COME IL SISTEMA SI STA PAPPANDO L’ABC.

Prossimamente saranno aumentate le bollette dell'Acqua, in Campania dispersione idrica al 40%

Ho sottomano un documento dell’Ente Idrico Campano (l’ente regionale che gestisce l’acqua in Campania). Sarà mia premura inviarlo (via mail o fb) a chiunque ne farà richiesta.

Il documento è datato 3 luglio 2017 ed ha per titolo: “Cronoprogramma delle attività operative da sviluppare per l’armonizzazione delle determinazioni tariffarie degli anni 2016-2019 dei gestori campani”. Tradotto in linguaggio comune: si sta programmando che tutti i gestori del servizio idrico in Campania dovranno applicare un’uguale tariffa.

Quindi,l’ABC sarà costretta dalla Regione ad aumentare le tariffe e ad equipararle a quelle più esose della GORI.

E’ pressoché impossibile che possa accadere il contrario, anche perché l’obiettivo principale del documento è proprio l’aumento dell’acqua alla fonte(però secondo la Corte Costituzionale, con sentenza n. 117 del 2015, la Regione Campania non deve gestire le fonti). A questo punto è d’obbligo anche una traduzione politica: è l’obiettivo principale della Regione Campania e di Acqua Campania S.p.A. (la concessionaria della Regione per la gestione dell’acqua). Infatti, i soldi degli aumenti previsti andranno direttamente nelle casse di questa società per azioni che, è sempre bene ricordare,è nelle mani delle multinazionali Suez e Veolia.

Da militante anticapitalista,vorrei pure sottolineare che l’aumento delle tariffe non solo sarà caricato sulle nostre bollette, ma porterà un ulteriore profitto alle multinazionali francesi.

Non suscita nemmeno un po’ d’indignazione pensare che si sta programmando di “premiare” la Suez e la Veolia per aver sistematicamente eluso negli ultimi dieci anni le manutenzioni necessarie agli acquedotti?

E dire che i soldi per pagare gli stipendi dei nostri “amministratori” sono strappati sempre e solo dalle nostre tasche. Questa rapina permanente cosa ha prodotto negli ultimi due lustri? In Campania gli acquedotti sono completamente rovinati e la dispersione idrica è in media del 40%. Nella provincia di Salerno la dispersione è al 56,50%, mentre nella città di Napoli si attesta al 34,30 % (dati da un rapporto di Legambiente).

Quindi, la Regione con una mano toglie fondi alla sanità e ai trasporti pubblici e con l’altra firma una delibera nella quale si dà disposizione che tutti gli acquedotti che portano acqua dalle fonti saranno ristrutturati dalle multinazionali francesi. Il costo? Un miliardo di euro… da caricare in bolletta!

Finora le grandi opere, perfino con i governi Berlusconi, sono sempre state finanziate da quella fiscalità generale che raccoglie denaro sia dalle trattenute delle buste-paghe sia dalla dichiarazione dei redditi di imprenditori e ricchi professionisti (tra l’altro,è previsto dalla costituzione: in proporzione alle proprie capacità produttive). La Regione Campania, ponendo in tariffa la ristrutturazione degli acquedotti, farà pagare allo stesso modo i cittadini più ricchi e quelli più poveri.

Il Sindaco di Napoli è a conoscenza di questi progetti banditeschi? Perché tace? Perché continua a dire bugie? In un’intervista a Speciale Tg 1 (andare su Rai Play e cercare Rai 1- speciale Tg1 di domenica 2 luglio 2017, andato in onda alle 23,30), ha detto ben sei bugie in un solo minuto; in pratica, una ogni dieci secondi. Forse un record, chissà.

1) Dice che tutti gli utili ABC sono investiti nel ciclo delle acque. Ma tutti gli utili riconosciuti dal consiglio comunale, con l’approvazione dei bilanci ABC, sono stati finora prelevati dal Comune e mai restituiti all’azienda.

2) Dice che l’ABC si occupa di depurazione. A parte il piccolo impianto di Bagnoli, che non c’entra nulla con il Ciclo Integrato delle Acque, ABC non gestisce la depurazione.

Questo servizio è gestito dalla Regione, come del resto si evince nel documento citato più su. Per inciso, la Regione Campania ha affidato l’impianto di Cuma alla Suez. Che c’entra questo con il sindaco di Napoli? C’entra perché, oltre ad essere il sindaco di Napoli, è anche il sindaco della città metropolitana. Pertanto, poteva e doveva chiedere che a gestire l’impianto fosse l’ABC.

