Aspettando il vaccino per CovSARS2

L'esistenza dei vaccini nella storia, come fu sconfitto il vaiolo.

Aspettando il vaccino per CovSARS2, ripercorriamo la storia remota delle vaccinazioni, non tanto per glorificare le nuove tecnologie, quanto per capire se si è modificato l’atteggiamento della gente comune rispetto alle malattie e alle terapie.La storia è lunga e come tutte le storie che vanno molto indietro, si perde nell’oscurità del passato.

La prima malattia di cui si parla quando si affronta questo tema è il vaiolo: l’unica malattia che nella storia dell’umanità, ha avuto non solo un inizio, ma anche una fine. L’agente causale del vaiolo è un virus a DNA della famiglia dei Poxviridae, denominato Variola virus; il nome deriva dal latino varius che significa “a macchie”, come si presenta la cute dei pazienti affetti dalla malattia. Tutte le malattie virali hanno una data di inizio nelle storia quando un virus di una specie animale si adatta a vivere nella specie umana, cioè il numero delle malattie virali che colpiscono l’umanità tendono sempre ad aumentare, ed il caso del vaiolo completamente sradicato è l’eccezione. Si ha notizia del vaiolo da duemila anni prima di Cristo, in quanto sulla mummia del faraone Ramsesse V sono state individuate le tipiche macchie cutanee; le pandemie più tragiche della storia di questa malattia sono avvenute nel ‘700 quando ogni anno ne morivano 400000 europei; di tutte le persone infette ne morivano il 40% degli adulti e l’80% dei bambini. Nel secolo scorso ne sarebbero morti almeno 300 milioni in tutto il mondo.

È naturale che nei confronti di questa tragedia si sia pensato a come fronteggiarla, ma nell’antichità non c’erano le basi scientifiche per affrontare il problema e il tutto si risolveva in modo empirico: in Cina, già nel X secolo, più che curare i vaiolosi si pensava a prevenire la malattia nei bambini, facendoli inalare una polverina ottenuta macinando le croste delle ferite cutanee dei vaiolosi. Evidentemente mancava una spiegazione logica, ma la costatazione che i bambini trattati non si ammalavano come i non trattati, era sufficiente a consolidare la pratica. È questo un insegnamento della cultura orientale che, piuttosto che rifuggire il male, tenta di entrarci in contatto con i suoi stessi mezzi per sconfiggerlo? Non saprei.

Da un oriente più vicino, cioè dall’impero ottomano, arrivò una pratica contro il vaiolo, consistente nel prelevare il pus dalle pustole del malato non grave, e introdurlo sottocute ai bambini sani; in questo modo i bambini inoculati venivano preservati dalla malattia. Nel 1713 una donna, lady Mary Wortley Montagu, poetessa inglese che seguiva il marito alla corte di Costantinopoli, fu la prima europea a far praticare sul proprio figlio di cinque anni la “inoculazione”.  C’è da riflettere sul coraggio di questa donna che accetta una cultura ritenuta in patria subalterna, per salvare il proprio figlio dalla malattia dilagante in quel secolo. È anche vero che lady Mary aveva perso a causa del vaiolo l’amato fratello e aveva avuto il suo bel viso sfigurato dalla stessa malattia; forte di questa esperienza, tornata a Londra si fece promotrice della inoculazione, ma trovò resistenze enormi tra i medici inglesi perché la pratica apparteneva alla tradizione popolare di un paese orientale. Nel 1722 il reverendo Edmund Massey tenne una predica domenicale intitolata “Sermone contro la pratica peccaminosa e pericolosa della inoculazione”. Per spiegare questa posizione bisogna pensare che l’inoculazione era considerata “un tentativo ribelle di togliere dalle mani di Dio il suo lavoro”, mentre l’epidemia era vista come una utile occasione di pentimento dei propri peccati e la guarigione merito di pentimento sincero. La posizione della scienza e della religione inglese, però, non fu presa in considerazione e l’inoculazione del vaiolo si diffuse tanto che nel 1777 la stessa famiglia reale la praticò.

Fu allo scadere del secolo che, nel 1796 Edward Jenner pubblicò il famoso lavoro “An Inquiry into causes and effect of the variolae vaccinae”: era entrata nella scienza ufficiale ciò che empiricamente aveva prodotto l’esperienza orientale. La vaccinazione era più sicura perché il materiale iniettato non proveniva da individui di dubbia gravità di malattia, ma da vacche infette da una forma di virus attenuato. Era iniziato un lungo cammino di vaccinazione di massa sempre sicura ed estesa che si è concluso nel 1977, quando sul pianeta non è più esistito un virione di variola virus. Questa vaccinazione, come altre, a cominciare dalla antipoliomelitica è stata universalmente accettata e richiesta e gli effetti benefici sono stati evidenti.

Purtroppo al momento quello del vaiolo è l’unico caso di malattia archiviata; speriamo che in futuro, nella nostra specie ci siano più virus che scompaiano che quelli che compaiono.

 

 

 

 

 

Umberto Oreste Sinistra Anticapitalista

Biochimico attualmente in pensione. In passato ha lavorato presso istituti universitari e del CNR. Tra i suoi interessi scientifici l’evoluzione delle molecole immunitarie, l’adattamento degli animali marini alle variazioni ambientali. Ha collaborato con strutture di ricerca estere ed è autore di numerosi articoli su riviste scientifiche internazionali. Partecipa all’attività politica di Sinistra Anticapitalista.
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