Comitato di Lotta per la salute mentale: la risposta di de Notaris ad Aragno

Non si arrestano le polemiche all'interno di una delle più importanti realtà napoletane

Riceviamo e volentieri pubblichiamo: Enrico Beniamino De Notaris

E’ davvero stupefacente che ci sia ancora qualcuno che, pur in presenza di documenti e chiarissime prese di posizione pubbliche da parte del comitato di lotta per la salute mentale, continui a riportare inesattezze, a distorcere il parere dell’altro, ad attribuirsi gratuitamente ruoli che non ha.

Mi riferisco all’articolo di Aragno, su Contropiano e Canto libre, che, credo a questo punto in mala fede, riferisce delle grosse falsità.

http://www.cantolibre.it/geppino-aragno-salute-mentale-sinistra-e-sinistri/

Noi siamo un comitato di lotta che, collettivamente e solo in forza di progetti che riguardano la difesa della salute mentale, agisce rifuggendo da personalismi e familismi: non abbiamo mai avuto bisogno di padroni, padrini, “garanti” o raccomandazioni personalistiche.

de notaris 2Ma vorrei schematicamente ribattere punto su punto al suo articolo:

  • Non ho mai tacciato Aragno di “tradimento” per il semplice motivo che la sua partecipazione al comitato di lotta per la salute mentale è stata episodica e limitata agli ultimi mesi, forse non ha avuto il tempo per tradire anche perché non era a conoscenza, come si evince dalle molte inesattezze da lui propagandate, della linea politica del comitato da 4 anni a questa parte.
  • Certamente nell’ultimo periodo non sono mancate offese reciproche tra membri del comitato di lotta, ma credo di averne personalmente solo ricevute, anche da Aragno stesso, senza mai trascendere. E comunque tali offese non sono giudizi del comitato nella sua funzione politica; quando, come è normale che accada, ci sono divergenze tra persone o posizioni politiche il comitato le affronta dialetticamente, non fonda certo la sua prassi su minacce o offese.
  • La nostra decisione assembleare, è annosa e chiara: sul protocollo per il TSO (accordo tra Comune, vigili urbani, ASL e tribunale dei minori nel caso di un Trattamento Sanitario Obbligatorio) siamo stati sempre tutti concordi a non accettare, neanche in ipotesi, di riscrivere un testo da noi tutti giudicato totalmente appiattito su questioni securitarie e motivato da strategie difensive: ne fanno fede le numerose mail intercorse tra comitato ed assessorato ed i nostri documenti consultabili da chiunque.
  • L’osservatorio è nato da quattro anni di lotte spese tra presìdi al comune, davanti ai luoghi istituzionali dell’orrore psichiatrico quali gli SPDC (i repartini psichiatrici) nei quali l’anno scorso morì un ricoverato (a luglio al S. Gennaro), con volantinaggi, attività di ascolto e di istigazione alla lotta per i propri diritti di sofferenti psichici e di cittadini, incontri con i tre assessori che nel tempo si sono succeduti, accoglienza di immigrati e piena concordanza con le loro richieste.

In tutto questo tempo di Aragno non c’è mai stata alcuna traccia; e sembra, dal suo scritto, che l’osservatorio sia nato per spontanea iniziativa del Comune, “A Napoli da un po’ c’è un osservatorio sulla salute mentale”: proprio così, “da un po’”, come per caso o per germinazione partenogenetica.

Così c’è un osservatorio, secondo Aragno nato per caso e non dalle lotte che abbiamo con fatica portato avanti: ma questa è una grave inesattezza dovuta a mancanza di conoscenza, in tal modo si rischia di dire enormi falsità.

  • I contatti tra Aragno ed il sindaco sono stati ben successivi alla delibera istitutiva dell’osservatorio, datata gennaio 2013…ben prima del suo interessamento dunque. Interessamento limitato in ogni caso, come lui afferma, a ri-attivare la disponibilità del Comune, disponibilità che se necessitava la sua spinta, come dice egli stesso, a questo punto implicitamente ammettendolo, si era quanto meno frenata ed arenata nonostante le nostre insistenze e lotte. E credo ciò sia accaduto solo per responsabilità del Comune stesso, non certo di noi del comitato di lotta che, anche sotto la pioggia, facevamo i nostri presìdi per ottenere l’osservatorio, e poi per avere la sede.
  • Aragno, per il semplice motivo che non c’era, non sa che le difficoltà opposte all’azione dell’osservatorio sono iniziate subito: ricordo bene di aver ricevuto una telefonata dall’assessorato nei momenti in cui avevamo proposto i nomi dei membri dell’osservatorio, telefonata nel corso della quale mi fu chiesto se ero d’accordo o no a sostituire due nomi dei designati con altri due proposti dall’assessorato stesso.

de notaris 3Risposi che personalmente non ero d’accordo perché l’osservatorio è nato dalle lotte e non avremmo mai permesso che diventasse un ambito nel quale assegnare qualche “poltroncina”; ma dissi che comunque avrei portato il contenuto della telefonata in assemblea e che  avremmo dato una risposta immediata. Che fu, ovviamente, negativa.

