CANTOLIBRE! VERSO UNA SINISTRA EUROPEA RIFORMISTA E RIVOLUZIONARIA

Per una Piattaforma politica del riformismo rivoluzionario di sinistra in Europa

 

Il 2019 si profila per L’Europa come anno cruciale in merito all’evoluzione dell’Unione Europea. Sembra che l’agone politico sia tutto occupato dalla diade ‘sovranisti contro liberisti burocratico-elitari’. E la sinistra? Che fine(o inizio?) farà?

Non c’è dubbio (almeno così si spera…) che sia necessaria la creazione di un fronte di sinistra quanto più ampio e articolato possibile, che vada unito nel 2019 alle prossime elezioni del Parlamento Europeo.

Nell’articolo di Umberto Laperuta

(http://www.cantolibre.it/la-manovra-spagnola/ )

si auspica la redazione di una piattaforma politica comune a tutta la sinistra europea, che sia simile a quella formulata in questi giorni dal governo spagnolo (“manovra per uno Stato Sociale”). Inoltre, dall’articolo si può legittimamente trarre l’auspicio dell’autore a redigere “una piattaforma con pochi punti e parole d’ordine, che risultino forti e chiare ed a basso tasso demagogico.” E indica uno di questi punti: il progetto di un Welfare Universale Europeo.

Possiamo ritenerci completamente d’accordo su questi auspici propositivi? Direi di sì. Solo che, poi, vorrei aggiungere 2 questioni.

Diciamo subito: non siamo per niente interessati ad un dibattito della sinistra che tenga fuori la prospettiva della visione sistemica fra tema ecologico e tema del superamento delle istituzioni capitalistiche o che soffochi le legittime istanze rivoluzionarie per poi assecondare solo la prospettiva riformista.

1.Una piattaforma politica sia riformista che rivoluzionaria.

Sicuramente c’è la necessità di costruire una piattaforma politica comune e un welfare unico europeo che unisca ‘le sinistre’, ma faccio notare che i contenuti presenti nella piattaforma politica spagnola rientrano sempre e comunque nella logica di accettare e ragionare nello spazio politico economico ed ideologico del sistema di mercato capitalistico.

La questione centrale che qui si vuole porre è la seguente: la sinistra vuole consapevolmente rinunciare a costruire alternative al capitalismo oppure vuole anche ricercare e tentare di implementare alternative concrete al capitalismo?

Non ritenete (politicamente e strategicamente) opportuno affiancare, ai contenuti (di natura riformista) esplicitati in Spagna (ma anche qui in Italia da alcune forze politiche), ulteriori contenuti (di natura rivoluzionaria), che pongano la sinistra nella prospettiva del superamento quantomeno del capitalismo, per sviluppare, quindi, un’economia di mercato non capitalistica? E, magari, in una prospettiva di lunghissimo termine avviare e sostenere delle sperimentazioni locali di un’economia non di mercato…

Qualcuno potrebbe consigliare una certa cautela nel proporre tale prospettiva rivoluzionaria e c’é chi (anche fra le stesse fila della sinistra) giudica tale intento rivoluzionario quantomeno ‘demagogico’, se non addirittura velleitario.

Io, invece, ribalterei la questione.

Sono d’accordo sull’opportunità di ‘soluzioni praticabili e realistiche’ per tentare di risolvere efficacemente i problemi della maggior parte della popolazione, ma non trovate demagogico continuare a ragionare solo, ripeto solo, nella logica dell’economia di mercato capitalista? Non è demagogico, fuorviante, continuare a fornire stampelle ad un sistema in sé e per sé caotico (ricordo che la teoria e la prassi economica hanno ampiamente documentato e, quindi, dimostrato che il capitalismo è – per sua stessa natura – instabile…) ed iniquo, senza aggiungere (al contempo) a tali stampelle un fare totalmente alternativo all’assetto capitalistico?

Altra obiezione contro un approccio anche rivoluzionario: le proposte rivoluzionarie non sarebbero ben intese o sufficientemente studiate e, quindi, approvate dalla popolazione, per cui si rischia l’incomunicabilità, il fraintendimento o la diffidenza popolare.

Si può replicare a tali perplessità, sostenendo che, per esempio, ‘2 semplici e chiare leggine’ produrrebbero effetti profondi e duraturi verso una maggiore equità, giustizia sociale, libertà dal bisogno, maggiore responsabilità delle classi subalterne nella gestione dell’economia (e quindi della società).

Quali sono queste 2 semplici e chiare ‘leggine’? 1) trasformazione di tutte le azioni in obbligazioni 2) trasformazione di tutti i contratti di lavoro subordinato in contratti di associazione produttiva.

Intuite la portata rivoluzionaria di tali leggine semplici e chiare?

(per chi voglia approfondire: https://www.cantolibre.it/oltre-il-capitalismo-per-creare-una-societa-piu-equa/ ).

