Aragno: perché ho lasciato DemA

Napoli: persa un’occasione storica, città ribelle da prima di de Magistris, Su PaP attacco scriteriato, Rifondazione la responsabile. Scegliere tra liberismo e socialismo

Un contributo per CantoLibre dallo storico Giuseppe Aragno meglio conosciuto come Geppino. un viaggio nella delusione di avere ancora una volta immaginato che questa sarebbe stata la volta buona… Un “Geppino” deluso e al tempo stesso afflitto da qualche problema sanitario che auguriamo di risolvere al più presto. Un’intervento che per corettezza dobbiamo dire che era quasi restio a darci, e se lo ha fatto sarà come dice lui, per stima. di tanto lo ringraziamo.

Le mie ragioni vengono da lontano. Una data? Tanto tempo fa, almeno dicembre dell’anno scorso, quando, in un’assemblea alla Domus Ars, si disse agli iscritti di demA che non avremmo partecipato alle elezioni e non volevamo influenzare il voto. DemA, insomma, sceglieva di essere equidistante tra LEU e Potere al Popolo.

Avevo fatto di tutto per convincere demA a sostenere quella battaglia, avevo ripetuto invano che da quelle elezioni sarebbe uscita trionfante l’estrema destra. Non ci fu mai una vera discussione. Si disse di no e basta. L’onda nera, che oggi diventa la ragione per cui ci si schiera, non interessava a nessuno.  I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Voglio ricordare che, benché la scelta di aderire a PaP fosse convinta, la mia candidatura fu  suggerita dal Sindaco all’ex OPG; quando lo seppi, gli feci notare che così rischiava di rompere equilibri all’interno del Coordinamento; il Sindaco, però mi rassicurò: sarebbe stato lui a informare demA.

In realtà non lo fece; a parole elogiò Potere al Popolo, ma lasciò che nel Coordinamento fossi “processato” e alla Domus Ars presentò la candidatura come una mia scelta personale. Che pensai? Mi sentii tradito, ma non volli smentirlo pubblicamente e mi assunsi la responsabilità della scelta. Quella sera, però, fui seriamente tentato di salutare e andare via. Me lo impedirono l’affetto e la stima che, nonostante tutto, nutrivo e nutro per de Magistris e il momento che vivevamo: a ridosso delle elezioni, con quel clima, avrei creato mille problemi e non me la sentivo. Rivoluzionario non significa incosciente o avventurista. Assorbii il colpo e andai avanti ma non ero più convinto.

Io ho sposato la causa di Luigi de Magistris nel periodo in cui fu sospeso, non tanto per lui, ma perché reputavo quella decisione, la sospensione, di una gravità sconfinata nei riguardi della città e dei cittadini tutti, indipendentemente da chi avessero votato. In quei mesi ho lavorato molto per riallacciare i fili tra Amministrazione e movimenti e credo di esserci riuscito, ma una cosa va detta: Napoli, già prima della prima vittoria di De Magistris era una città ribelle; ribelli erano anzitutto i movimenti, quello degli studenti che davanti al San Carlo tennero testa alla polizia, gli ambientalisti a Chiaiano e fuori le discariche, con il fiume in piena e tutto un mondo che si muoveva in autonomia. De Magistris ha ereditato e, per alcuni anni rappresentato bene, una città ribelle che già era in essere. Poi ha fatto altre scelte.

Per alcuni anni ho creduto nel progetto di Luigi – la “rivoluzione col diritto” – ci ho creduto e l’ho sostenuto. Poi sono venute scelte per me incomprensibili, ho scoperto che ci sono molte diversità tra me e il progetto demA e  non ho sentito più le condizioni per continuare. Quali sono queste diversità? Lo strapotere al suo interno di un gruppo che sento lontano, le scelte di quest’ultimo anno, che sono state per me occasioni perse, in un momento in cui la Sinistra doveva ritrovarsi.

Penso soprattutto alla scelta di non appoggiare appieno Potere al Popolo alle elezioni del 4 Marzo, lasciando di fatto sola quella comunità di uomini e donne che aspettavano tutt’altro comportamento. Prima ancora l’occasione persa con l’esperienza del Brancaccio; da quel teatro Luigi sarebbe uscito leader di un  movimento forte, aveva carisma e popolarità, e soprattutto molto credito più fuori Napoli che nella stessa città.