3) Dice che l’ABC gestisce le fognature. Ma le fognature sono gestite dagli uffici del Comune (la sede è in Piazza Cavour, con un suo dirigente e 150 dipendenti).

4) Dice, anzi si auspica che l’ABC possa gestire fonti come quella del Serino. Ma già gestisce la fonte del Serino! Il fatto grave è però un altro: la Regione ha deliberato di togliere ad ABC la gestione della fonte senza trovare alcuna obiezione nel sindaco di Napoli.

5) Dice che nell’ ABC è cambiata la struttura di governance e che ora c’è un consiglio di amministrazione. Ma anche nell’Arin c’era un CdA, e fu proprio lui a nominarlo.

6) Dice che in questo CdA c’è un comitato dei lavoratori. Ma nell’ABC non esiste un comitato dei lavoratori.

Nel documento che ho sottomano è ben visibile un punto 2: “Sospensione dei procedimenti in ambito civile su crediti/debiti pregressi che possono condurre a rischi di forte criticità i gestori”.

Qual è la ferita sanguinante della questione? La Regione Campania vanta nei confronti di ABC un credito di oltre sessanta milioni di euro (c’ègià un titolo esecutivo).

L’aver prodotto un Piano Industriale con una pianificazione fittizia (vedi il mio precedente articolo La Grande Bugia),

http://www.cantolibre.it/abc-la-grande-bugia/

non aiuterà certo l’azienda ad annullare il debito – che pure era stato programmato nella precedente gestione – o quanto meno ad alleggerirlo.

In poche parole, la Regione tiene al guinzaglio l’ABC, “il fiore all’occhiello” del sindaco di Napoli. Ma per il presidente della Regione la priorità non è quella di recuperare il credito, bensì di portare a compimento il progetto della tariffa unica regionale.

Il capitalismo, soprattutto il grande capitalismo, ha strategie ciniche e mai frettolose: hail potere di programmare senza affanni i profitti che verranno.

Presumo che la Veolia e la Suez saranno abbastanza soddisfatte del lavoro fin qui svolto dalla nostra politica istituzionale.

“La soluzione finale” per la completa privatizzazione del servizio idrico seguirà una trafila già disegnata: dopo la tariffa unica regionale ci sarà un gestore unico regionale e poi a seguire un gestore unico del centro-sud Italia.

In fondo è tutto qui, semplice semplice, il progetto della Veolia e della Suez. Un progetto che filerà liscio e preciso sempre ché nel frattempo non sorgeranno auspicabili sollevazioni di massa spinte da un movimento cosciente e finalmente spoglio di ogni velleità di copyright, di ogni patetico scimmiottamento per questo o quel “modello”, di ogni gasata presunzione per una presunta superiorità di casta ideologica (con colorazioni spesso ridicole di estremismo infantile) e di ogni puerile mistica della rappresentazione (di piazza o istituzionale ha poca importanza). Chi ci governa, sia a livello nazionale sia a livello locale, lo sa meglio di me.

Alcuni leader o leaderini carismatici, che si trovano a proprio agio a sguazzare nel pantano della più classica e disonesta demagogia e mai si sognerebbero di mettere all’ordine del giorno il cambiamento strutturale del Sistema, risultano estremamente utili allo status quo proprio perché esercitano una funzione inibitrice sulla coscienza critica dei movimenti.

Tanti anni fa qualcuno mi disse che la bugia è figlia naturale della paura; qualcun’altro mi raccontò che la verità è la figlia prediletta del coraggio, ma è pure la madre intransigente di ogni rivoluzione.

Cos’è successo alla compagneria napoletana? Perché continuiamo a stendere veli pietosi su una questione di così vitale importanza e che, soprattutto nel Centro-Sud Italia, rappresenta il piatto più succulento per l’insaziabilità degli squali del grande capitale? Di cosa abbiamo paura? Cosa temiamo di perdere?

Eppure, appena quattordici anni fa, in risposta a una delibera dell’assemblea dei sindaci finalizzata alla privatizzazione della gestione idrica, ognuno di noi, superando le più svariate differenze ideologiche che avrebbero potuto sparpagliarci, si diede da fare per alimentare in città un movimento che in soli due anni riuscì a far ritirare la delibera. Allora a Palazzo San Giacomo c’era Rosetta Russo Iervolino. Cos’è cambiato in noi in questi ultimi dodici anni?

 

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