Calcio popolare: l’esperienza della Spartak San Gennaro

Mescolanza tra sacro e profano nel nome di un pallone,  come far nascere e crescere una scuola di calcio popolare

È una storia che mescola mai come in questo caso, il diavolo e l’acqua santa, infatti, questa esperienza di calcio popolare vede come artefici due soggetti apparentemente distanti anni luce.

La storia racconta di un centro socile, Lo Sgarupato, in collaborazione con lo Scugnizzo Liberato, che ha messo il campo a disposizione per gli allenamenti,  e,  una chiesa del quartiere di Santa Lucia.

L’incontro avviene tra la Presidentessa Ester Sessa  frequentatrice della chiesa e Chicco Volpe , si parlano e esprimono i propri desideri, la Presidentessa dal togliere dalla strada quindici bambini del Pallonetto, Chicco di aprire una piccola società calcistica di uso popolare,  così nasce la squadra dello Spartak San Gennaro, che già dal nome si capisce di un accordo a metà strada tra lo Scugnizzo e la comunità ecclesiastica di Santa Lucia, chiesa degli oblati il cui parroco è don Michele Autuoro.

Ester racconta di “un gruppo di ragazzini che s’incontrava all’oratorio con il solo desiderio di giocare”, e allora, continua la Presidentessa, “abbiamo pensato a fare qualcosa di più, abbiamo incontrato Chicco e ci siamo capiti subito, dare a questi ragazzi la possibilità di fare sul serio, con un vero campo, con un pulmino che li portasse sul terreno di gioco, con un allenatore che gli insegnasse le regole, fuorigioco, ammonizioni ed espulsione, schemi di gioco, sono poco più che bambini hanno quasi tutti storie difficili e complicate, per me e per noi è stato bello vederli comunque avvicinarli a qualcosa di serio e di condivisione, nel mio caso essere Presidente vuol dire portarli avanti e indietro e soprattutto ascoltarli, e assicuro che a loro fa bene parlare e a noi ascoltare.

É vero che il nome è stata una scelta fatta insieme per non scontentare nessuno, in origine doveva chiamarsi “Brigata San Gennaro”, poi abbiamo scelto un nome comunista per antonomasia Spartak, e San Gennaro, che è il protettore di Napoli, considerato santo laico e ribelle.

Il corso alla scuola calcio è completamente gratuito, fatta eccezione 10 euro al mese per l’affitto del pulmino, voglio però segnalare che non tutti possono pagare, pertanto Don Michele spende oltre la metà per farli partecipare tutti”.

Più entusiasta Chicco Volpe il quale racconta che la sua scommessa è “non tanto quella di affrontare un’esperienza calcistica, ma che vada oltre, ad esempio, noi questi ragazzi cerchiamo di fargli capire i valori giusti di questa società, gli insegnamo a non essere razzisti, omofobi, a altri sentimenti  come la solidarietà e la condivisione di un progetto.

Questi ragazzi che ora vediamo calmi e giocosi, qualche mese fa sono stati capaci di far scappare quattro, dico quattro operatori sociali che non riuscivano a tenerli a bada e li descrivevano come di diavoli. Invece no, eccoli là che  giocano, imparano e si divertono.

Per noi il calcio popolare è questo, ragazzi che attraverso un pallone giocano e imparano, e non solo le regole, loro quando saranno più grandi, perché la nostra leva è dai 7 ai 13 anni, non dovranno cercare una squadra, perché la squadra gia la hanno, è lo Spartak San Gennaro. La nostra scuola di calcio è seria al pari di altre scuole calcio, dove però gli si insegna solo a tirare calci e basta, e a pagamento, da noi tutto è gratuito e non si pensa a diventare famosi e pieni di soldi.

Noi cerchiamo di infondere i valori veri che bisogna possedere per essere prima di tutto dei buoni cittadini, tra questi ragazzi c’è qualcuno che può farsi strada, e noi se viene un procuratore per prenderlo non chiediamo quanti soldi ci darà a noi e a lui, ma vogliamo sapere che progetto hanno per questo ragazzo, e come fargli affrontare la vita tutti i giorni, questo è il calcio popolare, che si differenzia da quello delle serie professionistiche perché vive senza spensor e senza milioni, presto  ci iscriveremo a qualche campionato della FIGC e vederli parteciapre ad un torneo sarà soddisfazione per noi e loro, e insegnarli un senso di appartenenza alla squadra e a chi si prende cura di loro. Ora ache vogliamo fare più sul serio abbiamo anche il dovere  di provare ad investire su questi ragazzi, e lo si può fare in tanti modi, cominciando a sostenerci acquistando le magliette dello Spartak San Gennaro, e a sottoscrivere per questa attività. Soprattutto ora che la squadra è in crescita, perché ai bambini del pallonetto si stanno aggiugendo anche quelli più  limitrofi a noi”.

Ribadisce questi concetti  Alfonso Laudati, mister della squadra, “ la nostra è una scuola calcio seria, forse più di altre, dove non s’insegna solo a giocare a calcio, ma oltre le regole di gioco ci sono anche le regole della vita da apprendere, e noi questo facciamo, io alleno da 10 anni, e posso dire che questa esperienza è quella che mi sta dando maggiore soddisfazione, a me piace che i bambini siano autoresponsabili, ad esempio non transigo sull’orario, bisogna essere rispettosi di quello che si fa, l’integrazione? per farla basta solo avere la stessa maglia, poi colore, capelli e altro non sono fatti  nostri, così come l’avversario va rispettato e salutato prima e dopo la partita.

Mi piace insegnare ad essere un gruppo, e se uno sbaglia deve capire che sbaglia per lui stesso, per i compagni, oltre che con me.

Il bello del calcio è che il pallone è qualcosa di straordinario, aggregante, se lo metti in una piazza dopo venti minuti ci sono due squadre pronte a sfidarsi.  Io non amo dare punizioni se qualcuno sbaglia, ma disgraziatamente questi ragazzi o bambini a volte capiscono solo la punizione, la cultura dello schiaffo, io credo che questi invece abbiano bisogno di affetto”.

I corsi si svolgono tutti i pomeriggi del Lunedì e Venerdì, e sono aperti a tutti i bambini e ragazzini del quartiere.

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
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