Nessuno gli ha mai negato il fatto che il traino sarebbe stato lui. Ma non ha voluto. Ho tenuto invano per demA i rapporti con Anna Falcone e sarebbe bastato che Luigi ci avesse creduto, per tenere lontano D’Alema. Probabilmente Leu non sarebbe nata. Non è andata così, LEU è nata, è nato poi Potere al Popolo, demA si è fermata a guardare e non ha fatto nulla per ostacolare le destre.

Mi sono chiesto spesso, come sia stato possibile essere equidistanti tra Potere al Popolo, e LEU che ha al suo interno personaggi collusi e complici del vecchio sistema, personaggi che avevano i piedi in due barche: uno in quella del liberismo, l’altro in quella di un socialismo all’acqua di rosa. Come si può essere equidistanti o addirittura fare tratti di strada insieme a Fratoianni, che è stato fino a poco alleato di Boldrini, Grasso e Massimo D’Alema e impedire il dialogo con Potere al Popolo, il cui nucleo fondante è parte importante della sbandierata “città ribelle” e del laboratorio Napoli?

D’Alema e soci hanno avuto un ruolo nella storia della sinistra, ma sono stati anche gli affossatori della cultura di sinistra. Non dimentico le bombe su Belgrado e il regalo alla Lega attraverso una legge Costituzionale sulle autonomie regionali, di cui oggi stiamo per pagare il conto. Potrei continuare, ma mi fermo a queste due cose, che sono il massimo degli errori che un leader di sinistra possa compiere.

Credo che Potere al Popolo sia al momento l’unica vera alternativa politica e un nuovo originale modello di sinistra. Un’alternativa che al suo interno non avrebbe mai messo in discussione il ruolo del Sindaco. E’stata demA – o quantomeno la sua componente più forte  e meno preparata – a guardare con estrema diffidenza Pap. Non credo che le incomprensioni siano volute da Pap o da De Magistris. Il compito di distruggere se lo sono autoassegnato personaggi che lo circondano. E parlo con cognizione di causa.

E ora che mi tocca vedere? Un’alleanza elettorale prima fatta, poi negata, infine ripresa, con Varouvakis e Diemme25 che all’interno del suo raggruppamento ospita liberisti di primo livello. E’ questa la rivoluzione che volevamo fare? E con chi? Con Varufakis? Contro i fascisti con i liberisti, che hanno legami stretti con il capitale finanziario? Ma è il capitale finanziario che ha per modello politico il fascismo!

Una delle qualità migliori che aveva il Sindaco era quella di sapere ascoltare e ripensare alle cose che gli dicevi, ora mi dà l’idea che non ascolti o, peggio ancora, che stia a sentire i consigli delle persone sbagliate. Il rimpasto ne è una prova. Che senso ha la sostituzione di Del Giudice? Ho provato dolore per una persona che, come me, ha nei riguardi del Sindaco stima e considerazione. Quella mossa la spiego solo con una scelta: lanciare Panini alla prossima campagna elettorale a Sindaco della città. Eppure Del Giudice viene dai movimenti, Panini dal PD e soprattutto da una Cgil nella quale uno come me era su posizioni antitetiche a quelle di Panini.

Per me una figura come la sua alla testa di demA è un passo indietro, una contraddizione. Con i partiti tanta prudenza e dita puntate e con il sindacato occhi chiusi? La Cgil di Panini è tra i responsabili della crisi e se penso alla scuola, una delle cause della sua distruzione. No, non mi è piaciuta l’esclusione di del Giudice, soprattutto perché ha sacrificato un professionista serio, che ha svolto bene il suo lavoro e che ha dovuto governare momenti e situazioni difficili. Un leader che sa scegliere i suoi collaboratori certe scelte non le fa.

Che tutto questo accada in un momento in cui ormai la crisi non è solo italiana ma europea, mi ha preoccupato e stupito. L’Unione europea naviga in una direzione tutta sbagliata, e demA di Europa non parla. Fa un congresso, scrive le tesi, ma poi non le discute e si lascia le mani libere per ogni alleanza. Non cambia gli uomini perché sono più adatti al progetto, va avanti senza definire una linea, solo per mantenere equilibri interni. Si dirà che anche un fascista come Salvini dice che questa Europa è un disastro. E che vuol dire? Anche Salvini può dire qualche volta una cosa giusta, al di là della conseguenze che ne ricava.