  1. Trasformando tutte le azioni in obbligazioni, il titolare dell’obbligazione avrà diritto alla restituzione del capitale anticipato più un prezzo del suo servizio, cioè un tasso di interesse prestabilito e fisso, ma non sarà né il titolare dell’impresa economica, in quanto questa rimane proprietà dei soci-lavoratori che vi lavorano a qualsiasi livello professionale, né tantomeno avrà diritto all’eventuale profitto realizzato dall’azienda, il quale andrà distribuito fra i lavoratori; invece, oggi, il titolare dell’azione è il proprietario/padrone dell’azienda, a cui – in quanto tale – gli viene riconosciuto non solo il diritto alla restituzione del capitale e del tasso di interesse per l’anticipazione fornita, ma egli ha anche diritto all’intero profitto (naturalmente, in proporzione alla quota azionaria di capitale sottoscritto). Come vedete, si risolve alla radice la politica redistributiva tanto cara ai keynesiani e in genere ai riformisti del capitalismo.
  2. Sostituendo i contratti di lavoro subordinato con un contratto di associazione produttiva e di corresponsabilità dell’impresa, tutti i lavoratori diventano soci (principio di una testa, un voto) corresponsabili dell’andamento dell’impresa e, pertanto, unici destinatari del risultato economico della stessa (= profitto), unici decisori su chi e come gestire l’operatività aziendale. Bisogna, però, essere consapevoli che questa trasformazione rivoluzionaria necessita quasi di una trasformazione ‘antropologica’ del lavoratore non più subordinato.

Naturalmente, in una piattaforma politica della sinistra europea ben venga anche il Welfare universale europeo, però parametriamo tale Welfare Europeo sugli standard dei Paesi nord-europei, non su quelli dell’Italia.

Certo, sarebbe un processo lungo diffondere sempre più imprese non capitalistiche, ma perché continuare ad insistere nel mantenere un paziente (il capitalismo) pieno zeppo di metastasi?

Pertanto, la piattaforma politica europea di un’ampia sinistra, che sia al contempo riformista e rivoluzionaria (e che abbia pochi e chiari punti), deve contenere anche prospettive praticabili e sostenibili di superamento del capitalismo. Altrimenti, ci ritroviamo con il solito centrismo keynesiano, che (per carità!) ha senz’altro fatto bene a molte persone in passato, ma ancor di più ha fatto bene alla stabilità capitalista e, quindi, alle élite economiche.

Ma anche questo non è sufficiente. Bisogna inserire anche il tema fondamentale che è presupposto di una qualsiasi costruzione economico-sociale: il rapporto essere umano e ambiente naturale.

2.Equilibrio nella relazione essere umani e ambiente naturale.

Una realistica piattaforma politica della sinistra europea deve tenere conto della questione dell’equilibrio fra esseri umani e ambiente naturale che li ospita. Il tema EcoLogico è indispensabile.

Qui, per motivi di spazio, ci limitiamo solo ad auspicare un forte incentivo alla trasformazione ecologica del sistema produttivo e sociale, altrimenti rischiamo di ritrovarci con enormi problemi di sopravvivenza civile e sociale e di gravissimi squilibri e instabilità politiche e socioeconomiche.

Gli scettici rilevano che le attuali conoscenze tecnologiche non ci consentono di coprire l’intero fabbisogno energetico. Sarà così, ma allora diventa ancor più impellente una robusta politica di investimenti sia su assetts tecnologici efficienti già in produzione e praticabili, sia nel settore della ricerca di base e tecnologica. Sarà necessario anche un ridimensionamento dei consumi energetici? Benissimo, allora si attui anche una concreta ed efficace politica di riduzione del fabbisogno energetico globale e locale.

In conclusione:

è auspicabile limitarsi a perorare solo la causa riformista, magari condita della questione ecologica o è necessario aggiungere ad esse l’azione di superamento delle istituzioni economiche capitaliste fondamentali?

Alla prospettiva riformista va abbinato il superamento delle caratteristiche proprie del sistema capitalistico, che deve andare di pari passo con l’avvio e la diffusione di un’Economia EcoLogica; altrimenti, rischiamo di ‘risolvere’ le contraddizioni capitalistiche, ma poi di affondare tutti nel disastro ecologico. Allo stesso tempo, manteniamo la consapevolezza che anche un avanzato sistema capitalistico può essere logicamente e praticamente mantenuto anche in un’economia (pseudo)ecologica. Dico pseudo, perché una genuina e profonda EcoLogia non può prescindere dal benessere esistenziale di questo particolare essere vivente che chiamiamo umano.

Insomma, non dimentichiamo mai che i 3 aspetti sono di una complementarietà necessaria ai fini di una costruzione comune della piattaforma politica della sinistra europea.

Infine un’esortazione:

Che la finiscano i cosiddetti capetti di sinistra a sgomitare fra loro per avere un po’ di sole. Che si uniscano su una piattaforma breve, ad immediato e duraturo impatto sulla popolazione, e che ci conduca anche fuori dal pericoloso (soprattutto per gli equilibri ecologici) e caotico (soprattutto nella sua dimensione finanziaria) assetto capitalista.

Dal canto nostro, noi ‘poveri militanti’ (spesso costretti ad esserlo saltuariamente a causa della necessità della sopravvivenza sociale ed economica…) ricordiamoci sempre che il leaderismo è un male profondo e devastante della sinistra. La storia docet.

In alto i cuori gioiosi e generosi!

P.S.: propongo l’avvio di una serie di incontri o l’implementazione di uno spazio virtuale che concretamente (all’interno di Cantolibre) rediga una proposta di piattaforma politica per un’Europa più equa e solidale. La Piattaforma CantoLibre!

 

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