infatti articolabili o inclinabili), e non in buone condizioni generali.

I servizi igienici sono uno per stanza, puliti anche se non ampi.

Le finestre sono tutte protette da grate nella parte superiore; inferiormente invece sono coperte da un pannello di anodizzato facilmente smontabile, e già in passato ciò ha costituito la via di fuga di alcuni pazienti.

Ricoverati

Gli 8 ricoverati sono in gran parte giovani: tranne un solo paziente nato nel 1958, gli altri risultano nati nel 1997, 1980, 1994, 1975, 1974, 1969, 1999.

Quindi c’è un paziente (un ragazzo del Mahli) di appena 17 anni.

Alcuni dei pazienti al momento della visita stavano a letto a dormire, e due non si svegliavano neanche nel corso della nostra permanenza che,  pur cercando di essere rispettosa e discreta al massimo, comunque rappresenta un elemento di discontinuità.

Si sono svolti colloqui conoscitivi con alcuni dei ricoverati e i dati emergenti dalle loro parole alludevano nella maggior parte dei casi a situazioni di abbandono e di svantaggio sociale.

Naturalmente non si è potuto, ma non era certo nostro intento per lo meno nel corso di questa prima visita, stabilire un contatto maggiormente significativo e profondo con loro; ma è sperabile che in futuro ciò possa avvenire con modalità da concordare perché, sia pur come prima impressione, è sembrato a tutti noi che avrebbero accettato di buon grado e che esprimessero una profonda voglia di comunicare.

Anche se al momento della nostra visita non risultavano esserci ricoverati per abuso di sostanze, tuttavia tale evenienza è piuttosto frequente, e la maggior parte dei pazienti in  effetti non avrebbe bisogno di ricovero se l’UOSM funzionasse secondo quanto prescritto dalla legge.

figura 3Quindi l’ipotesi che, nella gran parte dei casi, il ricovero (con o senza ordinanza di TSO) rappresenti il risultato dell’insufficiente funzionamento delle UOSM sembra manifestarsi in tutta la sua evidenza che, anche se non quantizzabile statisticamente, appare comunque significativa nel corso del colloquio con gli operatori presenti.

Infatti emerge, anche dalle loro parole, come si sentano talvolta inadeguati ad affrontare situazioni umane non definibili, o per lo meno non esclusivamente definibili, come espressione di specifiche psicopatologie bensì effetto di disagio sociale e di abbandono anche assistenziale.

C’è inoltre da dire che, sempre come dato emergente dal colloquio con gli operatori, molti TSO risultano essere incongrui e presumibilmente causati dalla necessità, quando sussista comunque un’emergenza, di reperire rapidamente un posto letto in un SPDC.

Al momento della visita non ci sono ricoverati in regime di contenzione; ma gli operatori dichiarano che comunque la contenzione, con le fascette “regolamentari”, viene praticata in determinate circostanze: sostanzialmente solo in caso di agitazione o per nutrire pazienti con disturbi del comportamento alimentare (ad es. negli ultimi tempi si è fatto uso della contenzione per il ragazzo del Mahli, che rifiutava di assumere cibo, onde potergli praticare alimentazione tramite sacche endovenose).

Non risultano praticabili altre modalità per affrontare situazioni critiche e ciò appare sostanzialmente legato, più che alla disponibilità degli operatori, alle condizioni di continua emergenza in cui si sentono costretti a lavorare, all’ assenza di personale sufficiente e ad altre carenze strutturali.

giornata-salute-mentale-ott-20121Ma in ogni caso sembra mancare anche la cultura che potrebbe istigare a comportamenti di cura con maggior appropriatezza e congruità.

Operatori

Nell’SPDC del S. Giovanni Bosco sono in organico 6 medici a tempo pieno ed uno a tempo parziale con conseguente turnazione forzata (ci viene ricordato al riguardo che nell’ASL NA 1 su 130 medici ben 62 godono dei vantaggi della L. 104: dato questo sicuramente anomalo e indice o di specifico logorio professionale o di dilaganti patologie tra gli psichiatri, o di qualcos’altro che l’osservatorio ha il compito di conoscere e chiarire); i turni infermieristici constano di 3-4 unità; non sono in pianta organica altre figure professionali (psicologi, riabilitatori, operatori socio-sanitari etc.).

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