Autonomia, Debito e Moneta: tutta campagna elettorale (?)

Moneta partenopea? Vincenzo Benessere: è possibile vi spiego come funziona. cominciato per molti il cammino verso l'autonomia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo di: Vincenzo Benessere

  1. Il momento è giunto!

“È venuto il momento di accelerare, in modo forte e radicale, sull’autonomia della Città di Napoli, come si addice ad una Città che è una Capitale nel Mondo, oltre che del Mezzogiorno d’Italia”.

E’ questo l’incipit, particolarmente infelice, del postfacebook di de Magistris che ha suscitato ilarità negli ambienti della sinistra sia neoliberista che socialdemocratica e grasse risate nel popolo dei non addetti ai lavori. Di fatto con questo post de Magistris dà il via alla sua campagna elettorale per le europee e stavolta non lo fa fingendo soltanto l’accelerazione su temi e processi come spesso in passato ha fatto su Beni Comuni e Debito ma ammettendo in prima persona la necessità di dare una spinta decisa.

Il Sindaco dice chiaramente che bisogna accelerare in maniera forte e radicale.

Continuando lungo il post si capisce meglio su cosa bisogna accelerare: autonomia, debito e moneta, tutto per delibera!!! Sul metodo c’è poco da commentare: questo atteggiamento lascia già dietro macerie su macerie poiché passa sopra a 18 mesi di lavoro intenso e proficuo che ha portato, per suo stesso decreto, alla nascita sia dell’Osservatorio dei Beni Comuni sia alla Consulta popolare di audit sul debito e le risorse del Comune di Napoli.

Con l’annuncio del Sindaco dell’imminente delibera di cancellazione del debito ingiusto si vanifica tout en coup, ossia bell ‘e bbuon, l’ottimo risultato di aver istituito una Consulta che invece avrebbe dovuto studiare e analizzare il debito passato e presente per delineare azioni volte adidentificare quale parte del debito sia da considerare illegittima, perché contro gli interessi della città e dei suoi abitanti, e cosa invece va effettivamente corrisposto.

Insomma il Sindaco, con questa accelerazione repentina e non condivisa con chi da tempo invece interagisce con l’amministrazione né con un dibattito cittadino, antepone dall’alto la cancellazione del debito rinunciando, di fatto, ad un processo popolare e cittadino partecipato e consapevole sulle risorse e sul debito.

Non un cambio di passo ma l’ennesima patologiamediatica della corsa all’annuncio e della costruzione del consenso, dimostrando che, di fatto, nemmenode Magistris si sottrae o propone altro rispetto alle esibizionistiche prove di forza che caratterizzano la fase politica attuale.

 

  1. Un’Autonomia possibile

Tuttavia è importante di fronte ad annunci da campagna elettorale come questo non lasciare il passo a banalizzazioni e populismi facili.

Non vi è dubbio: la questione dell’autonomia e il suo legame con il debito degli enti locali è assolutamente centrale nel dibattito politico attuale.

L’esempio del Sudtirol valga per tutti: amplissimi spazi di autonomia costruita negli anni con rapporti di forza sempre mutevoli tra Italia e Sudtirol dalla fine della Prima Guerra Mondiale, passando per la resistenza al fascismo, alla enorme manifestazione del ’57 a Bolzano fino al Secondo Statuto di Autonomia del ’67, hanno portato ad un sistema di profondo rispetto ed integrazione tra le competenze centrali e le esigenze locali. Un esempio completamente conforme al dettato Costituzionale a partire dall’art. 5 fino al titolo V della Carta.

Questo sistema ha consentito di avere servizi pubblici di altissimo livello, una qualità della vita eccellente e soprattutto piena occupazione e nessun debito né pregresso né attuale. Eppure, anche il Sudtirol è soggetto alle politiche dell’austerità europea ma il loro effetto non solo è lenito ma decisamente non produce le conseguenze che sono evidenti nel resto del Paese.

