Arte e parole, così nasce il “cantascrittore” Alessio Arena

Il mio viaggio in musica tra le suggestioni dal mondo e le radici della terra madre

Sguardo pulito e deciso ma anche malinconico e riflessivo, Alessio Arena ha attualmente iniziato il suo tour cileno con il singolo Diablada, apripista del disco “Il mare minore” il primo interamente in italiano, prodotto da BE.BO. Film Music Art srl di Andrea Sacco. Il brano ha ottenuto il patrocinio morale della Provincia di Benevento e del Comune di Napoli.

Il brano ed videoclip ufficiale, realizzato da Claudio D’Avascio, è disponibile su Fanpage.it e Youmedia:

https://youmedia.fanpage.it/video/af/WfCrUeSwUYQoZtVO,

ed anche sul canale Youtube:

https://youtu.be/-mPfOOzrIcM.

La peculiare “Diablada” firmata da Alessio Arena, è realizzata con la partecipazione della banda di percussioni “BateriaPegaonda” e una strumentazione tradizionale e contemporanea, allo stesso tempo, diretta da Arcangelo Michele Caso.

La prima data del suo tour l’ha visto ieri, sabato 4 novembre, al Cuatro y Diez di Santiago. Per poi partire per Arica, nel nord, dove mercoledì 8 novembresi esibirà nel concerto per la maratona Telethon ospite di Manuel Garcia. Un incontro del “destino” quello con Manuel che l’ha voluto accanto a sé dopo aver ascoltato una sua canzone in un programma della radio nazionale spagnola.

Sabato 11, poi, sarà la volta della Casa de Cultura de Iquique.

Poi comincerà il viaggio vero e proprio, che lo vedrà addentrarsi nel deserto di Atacama, nel nord del Cile.

“Nel posto più sterile del mondo – racconta Alessio –  ho sentito il silenzio più perfetto e immaginato, così, tutta la musica e le canzoni che in nessun altro posto, forse, avrei avvertito”.

Un ritorno al deserto ed al suo silenzio pieno di suoni da saper cogliere e di parole non dette, il cui significato è destinato a disvelarsi in un viaggio che durerà due mesi.

“Racconterò in un video diario su youtube – continua – gli incontri musicali, i posti, e le mitologie del grande deserto”.

Un viaggio, quello di Alessio, dove troverà spazio un dialogo tra culture, all’insegna del misticismo, della spiritualità e di un sapere che ha risonanze antiche, a cavallo tra scienza, religione e magia.

Lo stesso afflato che si respira nel singolo “Diablada“, un brano che prende liberamente spunto proprio da un ritmo tipico del nord del Cile, quello della “DiabladaTiraneña”, una danza dalle forti connotazioni spirituali e pre-ispaniche.

Dall’incontro dei ritmi della Diablada cilena ed un sound urbano e contemporaneo, contaminato con le sonorità e con l’energia partenopea, nasce questo ultimo singolo, nel cui video si alternano, rincorrendosi, le immagini di questa danza di gioia che si innalza alla potenza degli spiriti celesti e benevolenti, per scacciare le forze del male, e quelle del rito penitenziale dei “battenti” che si svolge nel Comune di Guardia Sanframondi, ogni sette anni, richiamando migliaia di fedeli, dove il male viene tenuto lontano attraverso l’intensità dell’espiazione e della penitenza.

Ne nasce un canto di speranza. L’obiettivo è quello di scacciare i demoni: quelli di ieri e quelli di oggi, quelli individuali e quelli collettivi, che albergano nell’animo umano e lo dilaniano e parimenti distruggono l’ambiente esterno, a causa di guerre che vedono contrapposti due o più Paesi. Quei demoni di cui parla il sociologo Zygmunt Bauman, di cui il più grande è la paura della diversità che rende fragili e insicuri, e che trasforma in fittizia la possibilità di scelta.

Nella Diablada di Alessio si trovano le suggestioni e le esperienze raccolte durante il suo percorso umano e professionale e filtrate da una personalità plurisfaccettata ed eclettica, che sembrerebbe difficile definire con una sola parola. Forse, qualche anno fa, ci è riuscito un giornalista che lo intervistò e che coniò la parola cantascrittore.

Ed è proprio dalla scrittura che tutto ha avuto inizio. Una scrittura usata per raccontare “il suo mondo” ad una madre lontana.

“Le scrivevo settimanalmentelunghe lettere.– sottolinea Alessio – Quelle lettere con il tempo cominciarono a distorcere la realtà, a contenere sempre più alte dosi di creazione artistica”.

Un modo per raccontare le sue giornate ad un interlocutore ma anche per raccontarsi e riraccontarsi a se stesso attingendo alla propria vita, a mo’ di cronista, ma anche arricchendola di elementi, al pari di un romanziere che sa rendere affascinanti e suggestivi anche i momenti di routine e di stasi.

E poi arriva l’incontro e l’innamoramento con il linguaggio della musica, in un “impasto” inestricabile e complementare tra note e parole.

“La musica, in realtà – evidenzia il cantascrittore – è una vera tradizione di famiglia. Ma era una tradizione poco seria. Io ho lottato e lotto contro questa concezione familiare da quando ero bambino”.

Sì, perché di questa musica, miscelata ad arte con le parole, Alessio intende farne la sua professione. Di più: il filo conduttore della sua esistenza. Per lui, infatti, la musica e la scrittura sono legate, inestricabilmente, da un sottile e tenace filo rosso: quello che gli permette di esprimere se stesso, i suoi pensieri e le sue emozioni, “utilizzando delle scorciatoie” che rendano più vivido ed immediato il contatto con gli altri, permettendogli si “stare in mezzo alla gente” edespugnando la torre d’avorio della sua timidezza e di alcuni blocchi di comunicazione.

Diablada, infatti, nasce proprio da una sorta di circumnavigazione nella sua forza interiore e, contemporaneamente, intorno al mondo. Uno spirito di scoperta che caratterizza i suoi viaggi degli ultimi annie le sue tournée, organizzate spesso in autonomia, seguendo i moti di un’anima raminga ed indipendente, “catturata” dai suoni e da storie musicali lontane. Una circumnavigazione che però, poi l’ha ricondotto, come lui stesso sottolinea, “alle radici e tra le pareti di casa” dove le suggestioni provenienti dal resto del mondo risuonano assieme alla musicalità ed alla potenza della “lingua madre”: il napoletano.

“Nella Diablada – ribadisce – c’è una strizzatina d’occhio al ritmo tipico delle celebrazioni religiose de La Tirana, che è un’oasi in pieno deserto di Atacama, nel nord del Cile. Ma è un ragazzo della Sanità a scriverla e cantarla. Racconta di guerra di quartieri, ma anche di quella interna ad ogni uomo, a Napoli o in qualsiasi parte del mondo”.

Tania Sabatino

La mia è un'anima ibrida: sociologa, dottore di ricerca, giornalista e divulgatrice scientifica. Trait d'union il desiderio di raccontare storie, sollevando il velo e ridando centralità alla vita ed al coraggio quotidiano degli "uomini non illustri", come li chiama Giuseppe Pontiggia
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