  • Strano e perturbante poi che Aragno consideri l’autonomia di un organismo in relazione a quale sia la controparte: egli afferma (e riporto la frase originaria): “Un organismo istituzionale certo ma autonomo, perché (udite bene!) la controparte non è il Comune”…Allibisco sinceramente nel considerare che dunque un organismo è autonomo allorquando non ha il Comune per controparte: con questo asserto si dimostra che il concetto di Autonomia che egli persegue è macchiato da qualche slabbratura e torsione semantica.
  • Non è neanche esatto che lo scontro frontale sia nato per la questione protocollo TSO: se lo stesso Aragno riconosce che era un pessimo protocollo, come noi dell’osservatorio avevamo da subito affermato, implicitamente ammette che dunque l’osservatorio aveva fatto bene a tentare di bloccarne l’iter con tutte le sue forze.
  • E poi non è neanche del tutto vero che la controparte non è il Comune, e allora di cosa si interessa l’assessorato comunale al welfare?
  • Ottenuta la delibera, prosegue Aragno, sono cominciate le polemiche perché il Comune non ha provveduto per la sede. “Il Comune ha offerto un locale a S. Eligio -prosegue- ma ci vogliono parecchi soldi per ristrutturarlo”.

Dunque il Comune, per la stessa ammissione di Aragno, non ha provveduto, finora, a consegnare una sede, e sono passati quasi dieci mesi dalla nomina dei componenti dell’osservatorio e circa tre anni e mezzo dall’istituzione dell’osservatorio stesso…

Ma evidentemente per lui chiedere una sede per l’osservatorio dopo tutto questo tempo significa fare polemica…non ho parole!

E chiederlo insieme agli immigrati, alle altre realtà cittadine in lotta, ai sofferenti accorsi a S. Eligio per appoggiare la richiesta di una sede, per Aragno è fare polemica, disturbare il manovratore: è ciò che risulta dal suo commento perché, afferma, lo avremmo fatto per “attaccare” il sindaco.

  • Mi meraviglia che, non essendo lui presente, ha avuto questa capacità di ascoltare le nostre proteste e leggere il nostro volantino come attacchi al sindaco. Sia ben chiaro, non che il comitato non possa attaccare il sindaco ci mancherebbe, ma finora non lo abbiamo fatto e certo non lo faremmo senza ragioni.

de notaris4Quindi l’osservatorio qualche cosa l’ha pur combinata, forse addirittura era riuscito a bloccare l’approvazione del famigerato protocollo. E forse addirittura siamo andati all’ SPDC S. Giovanni Bosco due volte per prendere contatti con gli operatori prima e dopo il tragico gesto suicidiario di un ragazzo di 22 anni, ma Aragno nel frattempo, ci dice, era impegnato in campagna elettorale… Parrebbe addirittura che sulla vicenda abbiamo scritto le nostre relazioni, parrebbe addirittura che sui dati tso (forniti dal Comune) Teresa Capacchione insieme ad Alessio Maione abbia scritto uno circostanziato rapporto e poi  un allarmato articolo su  “la Repubblica”. Parrebbe addirittura che dopo aver ricevuto minacce esplicite Teresa Capacchione non sia stata sostenuta dal Comune sulla esattezza dei dati; ma Aragno non sa tutto questo, né altro, era in campagna elettorale.

  • Ma, nonostante il nostro parere negativo sul protocollo TSO, l’assessore al welfare aveva ugualmente proceduto in una serie di comportamenti non chiari: si pensi che non riusciva neanche ad assicurarci se il protocollo fosse stato bloccato, sospeso, accantonato o altro…e questo aveva creato alla fine qualcosa che ci parve un differenza di posizione tra lei ed il sindaco, il quale infatti successivamente affermò, in riunione con noi, che quel protocollo non piaceva neanche a lui e ne avrebbe voluto firmare personalmente un altro.

Fu in quella occasione che ci chiese (e la domanda in sé non era affatto scorretta si intenda) di redigerne uno nuovo.

Ma nella assemblea successiva dell’osservatorio fu chiara la volontà di non fare così: riporto le conclusioni del verbale che riferisce infatti che la nostra posizione era non di scrivere un protocollo ma un manifesto cittadino per la salute mentale. Riporto testualmente il verbale:

  “Dopo ampia discussione degli interventi, si decide di formulare come premessa

de notaris 5il “manifesto per la salute mentale a Napoli” con il quale il Sindaco e tutta l’amministrazione comunale si impegnano nei confronti della cittadinanza ed insieme ad essa a sostenere una battaglia per un effettiva svolta culturale in materia di salute mentale nella nostra città, e di proporre le opportune modifiche ad esclusiva tutela dei diritti e della dignità dei sofferenti psichici, fermo restando che la priorità va data alla effettiva realizzazione di quelle trasformazioni necessarie per ridurre al minimo il ricorso al TSO, sottolineando a questo proposito la dichiarata disponibilità del Comune a predisporre le strutture comunali necessarie per la realizzazione di “centri crisi” che possano accogliere e affrontare gran parte delle situazioni emergenziali.