Le cause e i motivi del processo di autonomia sono da ricercare nell’antichità medioevale e soprattutto nella resistenza culturale che i sudtirolesi adottarono contro il fascismo, ma è un dato empirico che quel sistema delle autonomie favorisce non poco le popolazioni locali sia da un punto di vista della partecipazione democratica che nelle condizioni di vita quotidiane.

Quindi l’autonomia, se giocata nel dettato costituzionale, o anche allargandolo, può essere un ottimo scudo contro le politiche di austerità europea e al limite potrebbe anche ridefinire il concetto stesso di Europa in maniera più solidale e inclusiva? Certo, ma è una parte del problema e ciò che è certo nulla si evince dalle dichiarazioni del sindaco se non una generica volontà di redigere un “manifesto dell’autonomia” ma nulla si dice circa il ruolo che l’area metropolitana dovrà avere, oppure come si possa garantire che Napoli rimanga città aperta e solidale evitando che questa ondata autonomista si trasformi nell’antico rigurgito monarchico per le Due Sicilie o per soluzioni leghiste del meridione.

 

  1. Un passo indietro preoccupante sul Debito

Qualcosa in più e di più grave, invece si evince sul tema del debito: qui il sindaco dice apertamente di voler cancellare il debito ingiusto per delibera. Su questo punto anche il merito è decisamente contraddittorio.

Dapprima con decreto sindacale 228 del 2018 il Sindaco ha istituito, dopo un lungo confronto e lavoro con i movimenti napoletani e su proposta del tavolo audit di Massa Critica, la Consulta di Audit sul Debito e le Risorse del Comune di Napoli lasciando intendere di voler finalmente iniziare un percorso partecipato e condiviso con la città verso la definizione del debito illegittimo e non limitarsi quindi ad enunciare una semplice categoria etica sul debito definito arbitrariamente “giusto/ingiusto”. Questo processo di analisi e studio da parte della Consulta dovrà portare a specificare e caratterizzare quella parte di debito che contrasta con l’interesse della Città e degli abitanti, perché di natura essenzialmente speculativa, e che sottrae risorse da destinare al finanziamento di beni pubblici e servizi.

Attraverso il processo della Consulta si dovrà identificarepertanto il debito illegittimo,dichiarandolo inesigibile e liberare, in questo modo e non per delibera dall’alto, risorse utili proprio a realizzare quel progetto di autogoverno reale sia in termini amministrativi che politici.

Non è con una delibera frettolosa che si può portare avanti un processo di questa portata contro le economie neoliberiste. Su questo punto mi aspetto un chiarimento forte da parte del Sindaco sulle reali intenzioni in merito alla lunga lotta contro il debito che da tempo la Città di Napoli ha intrapreso.

 

  1. Una (cripto)moneta senza le banche

Se il debito è la cifra intorno alla quale si gioca la realizzazione delle autonomie locali, non solo quelle di natura fiscale, la moneta è lo strumento attraverso il quale tutto ciò si può realizzare.

Mentre è vero che una Consulta popolare e autonoma (e in generale tutti gli strumenti neomunicipalisti) possa definire come contrarre nuovo debito e come ripianare i debiti passati considerati illegittimi, è altrettanto vero che non si può pensare di non mettere in dubbio anche a livello dei nodi locali l’attuale assetto dei mercati finanziari.

I mercati finanziari estraggono valore dalle Città appropriandosi dei beni e dei servizi locali poiché le amministrazioni non riescono a farsene carico sotto la scure dell’Austerità europea.

La privatizzazione dei beni comuni e dei servizi è il nuovo strumento di accumulazione di capitale privato, ma non avviene a livello della catena di produzione fordista, bensì attraverso dinamiche finanziarie volte ad espropriare dal Comune la gestione e la proprietà dei servizi e dei beni per dirigerli verso i privati con una conseguente sospensione del processo di controllo democratico. Il neoliberismo ci ha insegnato dagli anni ’70 come può avvenire tutto questo.

