CESURA: IL RINASCIMENTO NAPOLETANO DA RISCRIVERE

“SajequannofujeNapule corona? Quanno regnava Casa d’Aragona!”

Età mitica nell’immaginario delle popolazioni meridionali, il periodo aragonese del Regno di Napoli, come alludono i versi iniziali, fu senza pari in quanto a splendore nella storia della nostra città. Nel corso del 2017 è sorto CESURA (Centro Europeo di Studi su Umanesimo e Rinascimento Aragonese) con l’obiettivo di promuovere e dar valore proprio alle ricerche di un gruppo variegato di studiosi afferenti a istituzioni accademiche internazionali, sull’Umanesimo e sul Rinascimento aragonese meridionale. L’acronimo dell’associazione rimanda, infatti, alla portata innovativa delle soluzioni a cui si è giunti sul piano scientifico, tale da costituire una cesura, una vera e propria rottura col passato.

Lo scorso 8 giugno presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Guido Cappelli (Univ. L’Orientale di Napoli) si è soffermato sulla coscienza della fine nell’opera di Giovanni Pontano, nell’ambito del III ciclo di seminari aragonesi “La fine del Regno e la coscienza della fine”, organizzati dal Centro Studi.

Innanzitutto, il professore Guido Cappelli riconosce che La coscienza della fine implica necessariamente una coscienza concreta del progetto politico attuato dai sovrani aragonesi: un esperimento istituzionale a carattere statuale, all’insegna della centralizzazione e della razionalizzazione, oltreché basata su un vasto consenso.

A tal proposito le riforme fiscali avrebbero dovuto portare equità e stabilità, ma il loro fallimento, sancito dal generale malcontento, assieme alle pressioni interne ed esterne e agli ingenti sforzi bellici, contribuì a porre fine alla dinastia aragonese sul trono di Napoli.

Tale crisi si può avvertire nelle ultime opere di Giovanni Gioviano Pontano, simbolo dell’Umanesimo napoletano e personaggio politico di spicco entro la corte, che, dopo aver celebrato per tutta la vita i valori incarnati dal Regno, fu costretto, suo malgrado, a tratteggiarne la parabola discendente. Si riscontra, infatti, che quelle qualità politiche – humanitas, amor, clementia–progressivamente tendono a sparire dalle speculazioni del Pontano, in relazione alla consapevolezza del loro fallimento, e prendono vigore altre virtù precedentemente messe in ombra.

La disillusione dell’umanista non ha voce e la sua penna tace nell’ambito della trattatistica a carattere politico. Il silenzio è spezzato quasi esclusivamente da scritti filosofici, come il De prudentia e il De magnanimitate, apparsi entrambi nel 1499. La magnanimità è esaltata come un potenziamento di tutte le virtù, una virtù dilatata, adatta a uno stato d’eccezione, precoce spia di un progetto politico che non funziona più.

L’uomo magnanimo incarna il prestigio sociale ed economico,la libertà e la forza, però non può nulla contro la potenza schiacciante della fortuna. Contro di essa, con un ultimo tentativo, il Pontano tenta di schierare la virtù della prudenza, unica possibilità di salvezza ed ultima soluzione politica di fronte alla realtà imprevedibile e minacciosa.

Un giustificato pessimismo sottende l’ultima opera del Pontano, il De fortuna, compiuto nel 1501 poco prima della morte. Ormai non esiste né volontà umana, né provvidenza divina, ma un dio silenzioso, quasi epicureo, che permette alla casualità degli eventi di dominare.

Il professore Cappelli chiama naturalismo nichilista questa convinzione, ormai, dell’inintelligibilità del mondo: è sfiducia di fronte alla prepotenza della fortuna e, assieme, sfiducia nei confronti della stessa natura umana. La iurisditio – il potere – della fortuna assoggetta la ragione, la volontà dell’uomo, mai totalmente libera dalle passioni.

Un rimando a Machiavelli chiude il seminario: dalla coscienza della fine di un sogno l’autore del Principe acquista la forza per dare inizio alla sua lotta contro la fortuna,infinita guerra alla base stessa di ogni progetto politico.

Venerdì 23 giugno il ciclo di seminari internazionali continua con John Van Sickle (City University of New York – Brooklyn College), ‘Ut picturapoesis’. Illustrando il libro bucolico di Virgilio nella Napoli del Quattrocento.(http://www.cesura.info/it/events/conference-van-sickle/)

 

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