Come Bruxelles è diventata una città fantasma

La capitale europea in un'atmosfera surreale. il racconto del nostro corrispondente Luigi Scuotto

Da sabato mattina Bruxelles è una città fantasma. Si respira aria di guerra qui. Le foto che rimbalzano sui social media e sulle testate ricordano quelle dell’ultima grande guerra, con i blindati che sfilano per le strade e i militari con volto coperto e grosse armi appese al collo. Sembra quasi un videogioco. Uno di quelli in cui si ipotizzano scenari apocalittici nelle città europee. Atmosfera surreale, alla quale si aggiunge l’improvviso freddo che è calato sulla capitale.

Sabato mattina ci siamo svegliati con la neve. E con l’allarme terrorismo al massimo livello a causa di una “minaccia grave ed imminente”, dichiarato dal governo belga.

bruxelle1Durante tutto il weekend si sono svolte operazioni militari che hanno portato all’arresto di 12 persone, in qualche modo legate agli attentati di Parigi dello scorso 13 Novembre. E’ stato chiesto alla popolazione di restare a casa, ai bar di chiudere, alle band di non suonare, sono state annullate partite di calcio e spettacoli. La metro è rimasta chiusa anche lunedì, così come le scuole e molti uffici hanno deciso di non fare lavorare i propri dipendenti, specialmente nel quartiere Europeo.

A partire da venerdì sera, i corpi speciali e la polizia belga hanno lanciato una retata per stanare le cellule ISIS presenti sul territorio. Bruxelles è passata in una notte dall’essere la capitale d’Europa a quella della Jihad. Il Ministro dell’Interno belga Jan Jambon ha ordinato che il quartiere di Molenbeek, dal quale provenivano molti degli attentatori, fosse stato setacciato a fondo. Casa per casa. A seguito alla scoperta di un arsenale di armi ed ordigni, poi, è stato dichiarato lo stato di massima allerta.

Secondo fonti britanniche, lo Stato Islamico sta provando a far desistere le sue cellule dal rientrare in Siria e attendere piuttosto il segnale per poter colpire sul suolo Europeo. Dalle intercettazioni è emerso come lo stesso Salah Abdeslam, identificato come pianificatore degli attentati di Parigi, avesse provato a contattare la base per poter rientrare in patria. Ma, come dichiarato da alcuni “amici” intervistati dall’ABC, anche l’ISIS è alla sua ricerca. “E’ un traditore”: ha deciso di non morire per la causa.

bruxelle2La polizia era sulle sue tracce e da venerdì sera, dopo che era stato visto in uno dei quartieri del centro città, ed è iniziata la caccia all’uomo. Durante tutta l’operazione, la polizia aveva chiesto il “silenzio” su social network e sui giornali per evitare che le informazioni potessero aiutare i terroristi nella fuga. Per il momento, si legge dal comunicato stampa rilasciato domenica dalla polizia, è però sfuggito agli arresti, pur restando ancora sul territorio belga.

Qualche riflessione è importante farla però. Non parlerò di come la nascita, crescita e diffusione dell’ISIS siano dovute (e finanziate) dagli stessi paesi che lo combattono.

Le recenti dichiarazioni di Blair prima e della Clinton poi sono sufficienti a fare luce sull’argomento. Quello che mi interessa sottolineare è piuttosto come la politica del terrore sia ahimé sempre più forte e reale. La rinuncia alle proprie libertà fondamentali in nome di una sicurezza è un rischio reale e concreto.

E’ evidente che, in momenti come questi, non si riesca a pensare a strategie a lungo termine, né tantomento a portare avanti delle riflessioni critiche. Eppure è proprio ciò che si dovrebbe fare. Bisognerebbe fare un passo indietro, cercare unire i pezzi del puzzle per vedere il quadro completo. Siamo vittime di decisioni prese in nome di una democrazia che che ha un forte gusto di oligarchia.

Stiamo pagando con il nostro sangue tutte le vittime innocenti che, per colpa di altri, abbiamo sulla nostra coscienza in Siria, Iraq, Afghanistan. Stiamo pagando con il sangue il petrolio che importiamo dai paesi arabi, con il nostro appoggio al regime di Assad. Siamo diventati talmente ciechi da non capire che tutti quei migranti scappano proprio da questo. Da questa follia di onnipotenza che l’uomo dei nostri tempi ha. Il feticismo del potere, il bisogno di dominazione. Guidato da una folle necessità di avere i propri 15 minuti di notorietà.

bruxelles copertinaVoglio concludere con due frasi ed una canzone che mi girano in testa da qualche giorno. Una frase è di Ghandi, l’altra di Einstein. “Occhio per occhio e il mondo diventerà cieco”, diceva il leader buddista; “non so come si combatterà la terza guerra mondiale, ma so che la quarta si combatterà con clave e pietre”, diceva invece il premio nobel per la fisica. La canzone è invece di Fabrizio De André. Si chiama “Morire per delle idee”.

Mi domando quando inizieremo a imparare dal nostro passato e dai nostri errori.

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