DemA ha liquidato Mélenchon e la “France Insuomise” perché, a dire di qualcuno al suo interno è “sovranista”. Io non capisco cosa voglia dire sovranismo, ho provato a cercare la parola sul Dizionario della Politica di Bobbio e non l’ho trovata. Ormai si gioca con le parole. Per i Romani il potere della Repubblica si fondava sul Senato e sul Popolo. “Senatus populusque romanus”, si scriveva, infatti, ma nessuno ha mai definito “populisti” i Romani. Così come non è sovranista la Costituzione che pure lo scrive chiaro: la sovranità appartiene al popolo.

Finché non ci sarà una Costituzione europea, penso sia giusto che ogni Paese della comunità europea tenga ben viva la propria Costituzione,  e nessun altro organismo possa mettere in discussione questa scelta; sembra invece che in Europa l’unica Costituzione intoccabile sia quella tedesca. Se l’Europa sceglie provvedimenti che sono contrari ai principi fondanti della nostra Costituzione, noi dobbiamo rifiutare l’obbedienza; queste cose però dobbiamo dirle e farle, così come credo sia giusto battersi per la fine di questa sedicente Unione Europea che ignora i popoli e non vuol cambiare: se Spinelli la vedesse così com’è scapperebbe a gambe levate cospargendosi il capo di cenere per quanto ideato.

Ci vuole coraggio coerenza. Credo che la forza di Potere al Popolo sia proprio la coerenza: noi con i liberisti non possiamo convivere, dice Pap, non possiamo avviare trattative. Per noi il liberismo è il nemico da combattere, non serve avviare inutili discussioni sull’onda nera, quando non si è intransigenti su questo principio

Potere al Popolo è a mio modo di vedere un possibile e autentica alternativa, e questo nonostante tutti i colpi bassi ricevuti, all’interno e all’esterno. Penso a Rifondazione, che sta cercando con ogni mezzo di impedirne la crescita, attaccandosi alle regole, ai cavilli sulla questione delle statuto, insomma Vcercando più le differenze che i punti in comune.

Adesso c’è ne una nuova di battaglia: quella per il simbolo, che il Segretario di Rifondazione reclama. Lo dicesse chiaramente che è intenzionato a bloccare Potere al Popolo, caso mai decida di partecipare alle europee. Se pensa che il progetto di unità di forze progressiste e socialiste che è stato PaP è finito, c’è una sola via trasparente: lasciare che ognuno vada per la sua strada. Rifondazione non lo fa e questa non è una questione interna a Potere al Popolo, perché, da Roma in poi, Rifondazione è nei fatti alleata di demA.

Penso che possa bastare. E se mi chiedete da ultimo cosa è che più di tutto mi ha sorpreso nella maniera in cui si è chiusa la mia esperienza a demA, vi dirò che è stato il silenzio sulle mie dimissioni. Ancora oggi pochi sanno che ho lasciato DemA; non un comunicato, niente, un silenzio assordante, un modo per evitare discussioni e dibattito. Forse, si è pensato, è meglio evitare… Può darsi. Io penso però che un’organizzazione debba essere capace di discutere anche di se stessa e dei suoi problemi. Quando li tace ai suoi iscritti, rischia di trasformarsi in una macchina che produce parole. Credo che De Magistris abbia le capacità per rimettere le cose a posto. Gli basterà liberarsi della zavorra e ritroverà al suo fianco chi è stato costretto a farsi da parte. Chi ha sempre dato molto e non ha mai chiesto nulla

Il corredo fotografico è di Ferdinando Kaiser

Vincenza Muto

Appassionata di politica e comunicazione, antifascista e militante in diversi collettivi durante gli anni trascorsi alla facoltà di sociologia, mi sono sempre dedicata a tematiche sociali. Mi sono impegnata nelle battaglie per l’acqua pubblica, nella difesa della scuola pubblica, ho lottato per difendere l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per i diritti civili e per l'autodeterminazione delle donne e in generale lotto per la difesa dei diritti della fasce più deboli della società.
Un commento

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  • Ottone
    5 dicembre 2018 at 13:23 - Reply

    ma davvero vi è chiaro solo adesso che De Magistris usi chiunque?

    ma “Napoli è tua” la avete dimenticata? scaricati tutti il giorno dopo, come in breve la squadra (ottima) iniziale di assessori; poi è toccato a staffisti, portavoce, fratelli…

    da sempre il sogno di De Magistris è il PD e vi ha solo usati tutti per fingere una forza che non aveva e che non ha, ma che invece ha venduto bene di avere

    adesso a braccetto con Rifondazione deve cercare di fermare PaP, vero ed unico serbatoio di voti di questa armata Brancaleone

    ma non dite che sia stata un sorpresa, la verità è che è stato comodo a tanti per uscire dall’oblio