Ebbene, lo strumento che viene utilizzato nei mercati finanziari è la moneta e attraverso le politiche monetarie si gioca spesso il futuro di uno stato o di un ente locale. Pertanto uno dei primi modi per ridefinire un sistema di circolazione e scambio di beni differente da quello neoliberista è cercare di avere un sistema di scambio senza banche centrali e controlli centralizzati che battono una moneta diversa e concorrenziale con quella attuale, in maniera tale da essere capaci di creare un sistema di scambio e finanziamento di beni e servizi alternativo e non governato a livello centrale.

Blockchain e le criptomonetepossono consentire tutto questo.

E’ importante dare pochi ma essenziali elementi su cosa siano questi due strumenti di cui spesso si sente parlare da circa 10 anni a questa parte. Una blockchain è letteralmente una catena a blocchi, ovvero un insieme di persone in rete (i blocchi) che esercitano controlli a catena su eventi che accadono tra i partecipanti alla rete.

Un sistema diffuso di scambio dati e controllo sulla integrità dei dati stessi. Per fare un esempio relativo alla realtà fisica: un gruppo di persone (un blocco) che decide di scambiarsi merce (i dati) senza un controllore esterno che certifichi l’avvenuto scambio o la bontà di una decisione presa all’interno del gruppo di persone che pertanto si controlla da solo lungo tutta la catena di scambi e decisioni. Come a dire ci sono Peppe, Laura e la signora Titina che decidono di scambiarsi pane, melanzane e vino e tutti e tre si controllano affinché sia sempre chiaro a tutti chi ha deciso di dare a chi la merce e che il trasferimento di merce sia effettivamente avvenuto. Questo meccanismo, detto di blockchain, è un meccanismo di controllo diffuso e decentrato che serve a far circolare dati senza il controllo di un Ente centrale che certifichi l’avvenuto scambio;si può dunque parlare di un vero è proprio sistema logico-gestionale decentrato.

Su questo sistema di scambio nel 2007 un gruppo di informatici giapponesi decise di innestare un algoritmo da decifrare e scambiare tra i componenti dei gruppi e tra gruppi a livello locale e globale. Letteralmente avevano creato uno criptomoneta ovvero una sequenza di dati crittografati che vengono scambiati tra persone diverse senza la necessità di una banca che emetta questa moneta e senza il controllo della banca sulle transazioni. Questo tipo di moneta virtuale, la più famosa è bitcoin, è soggetta attualmente alle stesse regole di accumulazione e circolazione monetaria proprie del mercato finanziario neoliberista, ma al contempo propone e rende disponibile un modello percorribile di nuova moneta da poter plasmare a seconda delle necessità dei nodi che iniziano a scambiarla. Pertanto se si disponesse di una moneta virtuale da scambiare tra nodi che condividono regole ben precise diverse dalle regole dei mercati finanziari neoliberisti, si sarebbe difronte ad una vera e propria rivoluzione dal basso delle politiche monetarie.

Ad esempio: una moneta che nasca non per scambiare merci ma per finanziare beni e servizi, una moneta che non si possa accumulare, non soggetta ad inflazione, insomma una moneta che si proponga come effettivamente alternativa in una rete di cooperazione sociale fuori dalle logiche del mercato neoliberista ma apertamente in concorrenza a questo stesso modello.

Allora potremmo pensare di creare una Common Coin (vedi i lavori del Prof.A.Fumagalli e Carlo Vercellone) che risponda ad un diverso concetto di Commonfare – ovvero uno stato sociale del Comune, e si può continuare a lungo dipingendo scenari via via più interessanti.

E’ chiaro che il Sindaco non ha specificato tutto questo, sebbene sia noto che a Napoli è attiva una sperimentazione sulla blockchain da parte dell’amministrazione, e sono convinto che tutto si fermerà come al solito alle enunciazioni.

