Ciao Barak!!

Dalle speranze del “yes we can” di OBAMA, alle preoccupazioni per quel “America Great Again” di Donald Trump.
President Barack Obama, First Lady Michelle Obama, and their daughters, Sasha and Malia, sit for a family portrait in the Oval Office, Dec. 11, 2011. (Official White House Photo by Pete Souza)

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Difficile capire cosa veramente sia rimasto dopo quel “Yes we can” pronunciato da Obama quella sera di 8 anni fa a Chicago, emozionando 240.000 persone presenti e milioni di telespettatori collegati da tutto il mondo, ascoltando il suo discorso da 41° Presidente USA appena eletto.
Barak Obama non è stato un Presidente a stelle e strisce qualunque, ma il primo inquilino afroamericano nella storia eletto alla Casa Bianca. La sua elezione portava un carico di simbolismo enorme, aspettative straordinarie, i suoi discorsi da Senatore dell’Illinois in campagna elettorale hanno saputo infiammare le speranze degli “ultimi”, dei senza diritti, dei senza assistenza.
Una moltitudine di persone che aveva individuato in Obama, ex avvocato e attivista impegnato nella difesa dei diritti civili, il nuovo Martin Luther King in grado finalmente di garantire quei diritti.
Incarnava la speranza per una “guarigione” razziale, invece abbiamo assistito all’acuirsi degli scontri ed alla ripresa del tirassegno ai “neri” da parte dei poliziotti, un quadro in cui i diritti civili conquistati nel passato sembrano addirittura essersi allontanati.
Sul piano internazionale dopo l’11 Settembre e dopo gli anni di Bush, Obama rappresentava la speranza di pace per un mondo diventato nel frattempo sempre più multipolare, con l’aggiunta di una Cina in un ruolo sempre più predominante.
US-drone-attacks-pakistan-sitoUna speranza suggellata da un Premio Nobel per la pace, assegnato più sulla fiducia che su meriti effettivi. Si materializzava la speranza del mondo di buttarsi alle spalle un decennio di guerre, ma oggi possiamo dire invece che, durante i due mandati di Obama gli USA hanno combattuto incessantemente, bombardato molti più paesi, usato a dismisura quei Drone, aerei senza pilota, una delle armi più vigliacche mai inventate dall’uomo, mietendo migliaia di vittime “collaterali”.
La politica estera è stata sicuramente la parte più deficitaria dell’azione di Obama, a cominciare dalla gestione dei “pantani” Iraq ed Afghanistan, passando per il fallimento delle primavere arabe, compreso il disastro in Libia dove si lasciò trascinare dai francesi, fino alla “perla” siriana, lasciando che paesi come l’Arabia Saudita e la Turchia, finanziassero gruppi di oppositori al regime di Assad, per poi assistere al loro passaggio tra le fila dell’ISIS. Una vicenda da cui gli Usa escono complessivamente ridimensionati, a vantaggio di una Russia, la cui influenza fino ad allora era stata sostanzialmente a carattere regionale, e che oggi invece torna a sfidare apertamente gli USA.

Il suo maggior successo è stato sicuramente il negoziato sulle sanzioni contro l’Iran, chiudendo con coraggio un accordo che ha limitato il programma nucleare di Ahmadinejad, e come minimo, ritardato un confronto militare che a tanti appare solo rimandato. Sicuramente positivo anche il ripristino dei rapporti USA-Cuba, mantenendo fede alle promesse fatte al funerale di Nelson Mandela, quando stringendo la mano a Raul Castro disse: “Se siete disposti ad aprire il vostro pugno, noi stenderemo la nostra mano”. Lo ha fatto, forse anche grazie a Papa Francesco, anche se ha poi disatteso la promessa di chiudere Guantanamo.
La CNN per tracciareobamacare-pano_26525 un bilancio complessivo degli otto anni di Obama ha condotto un’inchiesta, raccogliendo i pareri di molti intellettuali ed osservatori politici americani, ricavando una media per Obama che raggiunge a stento la sufficienza. Nel dettaglio e stando ai numeri, i risultati migliori vengono dall’economia, con una crescita sia pur “anemica”, ma che ha saputo evitare la depressione, con una ripresa molto più rapida di quella registrata in Europa.
I prezzi delle case crollati dopo la più grande crisi nella storia del settore immobiliare, sono aumentati del 23%. I mercati azionari sono arrivati a livelli record, il tasso di disoccupazione è sceso dal 7,6 al 4,6%, anche se con una crescita piatta dei salari. Si tratta del tasso di disoccupazione più basso dell’ultimo decennio, un dato da interpretare però, visto che contemporaneamente si registra anche il più basso numero dal 1970, di persone alla ricerca del primo lavoro o di uno più adeguato.
Gran parte del recupero dei posti di lavoro si è registrato nel settore dei servizi e dell’assistenza sanitaria, mentre sono calati i posti di lavoro nella produzione.
In sintesi possiamo dire che il meglio dell’azione riformatrice di Obama lo si è visto nei primi 2 anni, con misure che hanno messo in circolo 800 miliardi di dollari.

Riforme anche coraggiose, come quelle in materia di sanità (OBAMACARE) e in materia di regolamentazione dei mercati finanziari (Dodd-Frank ).LAPRESSE_20161109083005_21248945 Ma con le elezioni di medio periodo e la perdita del controllo del Senato a favore dei Repubblicani, il tutto si è complicato, per l’azione ostruzionistica di quest’ultimi, e con la vittoria di un Donald Trump, che ha ottenuto i numeri per il controllo anche del Congresso e del Senato, tutto è ora a rischio.
Quindi a tirare le somme possiamo azzardare nel dire che di Obama rimangono i suoi bellissimi discorsi ed il suo sorriso rassicurante. La sua buona volontà e le tante occasioni mancate, forse non tutte dovute alla sua volontà, ma da alcuni limiti che ha dimostrato di avere durante la sua azione politica, altre invece dovute alle difficoltà oggettive del momento storico mondiale in cui si è insediato.
Ma se è vero che Obama lascia un paese in condizioni economiche sostanzialmente migliori di come lo aveva trovato, se è vero che ha tirato fuori velocemente l’America dalla recessione, è altrettanto vero che, come riportano le cifre del FMI, negli USA la povertà colpisce un cittadino su sette, ed è aumentata la disparità nella distribuzione del reddito, cifre che gettano più di un’ombra sull’operato complessivo di un presidente che era stato presentato come il paladino dei ceti più poveri.

Umberto Laperuta

LabManager Dipartimento di Biologia della Federico II. Presidente ODV "Noi&Piscinola", compagni di viaggio del Teatro Area Nord. Tutta la mia passione a sostegno del TAN, terzo teatro comunale di Napoli, unico centro culturale in tutta l'Area Nord della città. Aspettando i tempi della politica, intendiamo contribuire ad unire la città ed i suoi quartieri attraverso la promozione culturale ed artistica, pur consapevoli che: "Ad ogni problema complesso corrisponde una soluzione semplice..... ma è quasi sempre quella sbagliata!!
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