Capone: il nuovo cercando nell’archivio

Riedizione del primo album : non mi sono mai sentito politicizzato, io racconto emozioni, il Covid? un elemento per creare qualcosa di nuovo, mi sento un anarchico sentimentale in cerca di armonia.

Un po il Covid e un po’ il Natale, sono stati utili per mettere a posto un passato ricco di soddisfazioni e di idee, esce oggi la riedizione del primo album  dell’eclettico artista partenopeo.

Io quando ho cominciato non mi sentivo di essere etichettato come cantautore assolutamente no, era un’area che ovviamente mi aveva un po coinvolto in adolescenza con dischi come “i Buoni e i Cattivi” di Edoardo Bennato, “Rimmel” di De Gregori e brani storici come “Vecchia piccola borghesia” di Claudio Lolli e ovviamente Pino Daniele che però direi che non è un cantautore nel senso classico della parola.

La mia formazione però aveva solo un 10 per cento di cantautorato, tutto il resto era tantissimo jazz, soprattutto hard bop e free jazz, black music che seguivo tanto nelle sue più moderne evoluzioni con la nascita del rap di Afrika Bambaata e Gran Master Flash ed anche una buona dose di progressive in particolare In The Court of the Crimson King” dei King Crimson che fu il disco su cui provai a suonare per la prima volta la batteria, pessima scelta visto che Mike Giles era un virtuoso e provare ad emularlo fu veramente frustrante.

Detto questo è ovvio che visto che canto e suono le mie canzoni in parte sento di avere dei collegamenti con la parola cantautore, ma la grande differenza tra me è un cantautore è il peso che ha la musica nei miei brani, la ricerca musicale e sonora è insieme ai testi il mio più grande impegno.

Credo che la parola politicizzato sia molto fuorviante e soprattutto non renda giustizia a chi da contenuti alle proprie canzoni. La sensibilità di una certa categoria di artisti su temi caldi non va confusa con la politica altrimenti verrà strumentalizzata dalla parte avversaria additando quell’artista come avversario politico.

Le canzoni politiche sono molto spesso scritte in modo funzionale e direi che quasi sempre gli autori non sono degli artisti con vere e proprie produzioni musicali, ma piuttosto sono, e scusate la blasfemia, dei pubblicitari che creano lo slogan per un determinato scopo.

Un artista scrive quello che sente, racconta quello che vede che ovviamente ha un peso politico, ma lo fa in modo indipendente, almeno io la penso così. Non si fa bandiera di un partito ma di un’emozione, di un ideale che spesso è disatteso anche da chi se ne appropria per farne il proprio inno.

Questo per rispondere a chi mi chiede se sono politicizzato, no non sono politicizzato, incazzato si, desideroso di uguaglianza si. Ma voglio restare libero da legami strettamente politici, ho le mie idee che perseguo e la vita mi ha insegnato che il potere trasforma, fagocita gli ideali e questo mi lascia distante dalla politicizzazione nel senso partitico. Si sa che sono un “anarchico sentimentale” in cerca di armonia!

La Musica ha un potere di guarigione riconosciuto ormai universalmente, quando la diffondi gli ambienti si trasformano come se dipingessi le pareti con colori vivaci. Questo, visto il momento di clausura, è un atto molto potente, dipingere le pareti di una casa nella quale sei costretto può essere di grande aiuto. Soprattutto perché i colori cambiano, a secondo dei brani ed i tuoi stati d’animo possono essere guidati verso emozioni positive. E’ un piccolo aiuto che però è gratis ed e su misura di tutti.

Gli eventi, si sa, influenzano sempre l’arte ed un evento epocale come questo (il covid, ndr) sicuramente genererà anche cose molto belle nell’arte. Il terremoto dell’Irpinia nel 1980 dice il via ad un grande movimento artistico a Napoli, la Vesuwave. Vennero qui da noi per conoscerci Andy Warhol e tanti intellettuali che riconobbero in quel movimento qualcosa di importante.

Per me sicuramente è un momento intenso e sento che sta stimolando idee e voglia di fare. Ho preso al volo questo momento per rimettere a posto la mia discografia, mi sono dato da fare per recuperare i dischi fermi negli archivi delle case discografiche e sto facendo in modo che vengano ripubblicati perché sono dischi che a modo loro hanno un valore e che tanti ragazzi di diverse generazioni hanno ascoltato.

