ARAPIMM’ ‘STI CANCIELL!

Che la Galleria Principe di Napoli diventi un bene comune e non "del Comune" Domenica mattina sotto i portici manifestazione di sensibilizzazione
Riceviamo e pubblichiamo di   GalleRi@rt
GAlleЯi@rt chiama a raccolta le altre realtà sociali e associative che frequentano la Galleria o, come il Civico7 liberato, vi svolgono attività; altre esperienze autorganizzate di riqualificazione ad uso sociale del patrimonio immobiliare pubblico come lo storico Gridas di Secondigliano (al cui corteo-parata indetto a napoli il 6 giugno 2018 GAlleЯi@rt ha aderito, partecipato ed invitato a partecipare), lo Scugnizzo liberato, lo Sgarrupato e tutte le altre presenti in città; le stesse attività commerciali della Galleria, che rischiano di essere compromesse da crolli e chiusura, nonché la cittadinanza tutta per la difesa degli spazi pubblici e dell’agibilità dei beni comuni della nostra città! Per definire insieme i prossimi passi della battaglia per una Galleria pubblica, aperta, fruibile a tutti e in sicurezza.
Ci vediamo domenica mattina 28 ottobre 2018, dalle ore 10,00 in poi sotto i portici della Galleria di fronte al Museo Nazionale di Napoli!
L’evento PaЯtecip@rt! – l’@rte in tutte le sue forme, organizzato dal collettivo politico-culturale di GAlleЯi@rt e cui hanno aderito circa 40 artisti campani, previsto per sabato 26 e domenica 27 maggio 2018 scorso è stato rinviato causa forza maggiore.
Naturalmente, ci stiamo riorganizzando.
Perché? Perché il 1 ottobre del 2013, un drappello di artisti, operatori culturali, artigiani, attivisti sociali della città entrarono negli spazi n.28-31 della Galleria Principe di Napoli. Spazi abbandonati ad un decadimento inaccettabile. Incuria della Pubblica Amministrazione, assenza di qualsiasi progetto effettivo per la tutela ed il ripristino funzionale, oltre le sole facciate, di un bene monumentale, rischi di speculazione ad uso privato di qualche facoltoso compratore di un patrimonio pubblico in odore di vendita e svendita per far fronte al dissesto finanziario delle casse comunali.
I cittadini iniziarono l’autorecupero dei locali. Pulizia degli spazi, loro custodia e apertura ad uso pubblico. Spese zero per il Comune. Spazi restituiti all’uso sociale, pubblici e, pertanto, restituiti al pubblico. Questo il principio, questa la pratica. Fin da allora.
Era ed è GAlleЯi@rt! Una fucina sperimentale di autorganizzazione popolare dove arti figurative, nuovi linguaggi espressivi, libera produzione e partecipazione diventano oggi autorità popolare che organizza la vita sociale collettiva della Galleria Principe di Napoli, gioiello monumentale della città, chiuso da 15 anni, fino all’occupazione che ha dato luogo all’esperienza di GAlleЯi@rt, che ne ha liberato spazi e prospettive di impiego e sviluppo.
Così la Galleria diventa ciò che è oggi: un bene comune, non un bene “del Comune”! Uno spazio effettivamente liberato e disponibile a chiunque voglia fruirne e non un luogo ad uso “proprietario” degli occupanti. Uniche discriminanti: antimperialismo, anticapitalismo, antifascismo. In questo senso, l’arte è pedagogia sociale per le masse, delle masse.
Il decadimento strutturale della Galleria è quanto GAlleЯi@rt, collettivo politico-culturale, contrasta e denuncia dal primo momento. Decadimento che rischia non solo di compromettere una realtà di autorganizzazione sociale sana e responsabile, ma di essere un vero e proprio pericolo pubblico.
Pericolo in questi giorni evidente: gli intonaci vengono giù a più riprese, l’incuria dei Beni Culturali è inqualificabile, Il Comune è paralizzato dalla Corte dei Conti, la nostra attività di contrasto alle infiltrazioni d’acqua piovana con le quali abbiamo combattuto tutto l’inverno non è più sufficiente. La Galleria Principe di Napoli ha chiuso. Ancora.
Eppure, per un anno e mezzo, solo un paio di anni fa, le navate della Galleria sono state coperte dalle impalcature – che di certo avranno avuto un costo! – ma dietro quei teloni pare che alcun lavoro sia stato fatto. A che sono servite quelle impalcature, quindi? Per far mangiare quale ditta? Quanto sono costate? A fronte di cosa? Sono valse la chiusura della Galleria per un anno e mezzo? Quale l’esito? Le volte che crollano?
Una cosa è certa: noi con le mani in mano, aspettando che cada ancora la pioggia o qualche altro stucco, non staremo, come siamo stati mai. Non cominceremo ora.
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