COME TI UCCIDO IL PAZIENTE

Il male esiste, ma metterlo in mostra è la vera colpa

Nel  momento di una sofferenza ,  testimoniata da un  nostro ricovero in ospedale ,avere per assistenza  una signora come l’infermiera di Piombino che uccide con siringhe di eparina i suoi pazienti ,  è una evenienza   poco auspicabile anche al peggior nemico . La gentilezza di una donna che  sospirava “così almeno dorme “ prima di iniettare la dose mortale del farmaco diventa difficile da accettare , perché dovremmo accettare l’inspiegabile o l’incomprensibile  , e noi invece vogliamo le certezze.Ma di certezze , come è evidente , in questa storia ce ne sono poche .

Mentre invece ci sono molti dubbi e paure.

o-INFERMIERA-facebookCome può una persona delegata ad assistere e salvare persone malate , produrre in loro la morte ?  Anche quando si tratta non di malati terminali ( in questo caso avremmo potuto pensare ad una sorta di eutanasia) , ma di persone ospedalizzate per una frattura o per una bronchite avanzata.  Il comportamento omicida della donna  è stato  definito da qualcuno come frutto di una non meglio specificata depressione , mettendo naturalmente in allarme tutti i depressi  e i loro familiari. Beh , lettori depressi , state certi che il comportamento della donna non è affatto paragonabile alle vostre angosce che, come ben sapete, si riversano solo su di voi e mai verso gli altri, e quindi la diagnosi di depressione serve solo a dare una spiegazione razionale,  e giustificare con il patologico  qualcosa che razionale non è.

Del resto di infermieri che uccidono i propri pazienti ne sono stati individuati molti negli ultimi anni , e , se questa è la punta dell’iceberg, il sospetto che il fenomeno sia molto più concreto  rischia di innestare equivoci pericolosi.  Solo in Italia negli ultimi quindici anni sono stati  individuati sei  casi, ma se si guardano le statistiche internazionali i casi sono numerosi .

Da un tale  Stephan che tra il  2003 e il 2004 nell’ospedale bavarese di Sonthofen, uccise con iniezioni letali ventisette pazienti,a Lucy de Berk , una infermiera olandese condannata all’ergastolo per aver ucciso nel 1997 anziani e bambini con dosi letali di sostanze stupefacenti.

Dal quartetto  criminale composto da  Waltraud Wagner, Irene Leidorf, Stefanija Mayer e Maria Gruber, infermiere austriache riconosciute  colpevoli di  aver ucciso fra il 1983 e il 1989 venti   pazienti versando dell’acqua nei loro polmoni, a Edson Izidoro Guimaraes, accusato di aver ucciso 132 pazienti ricoverati all’ospedale SalgadoFilho di Rio de Janeiro  per incassare le  commissioni  di una agenzia di pompe funebri con cui era in combutta . E altri ancora.

Naturalmente si tratta di casi isolati e comunque che non  mettono assolutamente in discussione  le competenze e la capacità degli infermieri in sé .

Ci si chiede però che cosa accade quando una persona sente di avere in mano la vita di un altro, e questo non solo negli infermieri, ma  nei medici, nei giudici, nelle forze dell’ordine  e in  altre categorie ancora in cui il sentimento di onnipotenza può invadere  la mente di una persona che gestisce la vita e se si vuole anche la libertà altrui .

ospedale-piombino-infermiera-2Una sensazione che  deve sempre essere contenuta  , altrimenti  la vita ( degli altri) diventa evenienza estranea e priva di significato.  E in effetti le motivazioni che producono tali mostruosità si basano certamente su una  serie di  seduzioni  che vanno dal soddisfacimento di frustrazioni represse alla perdita del contatto con la realtà che diventa non più quella comune, ma quella assolutamente individuale e distaccata di estraneità al mondo concreto.  E’ il caso di Sonya Caleffi, infermiera professionale all’ospedale “Manzoni” di Lecco che  nel 2004 iniettava bolle d’aria ai pazienti per creare l’emergenza e poi intervenire, risolvendo il caso. Confessò di aver ucciso per “il bisogno di sentirmi importante… io praticavo quegli interventi perché mi piaceva che tutti accorressero in tempo a salvare i pazienti”. Alla donna, 46 anni, di Como, furono attribuiti tra i 15 e i 18 omicidi, di cui 5 accertati.

Il 3 marzo 2008 la Corte d’assise d’appello di Milano confermò la condanna di primo grado a 20 anni di reclusione, anche se il procuratore generale aveva chiesto l’ergastolo, ma il rito abbreviato ha ridotto la condanna. O ancora di Daniela Poggiali che  è stata condannata all’ergastolo per aver ucciso una paziente di 78 anni l’8 aprile 2014 iniettandole una dose di potassio. La foto dell’infermiera di Lugo, sorridente, che si scatta un selfie accanto al cadavere di un paziente, fece indignare tutta Italia.

Certo non possiamo ritenere un comportamento del genere “normale” , ma  non dobbiamo nemmeno interpretare come  patologia mentale questi  avvenimenti , anche se i disturbi  caratteriali personali influenzano  i  delitti .

Narcisismo, delirio di onnipotenza, necessità di sentirsi importanti ,interessi privati  e disturbi della personalità sono certamente le condizioni psichiche che, pur non arrivando al livello di patologia conclamata, influenzano i comportamenti e producono abnormità che non incidono  giuridicamente sulla capacità di intendere e volere, ma che fanno emergere qualcosa che probabilmente è dentro di noi e che ognuno di noi tende a negare: la propria cattiveria

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