Ma il tema dell’autonomia, del debito e della moneta dovrebbero generare meno ilarità in chi questo Paese lo ha portato sul lastrico e consegnato alla destra reazionaria e maggiore serietà e consequenzialità a chi crede di poter costruire il consenso elettorale semplicemente sparandola grossa su questi temi senza poi dare effetto politico alle parole. Spero come sempre di sbagliarmi.

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  • Roberto braibanti
    5 settembre 2018 at 9:43 - Reply

    Complimenti per l’articolo.
    Sulla questione immagino che il titolo meriti una risposta :
    Io credo di sì , e’ una boutade elettorale .
    Siamo in un mondo ci piaccia o no globalizzato , in cui esiste solo il grande e il piccolo viene spazzato via.
    Noi come Italia siamo minuscoli : ho difficoltà a pensare come regno di Napoli cosa saremmo nel mercato globale 😊
    E allora siamo in scia col trand politico nazionale che tende a fare battute al rialzo per stupire e prendere la scena .
    Può anche funzionare nel breve ma temo che i cittadini sono più interessati a bus e metro che passino in orario, biglietterie funzionanti , città pulita e magari un idea seria di città del futuro, magari passando per la sfida dell’ecosostenibilità che ad oggi e’ la grande assente da sempre nel dibattito politico cittadino

  • amilcare
    6 settembre 2018 at 10:44 - Reply

    alla “enorme” manifestazione del 1957 in Sudtirol i partecipanti erano 35.000 praticamente a Napoli si manifesta contro il “potere” a Fuorigrotta ad ogni partita del Napoli…il paragone non regge anche perchè quella è gente di montagna che si sacrifica e si è costruita il benessere passo dopo passo lavorando duramente.
    I sindaci di lassù (Sudtirol) si adoperano per creare entrate e spendere bene per il
    comune, mantenerlo pulito e con infrastrutture degne di un paese civile.
    La cancellazione del debito, e a che titolo?
    Studiare e programmare per non pagare il dovuto?
    Una presa di posizione che manifesta il malcostume dilagante : non restituire il dovuto, spendere e spandere e poi cancellare…
    Sarebbe auspicabile che persone che percepiscono uno stipendio ogni mese, oggi cosa rara, svolgessero il lavoro per cui sono pagati,al servizio dei cittadini,invece di cercare affannosamente un nuovo filone elettorale.
    Purtroppo abbiamo capito il giochetto, con l’augurio sincero di trovare una nuova poltrona, noi guardiamo oltre in attesa che passino i mesi che mancano alla elezione del nuovo sindaco.

  • Catello
    6 settembre 2018 at 21:21 - Reply

    Basta dare spazio a questo “personaggetto”. Andasse a lavorare…chi ha il problema di mettere un piatto a tavola si sente preso in giro da questi figli di papa’ che hanno sempre avuto la “mangiatoia vascia”…

  • vincenzo benessere
    6 settembre 2018 at 21:34 - Reply

    il paragone tiene eccome, evidentemente non hai calcolato la percentuale di persone che Silvius Magnago mobilitò in quegli anni. Nel ’57 vivevano in Sudtirol poco più di 80000 persone quindi fu portato in piazza quasi la metà degli abitanti, come se a Napoli a dichiarare l’autonomia fossimo in 450000!!! E credo che sia un numero congruo, se poi ci aggiungi che in quegli anni era anche difficile muoversi dalle valli alpine capirai che quei 35000 valevano per tutti. Un movimento di popolo autentico. Per quanto riguarda i debiti non c’entra niente il dovuto, perché a fronte di lavori effettuati i denari vanno corrisposti. Ma il debito di Napoli è fatto di speculazioni passate e presenti e quelle vanno capite, contestate ed eliminate perchè illegittime. Sul tema ti consiglio di leggere il sito di Massa Critica.