Cari, vecchi E’ Zèzi!

Grande festa per i quarant'anni dello storico gruppo combact folk di Chiara Origine Controllata. L'abbraccio della città

La festa, che si aprirà presso il Chiostro di San Domenico, non dovrà essere un appuntamento tra gruppo e fans ma l’incontro di un legame e di un ideale condiviso e senza dar conto all’anagrafe, perché tra il gruppo degli E’ Zèzi e il popolo si crea un connubio particolare di dare ed avere, ove il comune dato rilevatore è l’appartenenza.

Gli E’ Zèzi di Pomigliano d’Arco escono nel panorama musicale negli anni delle rivolte operaie e studentesche, siamo ai margini degli anni di piombo e di nascita del dissenso giovanile sparso in tanti gruppi e cani sciolti, sono quelli che diventeranno poi gli antagonisti di oggi, e tutto questo perché “già con Berlinguer e Lama il Partito Comunista cambiava verso e andava nella direzione che solo un folle non avrebbe capito che sarebbe diventato poi il PD di oggi”, queste erano le parole che Massimo Mollo, già dopo la “svolta di Berlinguer a Salerno” usava, “il PCI sta finendo”, in quel momento prendevano luce gli antagonisti.

logo e zezioGli E’ Zèzi sono un esperimento realizzato di un’arte aperta, c’è un nucleo fondatore,  Pasquale Terracciano, Massimo Mollo, Matteo D’Onofrio, Marcello Colasurd, attorno al quale girano altri musicisti coinvolti o in un progetto o dal solo desiderio di fare musica con un gruppo, almeno sotto il profilo organizzativo, unico.

Hanno suonato e cantato fuori cancelli di fabbrica, in ogni lotta la loro musica è in prima linea come un nucleo organizzativo di una manifestazione, avanti a tutti, dietro lo striscione.

Cominciarono nel 1976 suonando dal vivo durante le manifestazioni, a volte anche durante situazioni di nervosismo o ansia, loro, come il pianista dei film western, andavano avanti con la loro musica e le loro parole piene di fuoco contro un sistema che sembrava limitasse la libertà di ribellarsi, e con la licenza di cassare le fondamenta costitutive del nostro Paese, “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”.zezi (1)

La loro militanza, la loro appartenenza a situazioni contestatarie, di fatto, li ha limitati nel volo, ma l’importante che a loro vada bene così come per i loro aficionados.

Quando vennero allo scoperto tra il gruppo e i primi fans fu amore viscerale, un reciproco scambio di passione e amore, erano gli anni dell’esplosione del sound partenopeo, Bennato, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, lo stesso Daniele, De Piscopo, Cercola e Esposito, ma E’ Zèzi hanno preferito rifiutare soldi e promesse di grandi etichette pur di restare liberi di poter decidere dove e quando suonare, quanto guadagnare o no, e soprattutto che mai nessuno avrebbe potuto avere la pretesa di “aggiustare” una sola frase.

zezi2La fedeltà al progetto è la barra della loro navigazione, e ancora oggi, a quarant’anni di distanza quella storia continua, e probabilmente alla fine diventerà perenne, ci sarà qualche fondazione che manterrà in vita l’unico gruppo aperto del mondo, ci son passati, Daniele Sepe, Ciro De Cicco, Pasquale De Cicco, Angelo De Falco, che è ancora oggi l’anello portante, il filosofo e storico del gruppo, così come Massimo Ferrante che è elemento fisso.

Gli E’ Zèzi non sono solo musica ma anche esperienze teatrali, sono affascinati da tutto ciò che è vicino al popolo, e ne raccontano i sentimenti e le angosce, la loro narrativa è di giustizia sociale, non c’è altro nelle loro invettive contro un sistema marcio, il loro nome fa onore alle contadine della Campania, affettuosamente chiamate dai villani “e’ Zéze“, con un marcato accento sulla prima e, il loro primo lavoro si chiama “Tammurriata dell’Alfa Sud”, l’ultimo “E cient’ paise”, è incredibile rendersi conto che le proteste sono sempre le stesse, il lavoro, il profitto, il traffico di umanità; ascoltando le loro liriche ci si rende conto che quarant’anni degli E’ Zèzi sono stati per il popolo sempre uguali, sempre male, a volte peggio, la loro protesta del 1976, come in uno stanco rituale religioso ti apre gli occhi e riflettere, sono passati quarant’’anni, non ne possiamo più di chiedere sempre le stesse cose, e sempre con più rabbia.

Intorno al Gruppo ruotano tanti satelliti, cui c’è sempre il marchio di provenienza, ad esempio i “Rua Portalba”, il duo formato da Massimo Mollo e Marzia Del Giudice, pura poesia partenopea, rappresentazione della speranza e del dolore.

maxresdefaultÈ un gruppo di cui è bello parlare, perché se si cerca in tutto il mondo, uno così non c’è, un’apertura di orizzonti multietnici e culturali con un unico denominatore, la giustizia sociale.

Auguri di Buon Compleanno, cari vecchi E’ Zezi, una festa che si annuncia fantastica, con tanti artisti e universi artistici, mostre fotografiche di A. Flobert, una mostra itinerante del carnevale e video, con la narrazione dei 40 anni di vita del gruppo, per seguire la presentazione di un libro in copia unica di Patrizio Esposito.

Lo spettacolo è promosso dalle iniziative di “Estate a Napoli”, con molta probabilità ci saranno le istituzioni, il gruppo degli E’ Zèzi, tradizionalmente indigesto al mondo politico, dovrà accettare un abbraccio tra loro e le istituzioni che sigillerà l’amore che la Napoli rossa gli ha sempre profuso. Grazie E’ Zèzi e altri quaranta anni come questi

No commento

Lascia risposta

*

*