Tale “premessa” non allude ad alcuna stesura di protocolli da parte dell’osservatorio, come è ben chiaro, ma ad una premessa necessariamente propedeutica -come si evince da tutti gli interventi, a cominciare da quello di Teresa Capacchione, riportati in verbale- che riguarda un cambio di passo radicale: per questo mettemmo l’accento sui centri-crisi, obiettivo importante per l’osservatorio nei confronti della controparte ASL-Regione e sul quale ci impegnammo con il Comune stesso, senza alcuna reticenza.

E’ scritto chiaro: la priorità va data alla effettiva realizzazione di quelle trasformazioni necessarie per ridurre al minimo il ricorso al TSO etc etc.

  • Mi pare poi decisamente scorretto che nell’articolo sia riportata una parte minimale della mia mail in modo da poterla poi utilizzare astraendo ed estraendo. Chi vuole può consultare la mail per intero usufruendo del link riportato nell’articolo stesso.
  • Allorquando Aragno mi definisce un “rivoluzionario universitario che non vuole avere a che fare con nessuna istituzione” mi costringe ad una doverosa smentita: prima di tutto da quasi due anni non sto più all’università, in secondo luogo come si può affermare che non voglio avere a che fare con le istituzioni se sono stato sempre presente, io si e lui no, nelle lotte per ottenere l’osservatorio comunale? Il suo errore sta evidentemente nel falso concetto di autonomia che si evince da quanto gli contesto al punto 6).

E poi,  poiché non ritengo un offesa essere definito un rivoluzionario universitario, mi sento altrettanto autorizzato a definire Aragno un socialista della scuola.

  • Ultima cosa e poi chiudo: siamo stati oggetto di offese inqualificabili e scomposte, anche da Aragno, e minacce di chiudere il comitato o rifare le nomine dei suoi membri.

de notaris 6Ma non è sul piano dei personalismi che credo si debba affrontare la questione, che rimane squisitamente politica; bensì dei bisogni dei sofferenti: bisogna fare in fretta, questa discussione-pantano nella quale si disperdono le vere motivazioni va stroncata al più presto per lasciare il posto alla pratica trasformatrice che il comitato di lotta e l’associazione S. Piro, nel concepire e nel lottare per ottenere l’osservatorio, vogliono attuare.

Ho proposto nell’ultima assemblea del comitato di lotta, lo riferisco per chi ha precipitosamente lasciato l’assemblea senza neanche motivare tale gesto, di azzerare tutto, di riprendere pazientemente la strada intrapresa.

Ho proposto di convocare tutti noi sei membri presenti dell’osservatorio (eravamo ben sei su otto: G. Montesano, R. Di Francia, M.R. Cozzi, M. Sparice, E.B. De notaris e T. Capacchione, unici assenti N. Formisani e M. Piantadosi), insieme, la prossima assemblea dell’osservatorio: mi sembrava una proposta inclusiva; avevo formulato questa proposta sperando nella unanime concordia, ma purtroppo è stato sufficiente che uno solo (Di Francia) si opponesse (esigeva le scuse, dimostrando così di non saper anteporre l’osservatorio ad un vacuo orgoglio personale), per farla cadere.

Il comitato di lotta per la salute mentale ha sempre considerato il ruolo di portavoce nel suo significato etimologico, niente di più. Il resto, ripeto, è sterile orgoglio personale.

La sostanza politica del problema non è Aragno, e comunque è lontana da ogni personalismo ci mancherebbe, la questione è più ampia e profonda e riguarda i concetti di partecipazione: essa non consiste solo nel far ricoprire incarichi a gente nuova, diversa da quelli di prima nel senso di migliori, più onesti, più attenti etc.

de notasris 6La partecipazione non può essere quello che sembra stia iniziando a succedere a Bagnoli dove due neo assessori confermati hanno festeggiato, con tanto di selfie e di euforia, come afferma il laboratorio politico Iskra, nella base Nato l’iniziativa della Fondazione Banco di Napoli, della Edison, di Rossopomodoro (finanziatore di casa Pound?) e della Amatori rugby…

La partecipazione dal basso non implica che le istituzioni vengano semplicemente rappresentate come un prolungamento diretto delle lotte sociali, sarebbe un errore per tutti, e la rivendicazione di qualche incarico, nel nostro caso quello di portavoce dell’osservatorio, si inserisce proprio nel cuore della contraddizione dialettica tra movimenti ed istituzioni.

Ci tengo infine a ribadire che il comitato di lotta giudica queste polemiche artificiose e false, esse sì tendenti ad annullare anni di lotta e di sacrifici, e che non siamo disposti, come suggerisce Aragno -e qui il sospetto che ci sia altro in gioco è forte- ad accettare che l’osservatorio trovi sede presso un centro sociale.

Ci siamo sempre espressi in tal senso in accordo con sindaco e assessori: ritenevamo giusto per dare un significato istituzionale all’osservatorio, avere una sede del Comune.

Ma del resto poi questa proposta non ci è stata neanche mai fatta.

Comunque, visto che ne parla, Aragno completi l’”offerta”: presso quale centro sociale vagheggia di “sistemare” l’osservatorio?

Ce lo dica e tutto sarà un po’ più chiaro.

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