Questo Natale è stato l’occasione per ripubblicare “Capone” il mio primo disco uscito nel 1993. Ma ne verranno altri perché dei miei undici dischi molti sono stati fatti in tempi in cui il web non c’era o era ancora molto poco organizzato.

Nonostante sia un estimatore e conterraneo di Giambattista Vico non riesco a ritrovarmi completamente nella frase “corsi e ricorsi storici”, almeno non nel tempo che ho vissuto fino ad ora. Trovo che le condizioni e le evoluzioni dell’umanità siano molto influenti negli accadimenti e la realtà sia molto influenzata da questi. Per esempio ora con la pandemia alcuni parametri sono completamente cambiati, non mi sembra di aver vissuto qualcosa del genere in passato. Ho fatto quel parallelo con il terremoto che mi sembra l’evento più simile, ma non è certo paragonabile a questo.

Allo stesso modo per quanto riguarda il momento socio politico trovo altrettanto diverso questo da tutti gli altri. In generale sono un osservatore e faccio le mie valutazioni e previsioni per rimanere sveglio e lucido sui cambiamenti. Sicuramente questo periodo è nuovo e sono pronto a coglierne le evoluzioni.

Se poi ci riferiamo strettamente all’ambito musicale, forse si una piccola similitudine la trovo e mi ricollego al mio pensiero sui cantautori, noi quando uscimmo portavamo un cambiamento, abbandonavamo il linguaggio cantautoriale mettendo la musica ed i linguaggi underground al centro della nostra creatività. Portammo la musica dei centri sociali, delle periferie degradate alla ribalta. Oggi con l’hip hop, la trap e soprattutto la fusione tra questi generi con un nuovo cantautoriato d’autore si sta portando alla luce un movimento che non nasce nel mainstream ma che proviene dal basso. Sono un sostenitore di queste nuove realtà che seguo ed ascolto volentieri.

Perché tengo tanto a questo progetto? La risposta più banale è che essendo il mio primo disco c’è un legame anche tenero con quel momento della mia vita. E’ un disco che mi ha aperto al mondo e grazie al quale ha avuto inizio una carriera fortunata ed avventurosa, un viaggio che ancora mi alimenta e mi stimola.

E’ un disco tutto suonato con strumenti veri e questo lo rende immortale perché non databile, le tecnologie si evolvono rendendo vecchie quelle precedenti, invece un suono acustico resta per sempre!. In più questo disco contiene anche contributi di grandi artisti noti e meno noti che mi hanno aiutato con il loro entusiasmo. Prima di tutto Joe Amoruso che accettò di stare con me in studio per due settimane nelle quali mettemmo le basi del disco e che portano i suoni e gli assoli di questo grande e compianto musicista. Ascoltate “Sera”, la traccia numero 6, e capirete cosa intendo.

Altro musicista fondamentale e mio compagno di tante battaglie già nei 666, la mia prima band, Massimo Curcio che oltre a suonare la maggior parte delle chitarre e dei cori mi diede una grossa mano nel missaggio del disco che fu fatto in digitale quando ancora questa tecnologia era poco conosciuta.

Poi c’è Riccardo Veno ai sassofoni e ai cori, oggi è un musicista molto originale che firma anche colonne sonore di film di successo.

I batteristi sono Luca Esposito che oggi suona negli Audio Due e soprattutto Alessandro Paradiso aka Mr. Paradais che è rimasto con me anche in Capone & BungtBangt di cui è il creativo basista.

C’è anche un solo di chitarra classica di Marco Gesualdi un altro componente storico dei 666.

Tra i credits dei partecipanti c’è anche Luciano Maglioccola storico tastierista degli Showman che qui suona la fisarmonica.

Ci sono le tastiere di Paolo Polcari degli Almamegretta e di Piero De Asmundis produttore di due dei miei dischi futuri.

Al basso Marco Cimmino che vive a Miami ed è diventato un fotografo professionista, ma al tempo era uno dei migliori bassisti reggae di Napoli.

C’è anche Mamour Sillah, un giovane migrante del Gambia che diventerà un napoletano di adozione e più avanti sarà ospite anche in un disco degli Almamegretta.

La produzione fu dell’etichetta Linea di Rottura, affidata ad Antonio De Guglielmo già manager dei 666. La distribuzione BMG

Così come il primo ed unico video fu del singolo “Fratello mi sarà”  per la regia di Tony Ponticiello”

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