Appello a Greta Thunberg e ai giovani dei FridaysforFuture

Coniugare la lotta per migliorare l’equilibrio climatico con la diffusione di pratiche che diminuiscano ingiustizie e sperequazioni sociali ed economiche

C’é da essere ben lieti di constatare che finalmente i giovani del mondo occidentale si trovino compatti per le piazze di moltissime città a manifestare insieme per un mondo migliore di quello che ci apprestiamo ad affidare loro.

Sarà, forse, vero che il movimento (virale/virtuale prima e concreto poi) avviato dalla giovanissima Greta Thunberg sia stato “impostato a tavolino”, ma non ci interessa qui questo aspetto solo eventuale: resta pur sempre e comunque il fatto inoppugnabile che finalmente i giovani di questo secondo decennio del XXI secolo tentano di abbozzare una prefigurazione di un mondo migliore, almeno per quanto concerne l’impatto ambientale che l’attuale civiltà imprime al pianeta azzurro.

Detto ciò, vorrei, però, rivolgere un appello a tutti quelli si apprestano ad essere coprotagonisti di questo questa pressante ed impellente richiesta di cambiamento delle politiche sociali, economiche, industriali, a favore di un minor impatto sul clima e, in generale, sulla dimensione ambientale ed ecologica: non fermatevi alla preziosa e necessaria dimensione ambientalista, ma osate di più, analizzate a fondo e, poi, denunciate come ingiuste e non più auspicabili le pratiche che perpetuano le sperequazioni sociali ed economiche presenti nell’attuale assetto di economie di mercato capitalistiche.

L’avvio di pratiche sociali ed economiche che riducano considerevolmente l’impatto ambientale delle attuali società globalizzate dovrebbero essere necessariamente accompagnate dalla diffusione di nuove pratiche socioeconomiche che dissolvano i meccanismi di sperequazione sociale ed economica.

E perché tutto ciò? Perché questo appello a considerare in modo sistemico e collegato la dimensione ecologico/ambientale con la dimensione dei rapporti socioeconomici fra chi partecipa alla produzione dei beni e dei servizi (imprenditori, prestatori di risorse, lavoratori) in una società di mercato capitalistica?

La ragione è la seguente: ci potrà pur essere una società con un impatto ecologico più basso (e, ovviamente, lo auspichiamo convintamente), ma sarà sempre e comunque una società in cui si continuerà a perpetrare lo sfruttamento capitalistico di chi lavora a favore di chi detiene cospicue risorse finanziarie e, quindi, il vero potere economico-finanziario, una società di lattanti-consumatori che seguiranno come un gregge di pecore i modelli di consumo da pochi imposti e diffusi per il loro tornaconto individuale.

Con questo appello a non fermarsi alla dimensione ambientale si vuole, quindi, rilanciare ai giovani, che finalmente ritrovano forme di aggregazione politica, un invito ad analizzare ancora più a fondo le forze e i meccanismi che tengono in piedi un assetto socio-economico-politico tutto funzionale al perdurante accrescersi della ricchezza in mano ad oligarchie che impongono l’agenda politica, sociale ed economica, nazionale ed internazionale.

Perché ciò? Perchè altrimenti questi giovani, che si stanno affacciando nell’arena politica internazionale e nazionale, si ritroveranno un ambiente sì più pulito ed equilibrato dal punto di vista ecologico, ma sempre e comunque più malsano dal punto di vista degli assetti di potere politico e socio-economico.

Una sorta di Eden ambientale ed ecologico frammisto ad un inferno di ingiustizie sociali ed economiche che diffonderanno da un lato libertà dal bisogno, benessere e serenità socioeconomica, per pochi, dall’altro lato schiavitù e illibertà dal bisogno, frustrazione e malessere nei molti, che saranno incatenati dalla necessità di dover prestare le loro preziose ore-vita per poter racimolare quel poco che consenta loro la sopravvivenza.

Nuove imprese (o vecchie imprese riciclate) capitalistiche assurgeranno a paladini della cura ambientale, perseverando, però, nel vizietto atavico di sfruttare il lavoro altrui per il proprio tornaconto economico-finanziario.

Insomma: giovani di tutto il mondo unitevi per una maggiore cura ecologica ed ambientale, ma fatelo con la consapevolezza che bisognerà anche inventare/praticare nuove relazioni sociali ed economiche che dissolvano o, almeno, diminuiscano considerevolmente l’ingiustizia sociale/esistenziale e i meccanismi di sperequazione economica fra chi compartecipa alla produzione dei beni e dei servizi.

Alcuni modelli economico-sociali alternativi al modello capitalistico sono già praticati, sia pur in modo poco diffuso, altri sono solo teorizzati, altri ancora dovranno essere ideati e messi in opera grazie alla fervente e fertile creatività giovanile.

A questi giovani diciamo: in alto i cuori generosi, gioiosi, ma soprattutto coraggiosi!

Un commento

Risposta lasciata per Cancella risposta

*

*

  • Elvira Cervelli
    23 marzo 2019 at 14:11 - Reply

    Grazie,Maurizio, per il tuo caldo invito affinché i giovani, promessa di un’umanità futura che tutti auspichiamo di gran lunga meglio organizzata e strutturata, si prendano cura del nostro meraviglioso Mondo, lottando per un riequilibrio dell’intero Creato. Ma, come giustamente sottolinei, occorre riequilibrare tutti il sistema… gli spazi, le risorse, esattamente quanto i rapporti tra chi ha il privilegio di poter abitare il nostro splendido pianeta.. affinché il dono della vita possa essere agito in maniera “sana”(parolone oggi, vero?), ma soprattutto equa, affinché tutti (ma proprio tutti!!!) e ciascuno possa essere valorizzato, rispettato e possa trovare un mondo che lo accolga, che lo guidi nella canalizzazione positiva dei suoi talenti e gli consenta di trovare contesti di vita pronti ad unire le risorse per il Bene comune..m