Attendendo Botticelli a Palazzo Zevallos 

Dal 22 giugno al 29 settembre a Palazzo Zevallos “Compianto sul Cristo morto” di Sandro Botticelli
Riceviamo e pubblichiamo di Gennaro Argo
Botticelli era il pittore preferito dalla critica inglese nel diciannovesimo secolo, questa è una delle ragioni per cui la venere di Botticelli fino a qualche decina di anni fa, diciamo fino agli anni ottanta del novecento, è stata il simbolo la immagine che collegava l’immaginario mondiale all’arte italiana, una figura appunto primaverile, solare, per quanto possano intendere solare i nordici e difatti tutta questa apparente solarità in realtà..anni e anni fa la prima volta che entrai agli Uffizi, mi trovai nella sala botticelliana, circondato da questi dipinti di ampia superficie, con grandi figure, dai toni dei colori bassi, talvolta cupi, le acque verdi, i fiori come quelli che mettiamo tra i libri (questo confermo anche che le cose dell’arte van viste, non pensiamo di averle viste guardandone una riproduzione, zaino in spalle diceva Cavalcaselle)…
Botticelli non è o perlomeno non è solo quella immagine di fiorellini leggeri sospesi dal vento…al suo tempo Firenze era corruscata dalla presenza del Savonarola…si veda, se non si coglie nella venere o nella primavera, si veda il centauro con la ninfa, il viso contorto come i capelli disegnati in quella pittura di linea del grande pittore, le carni con un fondo verde…insomma leggiadro primaverile botticelli ma magari guardiamolo con occhi liberati, dal soffio di zefiro, dagli stereotipi..
noi guardiamo sempre ciò che ci dicono di guardare, è un percorso di anni che parte dalle scelte della critica e delle menti intellettuali e giunge a tutti noi…ieri Botticelli, oggi Caravaggio…Oscar Wilde diceva che la natura è creata dall’arte e non viceversa, ma lui è oltre l’ordinario
 
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