Campionesse mondiali a 18 anni

Trionfo strameritato delle volleyazzurrine, un mondiale costruito con solo vittorie. Le congratulazioni del Presidente del Consiglio

C’è un Paese giovane che vince e non conosce nessuna crisi, sono le ragazze della pallavolo, tutte al di sotto dei 18 anni.

Fare sport è compiere un gioco piacevole, si  comincia per passare il tempo o fare del bene a se stesso, ma poi pian piano il gioco ti prende e diventa un impegno sempre più duro, fino a diventare in molti casi una professione.

Le figlie, che ogni padre sognerebbe di avere, che forse non hanno avuto il tempo di giocare, ma che, in età giovanissima, hanno dovuto prendere tutto maledettamente sul serio.

volley-italia-femminile-640La maggior parte di queste ragazze ha cominciato a sognare di diventare campionesse del mondo già a sedici  anni, l’età del principe azzurro e della messa in mora eterna di bambole che fino a poco tempo prima ci fanno compagnia per passare il tempo.

Lo sport è una di quelle attività che sempre più spesso mette in vetrina il Paese, quando si sale sul tetto del mondo; insieme agli attori protagonisti sale un intero Paese, infatti, il Presidente del Consiglio non ha perso tempo e immediatamente ha inviato attraverso un  twitt di ringraziamento a queste brave e fantastiche ragazze, “Bravissime le ragazze del volley che hanno vinto il Mondiale Under18. Orgogliosi di voi”.

Fare sport in Italia è un doppio sacrificio, il primo e con se stessi, orari da rispettare, diete rigide, nessuna licenza al divertimento, niente alcool fumo o altro che aiuta a ammazzare il tempo, ma anche un altro sacrificio, quello di dovere cercare il luogo ove praticare la propria passione.

Le ragazze della Pallavolo, tutte sotto i diciotto anni hanno cambiato continente per arrivare fino alla capitale peruviana, Lima, per giocarsela sul serio, anche se avevano già dalla vigilia i favori del pronostico.

Una cavalcata memorabile, otto partite, tutte vinte lasciando alle avversarie meno che le briciole, solo due set in otto partite. C’è da essere felici.

Hanno battuto con un secco tre a zero che non ammette repliche le avversarie degli USA, anche loro alla vigilia godevano dei favori del pronostico.

Massimiliano Rosolino, oro nei 200 misti nel 2000 a Sydney.  Le divise degli azzurri alle Olimpiadi 2000 a Sidney, erano firmate Asics,un'azienda specializzata nell'abbigliamento sportivo. ANSA ARCHIVIO

Se l’Italia fosse un Paese normale probabilmente in tutti gli sport non avremmo avversari, il grido del pluricampione del mondo Rosolino ne fu l’emblema, e noi a Napoli ne sappiamo qualcosa, abbiamo campioni olimpionici e mondiali che si sono formati per strada vista la penuria delle strutture cui avrebbero avuto bisogno, ma si sa che quando si vince è solito che tutti, ma proprio tutti, anche chi, volontariamente o no ha messo i bastoni tra le ruote, salgono sul carro del vincitore.

La vittoria delle ragazze di questa notte, che resterà impressa nella loro vita fino all’ultimo respiro, ha qualcosa di più, sono ragazze che arricchiranno il patrimonio delle nazionali maggiori, lasciandoci sognare medaglie d’oro alle olimpiadi o ai campionati mondiali, come è successo pochi giorni fa nei mondiali di nuoto.

L’Italia non è un Paese che parla solo di calcio, il nostro è un Paese che va in canoa, in piscina, nelle palestre di lotta libera o di Judo, che fa il tiro con l’arco o al piattello. Lo sport è un patrimonio di tutti, e solo nel calcio c’è un fiume di danaro che ti fa assaporare anche nelle vittorie qualcosa di amaro.

Le ragazze, citiamole tutte Melli, Mancini, Orro, Egonu, Mazzaro, Piani, Zannoni, Lubian, Provaroni, Pamio, Botezat e Carraro. Tutte allenate da  Mencarelli già vincitore di altre prove come queste.

Hanno vinto contro nazionali fortissime come la Cina, la Germania e gli stessi USA che si sono dovute inchinare alla forza della passione delle nostre ragazze.

È una bella pagina di amore e gioco, e mai come questa volta possiamo associarci alle parole del Presidente del Consiglio, si è così, quando l’ultima schiacciata si è stampata sul campo statunitense siamo stati tutti un po’ più orgogliosi, sarebbe bello se il Paese vincesse anche altre e più difficili prove

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